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Amabili Resti - The Lovely Bones

Regia:Peter Jackson
Vietato:No
Video:
DVD:Paramount Home Entertainment
Genere:Drammatico, Fantasy, Thriller
Tipologia:la Fantasia, Letteratura americana - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo di Alice Sebold
Sceneggiatura:Peter Jackson, Philippa Boyens, Fran Walsh
Fotografia:Andrew Lesine
Musiche:Brian Eno
Montaggio:Jabez Olssen
Scenografia:Naomi Shohan
Costumi:Nancy Steiner
Effetti:Weta Digital
Interpreti:Rachel Weisz, Mark Wahlberg, Saoirse Ronan, Susan Sarandon, Stanley Tucci, Michael Imperioli, Amanda Michalka, Nikki SooHoo, Reece Ritchie, Andrew James Allen, Rose McIver, Carolyn Dando, Christian Thomas Ashdale, Jake Abel, Anna Gorge
Produzione:WingNut Films, Film4, Key Creatives, Papillon Productions
Distribuzione:Universal Pictures
Origine:Gran Bretagna, Nuova Zelanda, USA
Anno:2009
Durata:

135'

Trama:

Amabili resti (titolo originale The lovely bones) è un film del regista Peter Jackson tratto dall’omonimo romanzo di Alice Sebold ed è ambientato nel 1973, quando una quattordicenne di nome Susie Salmon viene violentata e uccisa brutalmente da George Harvey. Susie giunge nel mondo intermedio e da qui può seguire la vita della sua famiglia e dei suoi amici ma purtroppo non può interagire con loro. Se potesse, infatti, la prima cosa che Susie farebbe è quella di rivelare il nome del suo assassino che nel frattempo continua ad uccidere donne e ragazzine.La polizia, infatti, nonostante il padre di Susie abbia individuato l’assasino di sua figlia non può catturarlo perchè ritiene che a suo carico non ci sono prove sufficienti che ne attestano la colpevolezza.Susie nel frattempo conduce una vita serena in un mondo apparentemente perfetto ma non riesce a darsi pace visto che oltre ai suoi amici e familiari vede anche il suo assassino è vuole fare qualcosa non solo per vendicarsi ma anche per far si che più nessuna donna o ragazzina muoia per colpa sua.

Critica 1:A volte recensire un film può fare male sul serio. Ci sono dei casi in cui quella che abbiamo davanti è una pellicola che vorremmo premiare con tutti noi stessi, perchè offre grande intensità e un fantastico intrattenimento, ma poi arrivano un odioso tradimento e una serie di colpi a vuoto e si è costretti a stemperare l'entusiasmo. In quei casi valutare il film è come dichiararne il decesso. Una pratica penosa, davvero.
Perchè? Questa è la domanda che brucia nella mente durante la visione del film, e anche dopo. Perchè un film come Amabili Resti deve essere così maledettamente sbilanciato tra trionfo e banalità? Laddove "banalità" sta soprattutto per un approccio al lato fantastico della storia che si perde in pacchianerie da bancarella e in spasmodiche ricerche di un lirismo d'accatto che non arriva mai al cuore, che chiaramente sarebbe il suo obiettivo principale.
Andando con ordine. Nel primo tempo del film tutto sembra a mille. Jackson crea una famiglia, che sarà l'elemento centrale, completamente credibile, con un ritratto adeguato di ciascun personaggio, utilizzando al meglio il capitale di attori di cui dispone, che funzionano tutti a pieno regime. Il gioco di squadra tra di loro nel rendere un clima domestico caloroso e realistico ne tira fuori il meglio. In particolare stupisce la versatilità e l'empatia di Mark Wahlberg, in un ruolo così distante dal suo solito.
Grande destrezza, poi, e ancora una volta disturbante perfezione registica, nelle sequenze thriller; in particolare l'episodio clou dell'omicidio della protagonista, tra attese snervanti, gli ustionanti primi piani di un memorabile Stanley Tucci, l'escalation di angoscia così ben resa dal viso della giovanissima Saoirse Ronan, il pupazzo del cane che dondola la testa. Tutto perfetto, in una sequenza che meriterebbe da sola un manuale intero.
Tutto attorno una ricostruzione dei gloriosi seventies misurata e pienamente convincente, addirittura innovativa, con quel tocco cromatico tanto d'epoca quanto attualizzante. A questo proposito non si può non sottolineare la bellezza della regia e della fotografia, ambiti in cui Amabili Resti eccelle senza riserve. Per lo meno finchè parliamo del lato realistico del plot.
Ebbene sì. Peter Jackson, laureato a pieni voti in "paesaggi fantastici" con la trilogia de Il Signore degli Anelli, fa il suo buco nell'acqua più grande proprio nell'apparecchiare le sue visioni celestiali: banali paesaggi naturalistici dalle tinte sature e proiezioni oversize di piccoli elementi di uso quotidiano, come palloni e modellini in bottiglia.
La sua versione del paradiso, poi, mette una certa malinconia, per non dire tristezza: un campo di grano con un albero in mezzo, pronto per girare uno spot del Mulino Bianco in versione Il Gladiatore. Il tutto tinteggiato in stile aerografo, impersonale, standard e posticcio.
In questi scenari-cartolina sono ambientati, quasi per una sorta di bizzarra coerenza stilistica, i passaggi più vacui dello script. E' in questi momenti infatti che Jackson prova maldestramente a spostare tutto il film sullo sguardo da Husky della sua piccola e bravissima attrice-elfo, che crolla sotto quel peso e diventa semplicemente una ragazzina con gli occhioni spalancati a rimirare chissà quali orizzonti da sogno, mentre la sua voce off si spalma, enfatica e retorica, sui timpani della platea. Certo, il doppiaggio potrebbe aver peggiorato la situazione, ma le battute sono quelle. Risultato, i peregrinaggi fantasy della giovane Susie rubano tensione e annacquano la visione d'insieme, facendo rimpiangere il pur crudele ma ben più elettrizzante "mondo reale".
Andando verso il finale poi i passi falsi aumentano a dismisura. La scena che dovrebbe essere cruciale, quella della "discarica" (per intenderci senza spoiler), ricorda pericolosamente la famosa scena della carrozzina de Gli Intoccabili, e senza un perchè, in un montaggio tra due sequenze che si distraggono a vicenda. Inoltre gli stessi eventi coinvolgenti Ruth, la ragazza sensitiva, e "Il Moro" non vengono spiegati, quasi fossero auto-evidenti. A certe dinamiche, per quanto "spiritiche", avrebbe fatto meglio un'illustrazione un po' più rigorosa. Per non parlare della sbrigativa e forzosa chiusura alla Shyamalan.
Insomma, come si fa a rendere giustizia ad Amabili Resti? C'è da dire che durante il primo tempo pensavo di assistere ad uno dei film più belli dell'ultimo anno. Non capisco poi chi lo ha ritenuto un mix poco omogeneo di troppi sub-plot. In realtà mi sembra che Jackson salti di palo in frasca ma con in mente un disegno generale ben preciso, in cui riesce ad inserire il proprio tocco autoriale con naturalezza e sempre a vantaggio del racconto stesso. Eppure il film perde gradualmente forza, e si conclude in modo banale. Peccato davvero.
Autore critica:Borden
Fonte criticawww.SplitScreenblog.com
Data critica:



Critica 2:Come accadeva in Viale del tramonto, il punto di vista è quello di una persona defunta. La quattordicenne Susie Salmon, rapita, violentata e barbaramente uccisa da un insospettabile vicino di casa. L'identità dell'assassino non è un mistero per lo spettatore, che condivide il segreto con la vittima. Il personaggio di Susie portato sullo schermo da Peter Jackson - mago del Signore degli anelli - fa seguito a una schiera di fantasmi o di angeli del cinema che vegliano sui vivi, da quello che protegge James Stewart in La vita è meravigliosa al marito che si preoccupa per la moglie Demi Moore in Ghost. Però nasce da un libro: il bestseller del 2002 The lovely bones di Alice Sebold. Di che parla The lovely bones, tradotto in Italia Amabili resti? Della perdita di qualcuno che è stato strappato alla vita e agli affetti. Dell'ingiustizia, dell'inspiegabile ingiustizia di questa perdita. Della comunicazione tra chi c'è ancora e chi non c'è più. Parla di un limbo dove restano sospese le anime in pena per chi è loro sopravvissuto e soffre della loro mancanza. Un papà, una mamma, una sorella, un fratellino e una nonna dall'aria poco raccomandabile - beve come una spugna e fuma come un turco - ma dall'animo sensibile. Ex ragazza di stagioni libertarie: affidata a Susan Sarandon. L'ambientazione in un tempo e in un luogo precisi, la rappresentazione di fatti, di relazioni, di motivazioni e di indagini resta un po' di sfondo, un po' secondaria (è diverso da Ghost e dalla sua trama dove l'omicidio aveva una causa corrispondente a precise intenzioni e precisi interessi). Non costituisce lo zoccolo, il nucleo di fondo. Che invece, attraverso una manipolazione delle immagini e degli effetti speciali in tutto degna della fama di Jackson, risiede in uno struggente atto di fede. Nel credere alla possibilità che continui a esistere il legame brutalmente reciso tra chi si è voluto bene. Nel credere che le anime trapassate non possano darsi pace fino a che non siano riuscite a darsi pace, in qualche maniera, le persone care rimaste in vita. Fino a che non tanto giustizia sia fatta o vendetta sia consumata, ma fino a che non sia stata recuperata una dolorosa serenità, non sia stato raggiunto un doloroso superamento. Con l'identificazione e la punizione del colpevole, ma come risultato più intuito - sotto la guida della vittima che dall'aldilà cerca e finalmente trova la strada per suggerire ai suoi cari la pista da seguire - più frutto di un'intuizione e conseguenza di un contributo soprannaturale che di un'azione di polizia. Solo ora i vivi e i morti, custodendo gelosamente l'affettuoso ricordo reciproco, potranno gli uni continuare o riprendere a vivere. E gli altri, per così dire, morire davvero, finalmente, definitivamente. Tra gli interpreti uno in particolare. Cresce nel tempo, dopo Big Night dove era coprotagonista, dopo Il diavolo veste Prada e dopo Julie & Julia sebbene vi fosse confinato in ruoli secondari, lo spessore e il carisma di Stanley Tucci. Qui è il mostruoso, feroce assassino.
Autore critica:Paolo D’agostini
Fonte critica:Repubblica
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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