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Rapacità - Greed - Greed

Regia:Erich Von Stroheim
Vietato:No
Video:Mondadori Video (Il Grande Cinema)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Frank Norris
Sceneggiatura:June Mathis, Erich Von Stroheim
Fotografia:William H. Daniels, Ben F. Reynolds, Ernest B. Schoedsack
Musiche:
Montaggio:Joseph Farnham, Rex Ingram, June Mathis, Erich Von Stroheim
Scenografia:Richard Day, Erich Von Stroheim
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Gibson Gowland Mc Teague, Zasu Pitts Trina Sieppe, Jean Hersholt Marcus Schooler, Chester Conklin Papa' Sieppe, Sylvia Ashton Mamma Sieppe, Oscar Gotell Gemello Sieppe, Otto Gotell Gemello Sieppe, Tempe Pigott Madre di Mc Teague, Jack Macdonald Sceriffo della Contea di Placer, Cesare Gravina Zerkow, Joan Standing Selina, Hughie Mack Il sellaio, Austen Jewell August, Dale Fuller Maria Macapa
Produzione:Irving Thalberg per la Mgm
Distribuzione:Cineteca del Friuli - Cineteca Nazionale
Origine:Usa
Anno:1924
Durata:

108'

Trama:

San Francisco, inzio '900, un ex minatore diventato dentista, Mc Teague, sposa una sua cliente, Trina, cugina dell' amico Marcus che la ama a sua volta. Trina vince una lotteria, ma viene uccisa dal marito, che fugge con il denaro nella Death Valley. Raggiunto da Marcus, lo uccide ma rimane accidentalmente ammanettato al cadavere. Morirà di sete nella Valle della Morte accanto al cadavere dell' ex amico e alla borsa dell' oro.

Critica 1:Massimo esempio di film "maledetto" e uno dei capolavori mutilati del muto. Spinto dal suo impeto visionario (sei mesi di riprese, quasi tutte in esterni), E. von Stroheim fece di questo suo primo film di ambiente americano una prima edizione di circa 4 ore (da proiettare in 2 parti) che, attraverso successivi montaggi, ridusse a 3. Affidato alla sceneggiatrice June Mathis il film fu compresso, con la supervisione di I. Thalberg, a 100 minuti. "Credo di aver fatto un solo film nella mia vita e nessuno l'ha visto. I suoi poveri resti, mutilati, furono proiettati col titolo di Greed" (E. von Stroheim). Il regista vi portò alle estreme conseguenze la sua esigenza di verità totale: visionario della realtà, arriva a trasfigurarla attraverso il suo accanimento naturalistico. I suoi personaggi sono sotto il segno di una triplice fatalità (ereditaria, sociale ed esistenziale) che li trascina alla distruzione. Nessuno sullo schermo ha mai espresso l'avarizia come ZaSu Pitts. Si sono fatti i nomi di Zola e Dickens; bisogna aggiungere quello di Sade di cui Stroheim traduce in immagini l'imperativo etico di vedere chiaro e sino in fondo in sé e negli altri, scoprendovi le più segrete pulsioni di vita e di morte.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Dai nove mesi di lavorazione Erich von Stroheim (Vienna, 22 settembre 1885-Maurepas, 12 maggio 1957) ricavò materiale per comporre un film di 42 rulli. Era una dimensione impensabile, che nessun distributore avrebbe accettato. Il regista provvide a una drastica riduzione: da 42 a 24 rulli. Non fu giudicata sufficiente. Stroheim affidò all'amico Rex Ingram il compito di tentare un'altra, e definitiva, riduzione. Si giunse a 18 rulli. Non bastava. La Metro-Goldwyn-Mayer impose una nuova versione contenuta in 10 rulli (quella che circolò senza successo ed è oggi conservata negli archivi delle cineteche). L'autore la respinse.
La storia del cinema, che pure è ricca di manipo-lazioni e censure, non conosce un altro caso Greed. Opera “dannata”, ha la forma di un colIage di frammenti ai quali può andare non l'attenzione del critico e dello storico ma la decifrazione paziente dell'archeologo. Un film da “immaginare” più che da descrivere, e il fatto è tanto grave se si pensa che Greed è stata l'unica opera di Stroheim concepita fuori del mondo - europeo, aristocratico e “decadente” - al quale il regista rimase fedele durante gli anni (1918-33) della travagliata carriera (se si eccettua quel Walking Down Broadway di cui non resta nulla, dopo la manipolazione di Alfred Werker). Film “americano”, Greed avrebbe potuto
sentire non soltanto l'esercizio filologico del raffronto istituito da L. Eisner fra il romanzo d Norris, la sceneggiatura e la versione divulgata dalla Metro, ma anche un esame dei rapporti fra il naturalismo della letteratura statunitense alla soglia del Novecento e le contraddittorie matrici del cinema sociologico cui Stroheim in quell'occasione, per l'unica volta, aderì. Se ne sarebbe ricavato qualche beneficio critico generale ma, soprattutto, si sarebbero trovate buone ragioni per eludere quelle effimere categorie interpretative (la genialità, l'anticonformismo, l'immoralismo) che rendono così poco attendibili i ritratti fin qui tracciati del regista.
“I giorni in cui si scrivevano questi romanzi ” osservò Frederick J. Hoffman in The Modern Novel in America (1951), analizzando la poetica naturalistica cui si ispiravano, fra Ottocento e Novecento, i Dreiser, i Crane, i London, i Sinclair, i Norris “erano quelli della espansione industriale, delle innumerevoli violazioni del principio democratico e di palesemente inevitabili brutalità commesse ai danni dell'umanità.” Frank Norris (1870-1902) si distingueva, nel quadro di una corrente che aveva in Zola il suo nume tutelare, per l'ambizione di comporre un affresco sociale di vaste proporzioni. McTeague (1899), il suo primo romanzo, “malgrado sia (ricorda A. Kazin in On Native Grounds, 1942) una perfetta lezione pratica di naturalismo e malgrado tutta la sua stravagante crudezza, risplende di una luce che fa di esso il primo grande ritratto americano della società dei trafficanti. La San Francisco di McTeague è il mondo sotterraneo di quella società, e la sua tragicità tenebrosa, la sua spietatezza, il suo umorismo grottesco, sembrano il rumoreggiare dell'inferno”.
Il film non è un affresco sociale né un'opera polemica. Stroheim è lo straniero che guarda il panorama americano come potrebbe guardare un acquario sporco e melmoso. Sposta la sua macchina da presa di inquadratura in inquadratura, evitando i movimenti interni (non vuole penetrare nella realtà, si limita a osservarla), accumula particolari e minuzie (gesti, oggetti, ambienti tetri, animali domestici vittime o spettatori di ferocia), costruisce una storia macchinosa che rispetta rigorosamente l'originale, si muove con la stessa lentezza analitica del romanziere.
“È possibile” aveva dichiarato durante le riprese “narrare una grande vicenda attraverso le immagini, in modo che lo spettatore abbia la sensazione di trovarsi di fronte alla realtà.” Sembrerebbe la consueta illusione del naturalismo, ma Stroheim è troppo conscio delle esigenze del linguaggio cinematografico, troppo accanito nel “manipolare” il materiale da offrire all'obbiettivo, per cadere nella trappola del mimetismo. La realtà che gli interessa è la traduzione in immagini del “rumoreggiare dell'inferno”, sicché ogni inquadratura gli riesce sovraccarica di elementi concreti e di allusioni simboliche, gli uni e le altre strettamente intrecciati. La storia diviene un ingorgo di sentimenti sordidi, spinti a un eccesso di espressività, com'era costume del regista.
Una storia familiare, che narra le prime esperienze professionali di McTeague (uscito da un ambiente miserabile di minatori e ora dentista a San Francisco pur non essendone legalmente abilitato), la vita dimessa di Trina in una comunità d'immigrati tedeschi, l'incontro dei due nello squallido studio del dentista. Trina ha un corteggiatore insistente in Marcus, un cafone privo di qualità e ricco di prepotenza. Gli preferisce il mite McTeague. Accetta un appuntamento con lui, fugge sconvolta quando questi la bacia. Mentre si prepara il matrimonio, la ragazza vince un forte premio a lotteria.
Un grande, volgare pranzo di nozze è il primo a di una triste vita in due. Trina è terrorizzata dall'amore, McTeague è un goffo bestione. Anche il lavoro va male: Marcus denuncia l'attività illegale del dentista, che deve chiudere lo studio e trovarsi un'occupazione. Perde anche questa. Trina, che ormai vede nel marito un bruto e un oppressore, trasferisce nell'avidità per il denaro i suoi frustrati impulsi sessuali. McTeague s'incarognisce sempre più. È alla disperata ricerca di un lavoro. Anche Trina ora è costretta a lavorare, ossessionata dall'idea di proteggere il suo gruzzolo di monete d'oro. E quando il marito, ridotto allo stremo, mendica aiuto, la donna glielo rifiuta. McTeague la malmena e la uccide. Fugge nel Deserto della morte. Hanno messo una taglia sul suo capo. Insieme alla polizia, lo insegue anche Marcus. Lo raggiunge, lotta con lui, riesce a fissargli le manette al polso. Camminano per giorni e giorni, lottano ancora. McTeague uccide Marcus e rimane, legato a lui, ad attendere la morte.
Autore critica:Fernaldo Di Giammatteo
Fonte critica:100 film da salvare, Mondadori
Data critica:

1978

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:McTeague
Autore libro:Norris Frank

A cura di: Redazione Internet
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