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Dopo mezzanotte -

Regia:Davide Ferrario
Vietato:No
Video:
DVD:Medusa
Genere:Commedia
Tipologia:Disagio giovanile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Davide Ferrario
Sceneggiatura:Davide Ferrario
Fotografia:Dante Cecchin
Musiche:Banda Ionica, Fabio Barovero, Daniele Sepe
Montaggio:Claudio Cormio
Scenografia:Francesca Bocca
Costumi:Paola Ronco
Effetti:
Interpreti:Giorgio Pasotti (Martino), Francesca Inaudi (Amanda), Fabio Troiano (L'angelo), Francesca Picozza (Barbara), Silvio Orlando (il narratore), Alberto Barbera (direttore del museo), Gianna Cavalla (ricettatrice), Francesco D'alessio (membro banda della Falchera), Pietro Eandi (Nonno), Andrea Moretti (membro banda della Falchera), Ivan Negro (Ivan), Claudio Pagano (Guardia Del Corpo), Gianpiero Perone (Bruno, metronotte), Andrea Romero (padrone fast food), Lidia Streito Misdim (Ragazza Indonesiana), Gianni Talia (membro banda della Falchera), Maurizio Vaiana (cugino Maurizio), Ladis Zanini (Strizzapalle)
Produzione:Davide Ferrario per Rossofuoco - Film Commission Torino Piemonte - Multimedia Par
Distribuzione:Medusa
Origine:Italia
Anno:2003
Durata:

90’

Trama:

Martino lavora come custode notturno della Mole Antonelliana, dove ha sede anche il Museo del Cinema. Quando non lavora, passa le sue giornate a guardare vecchie pellicole di film muti in una specie di abitazione che si è ricavato da un locale in disuso all'interno dell'edificio. Un giorno Martino offre riparo a una ragazza in fuga dalla polizia, Amanda, che lavora in un fast food frequentato dal ragazzo. La convivenza fa si che tra i due si instauri un rapporto di reciproca confidenza e quando per Amanda arriva il momento di tornare dal fidanzato delinquente e alla sua solita vita, lei si rende conto che le cose non sono più come prima...

Critica 1:Davide Ferrario viaggia da sempre tra fiction e documentario. Stavolta sceglie la fiction senza dimenticarsi di catturare l’incanto di una città misteriosa come Torino e di un posto straordinario come la Mole Antonelliana con dentro il Museo del Cinema più fantastico del mondo. Tre personaggi: il solitario Martino, custode notturno del Museo, che rivede di notte i vecchi film; l’Angelo che fa il ladro d’auto e il "tombeur de femmes" nella periferia più malfamata; l’Amanda, sua donna "ufficiale", che non ne può più di lavorare in un fast-food, si ribella al capo e, per sfuggire alla polizia, si rifugia nella Mole. Dopo Mezzanotte è tante cose: è soprattutto una storia d’amore, è un po’ melodramma, un po’ noir, un po’ commedia, un po’ Truffaut, molto Buster Keaton, un po’ testimonianza di un cinema che non c’è più. E’ un film sincero e leggero, danzante e amorevole, semplice e magico. Alta definizione, produzione in proprio, premi su premi all’estero, vendite in tutto il mondo, attori all’altezza, musiche singolari (Banda Ionica, Daniele Sepe), voce narrante di Silvio Orlando e in più Keaton nume tutelare e antisentimentale. Risultato: un film davvero indipendente, giusto, tenero, bello.
Autore critica:Bruno Fornara
Fonte criticaFilm TV
Data critica:

20/7/2004

Critica 2:Dice Davide Ferrario che un campo di pallacanestro per "scoprire" gli attori funziona meglio che un palcoscenico. Lui coi protagonisti del suo Dopo mezzanotte ci giocava spesso a pallacanestro e a vedere il film ha ragione davvero. All'ultima Berlinale (era al Forum), Dopo mezzanotte ha conquistato la critica - che lo ha premiato col Caligari - ma anche pubblico e distributori, e con sorpresa dello stesso Ferrario è stato venduto ovunque - qui esce il 23. Un bel risultato per un'opera indipendente, "non governativa" come leggiamo nei titoli di coda, girata in digitale (luce folgorante di Dante Cecchin), di cui Ferrario è anche produttore. "A Berlino ho incontrato i responsabili delle istituzioni cinematografiche che mi dicono: `bravo, così si fanno i film'. L'idea di essere il campione del cinema berlusconiano mi ha lasciato perplesso, un film così non regge un'industria. Sul finanziamento al cinema ci sono molte ambiguità. Se è vero che in Italia si fanno troppi film, dobbiamo pure fare i conti col duopolio, per arrivare in sala ci sono o Medusa o la Rai e questo vale anche per i distributori indipendenti. Non esiste varietà di soggetti, Dopo mezzanotte non aveva sceneggiatura, le commissioni ministeriali me lo avrebbero tirato dietro. L'altro malinteso è il mercato. Se sono arte finanziamo i film per le loro qualità artistiche e non per fare soldi. Ciprì e Maresco dovrebbero avere un finanziamento all'anno. Ma non funziona così". All'origine di Dopo mezzanotte ci sono una ventina di pagine buttate giù seguendo desideri personalissimi. A cominciare da quello di girare un film dopo il tempo passato a lavorare per la Miramax su un progetto svanito nel nulla. C'è poi la passione cinefila molto particolare di Ferrario, che è stato critico e da regista ha sempre cercato di spiazzare con lavori su generi, luoghi, immaginari diversi. Spiega: "il cinema italiano è storicamente imprigionato nel neorealismo e nel fellinismo. Non mi riconosco in entrambi. Qui mi sono fidato dell'intuito e della voglia di raccontare una storia". Dopo mezzanotte insomma è una scommessa con un'idea però del fare-cinema forte, che è indipendenza, rischio, voglia di scoprire. Gli attori intanto: laddove si passa da un film all'altro con le stesse facce, qui Francesca Inaudi, Fabio Troiano, Francesca Picozza tutti al primo film, sono bravissimi. L'unico noto è Giorgio Pasotti, spogliato dell'aura mucciniana per calarsi nei panni di Martino, ragazzo timido con la goffaggine dei sognatori, ispirato a Buster Keaton - voce narrante fuori campo di Silvio Orlando. Perché Keaton e Jules e Jim sono le sole citazioni esplicite in un film pieno di cinema, a cui dichiara amore con sguardo libero e senza dogmi su quel set magico che è il Museo del cinema di Torino, dove si svolge, di cui Martino è il custode notturno. Vita solitaria di fantasie finché non incrocia Amanda (Inaudi) e l'Angelo (Troiano), il suo fidanzato: lei lavora in un fast food, lui ruba auto con stile. Amore a tre o a quattro - c'è pure Barbara (Picozza), abita con Amanda e è pazza dell'Angelo - anima doppia, centro e periferia di Falchera, finale aguzzo sul pericolo delle "sirene" berlusconiane, dolcezza ineffabile dell'amore che, parola dell'Angelo "la coppia è come la benzina, fa male ma non hanno inventato un'altra cosa". Dice Ferrario: "non mi piacciono i giochi di citazioni per pochi, il cinema è una forma di comunicazione. Si dà sempre troppa importanza agli autori e poca ai film. Diranno che è un film sui giovani? Per me non esistono categorie generazionali, c'è l'umanità coi suoi problemi".
Autore critica:Cristina Piccino
Fonte critica:il Manifesto
Data critica:

17/4/2004

Critica 3:Un piccolo film squisito, che valorizza tutto quello che tocca. La città di Torino, l'idea di cinema come consolazione della vita, i giovani attori. Appassionatamente autoprodotto dal regista Davide Ferrario, ma impreziosito dalla tecnologia dell'alta definizione che ne raccomanda la visione su schermo grande. Lieve come una piuma una voce narrante e un po' filosofa (Silvio Orlando) ci accompagna nella conoscenza delle circostanze e dei personaggi. Martino (Giorgio Pasotti) è il guardiano notturno del Museo del cinema. E' un solitario, ma sogna molto e sotto le volte vertiginose della Mole Antonelliana ogni notte frequenta le ombre semplici ma eternamente suggestive dei film antichi con una speciale predilezione per Buster Keaton, taciturno e maldestro come lui; e custodisce il suo segreto, dedicando al suo amore inespresso un film girato con la cinepresa a manovella. L'amore si chiama Amanda (Francesca Inaudi) che una notte diversa dalle altre gli piomba dentro al Museo dopo aver rovesciato una padella d'olio bollente sugli attributi sessuali dell'odioso padrone del fast food dove lavora. Ma la scintilla che nasce è in conflitto con il fidanzamento di Amanda con l'Angelo (Fabio Troiano), ladro di auto che risparmia per comprare una Jaguar. Un triangolo, dove la disperazione di una gioventù senza futuro sbatacchiata tra lavoretti precari e quartieracci dormitorio viene riscattata dalla magia senza retorica del cinema. Scanzonato ma toccante finale chapliniano.
Autore critica:Paolo D'Agostini
Fonte critica:la Repubblica
Data critica:

24/4/2004

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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