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School of Rock -

Regia:Richard Linklater
Vietato:No
Video:
DVD:Paramount
Genere:Commedia
Tipologia:La musica
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Mike White
Fotografia:Rogier Stoffers
Musiche:Craig Wedren
Montaggio:Sandra Adair
Scenografia:Jeremy Conway
Costumi:Karen Patch
Effetti:
Interpreti:Jack Black (Dewey Finn), Joan Cusack (Rosalie Mullins), Mike White (Ned Schneebly), Sarah Silverman (Patty), Joey Gaydos jr. (Zack), Maryan Hassan (Tomika), Kevin Clark (Freddy), Rebecca Brown (Katie), Robert Tsai (Lawrence), Caitlin Hake (Marta), Aleisha Allen (Alicia), Miranda Cosgrove (Summer), Brian Falduto (Billy), Zachary Infante (Gordon), James Hosey (Marco), Angelo Massagli (Frankie), Cole Hawkins (Leonard), Veronica Afflerbach (Eleni), Jordan-Claire Green (Michelle), Adam Pascal (Theo), Lucas Papaelias (Neil), Chris Stack (Doug), Tini Hopper (il padre di Zack), Robert Lin (il padre di Lawrence), Joanna P. Adler (la madre di Summer), Wally Dunn (l'insegnante di ginnastica), Kate McGregor-Stewart (la signora Lemmons), Lee Wilkof (il signor Green), Kimberly Grigsby (la signora Sheinkopf)
Produzione:Scott Rudin per Scott Rudin Pictures – Paramount Pictures
Distribuzione:Uip
Origine:Usa
Anno:2003
Durata:

108’

Trama:

Dewey Finn, uno scatenato chitarrista e cantante dei No Vacancy, ama mettersi in mostra rispetto al resto della band facendo assoli di circa 20 minuti e tuffi dal palcoscenico. Una sera, al termine di un'esibizione della sua band in un locale poco apprezzata dal pubblico, decide di gettarsi tra la folla ma non c'è un solo spettatore disposto a prenderlo in braccio. Si risveglia l'indomani a letto nell'appartamento che condivide con l'amico Ned. Questi è un supplente abbastanza timido, ma viene spesso spinto dalla sua ragazza Patty a farsi dare da Dewey i soldi dell'affitto. Dopo aver discusso in casa con Ned e Patty, il chitarrista viene anche cacciato dalla band. Senza un soldo e senza un lavoro, mentre si trova in casa risponde ad una telefonata indirizzata a Ned dalla preside Mullins della rinomata scuola Horace Green, che gli offre una supplenza.
Dewey si spaccia allora per Ned e ne prende il posto nel prestigioso istituto.
Una volta entrato in classe, però, Dewe) non ha la minima idea né di come insegnare né di cosa insegnare. Inoltre la severa preside Mullins lo tiene continuamente d'occhio, visto il suo comportamento anomalo. Ad un certo punto, però, Dewey ha un'idea: trasformare la classe in una rock band. Gli alunni vengono progressivamente contagiati dall'entusiasmo del loro insegnante, che distribuisce i vari ruoli all'in terno del nuovo gruppo. Summer, la prima della classe, destinata inizialmente come una delle “groupies", si ribella a Dewey dicendogli che «Le groupies sono delle prostitute perché vanno con i cantanti». Ottiene così l'incarico di manager della band. Scopo del nuovo gruppo, chiamato poi «School of Rock», è quello di partecipare alla gara tra band. Per andarci, però, devono tenere all'oscuro di tutto la preside Mullins e i genitori...

Critica 1:UNA BREVE STORIA DEL ROCK
Siamo all'inizio degli anni Cinquanta. La guerra è finita da non molto e tutti vogliono dimenticare i suoi orrori. Gli USA sono gli unici a non aver subito alcuna devastazione sul loro territorio. Non c'è da meravigliarsi quindi che proprio da quella parte del mondo partirà la rivoluzione musicale, nuova sferzata di energia per i cuori degli uomini, che è rappresentata dal rock'n roll (letteralmente: dondola e rotola). Si tratta di un genere musicale di origine afro-americana, formato da diversi stili popolari e nato dal connubio di blues, jazz, rithm and blues e musica popolare dei bianchi, il country: una miscela esplosiva che sarà alla base di tutta la pop music. Pur nella grande diversificazione delle sue correnti, la musica rock presenta alcune caratteristiche di massima comuni. Dal punto di vista musicale, l'impostazione strumentale è dominata dalle chitarre amplificate, dalle tastiere elettriche, dal basso e dalla batteria. Dal punto di vista del contenuto, i testi sono spesso ispirati a temi sociali ed attualità, assenti nelle altre forme di musica leggera. Chi ne sia stato l'inventore e quale sia il suo anno zero, poco importa. Sta di fatto che, fra il '54 e il '55 accadono un po' di cose importanti. Nell'aprile del '54 un tale Bill Haley incide con la sua band un brano che a tutti gli effetti può essere considerato l'antesignano del genere: "Rock around the clock" che per struttura ed arrangiamento ricorda una specie di blues suonato più velocemente. Di lì a qualche mese, un timido ex camionista di Memphis chiede ad un produttore di poter incidere un disco da regalare alla mamma per il suo compleanno: si chiama Elvis Presley. Ed un dj, Alan Freed imperversa alla radio, trasmettendo una nuova musica che si chiama rock'n roll. Essa è di origine negra ed il più grande dei suoi musicisti è Chuck Berry, nato in California e cresciuto nel Missouri. Chuck Berry è dotato di una tecnica chitarristica esplosiva – il suo "riff" fa saltare in aria gli equilibri musicali e sociali che erano sopravvissuti a due guerre mondiali – e di una grinta vocale modellata su Nat King Cole e su gli urlatori blues. Musicalmente nessuno è trascinante come lui, con i caratteristici accordi grezzi che sconvolgono il sound. Fu anche il più sensibile al mutare dei costumi. Le sue canzoni raccontavano con ironia storia di adolescenti in cerca di libertà. Il "fun" cioè la ribellione giovanile contro famiglia, lavoro, autoritarismo e moralità bigotta, fu al centro di molti suoi pezzi ("Sweet little sixteen", "School day", "Almost grown"). Tra il '55 e il '58 scrisse molti dei capolavori del rock mondiale, come "Maybellene", "Rock and roll music", "Johnny Be Goode", che tratta un teme tradizionale della cultura popolare americana: il ragazzo del paese che fa carriera nella grande città (go go go Johnny go, go Johnny be goode). Chuk Berry rappresenta il punto d'incontro fra la civiltà del teen ager bianco e quella dei negri americani, che è poi il nocciolo del rock'n'roll.
Ma torniamo al timido ragazzo di Menphis che risponde al nome di Elvis Presley. Il produttore cui si rivolse per incidere il suo primo disco si chiamava Sam Phillips e soleva ripetere: datemi un bianco che canta da nero e io ci faccio su un milione di dollari. Inopinatamente lo aveva trovato. Ebbe inizio così la leggenda di Elvis detto the Pelvis per il modo provocante di ancheggiare. Egli sarà solo il primo di una infinita galleria di star con cui i giovani di volta in volta si identificheranno. All'inizio degli anni Sessanta si accende l'interesse verso il folk: è l'ora di Bob Dylan, alfiere di una generazione pacifista che racconta in "Blowing in the wind", mentre nel mondo cresce la paura di una terza guerra mondiale. Ma anche quella dei "Doors", band dal carattere trasgressivo che diviene famosa grazie agli intensi testi scritti dal cantante del gruppo, l'indimenticabile Jim Morrison. Egli cercherà di diffondere la cultura degli eccessi e morirà a soli 27 anni a Parigi, dopo essere passato per esperienze devastanti. Essenziale importanza ha avuto nel campo dell'interpretazione con la chitarra il genio di Jimy Hendrix, che ha innalzato la bandiera del rock con immortali brani come "Hey Joe" e "Purple haze", senza la cui chitarra distorta oggi non avremmo hand rock e heavy metal. Intanto il fenomeno rock sbarca nel vecchio continente. A Liverpool appaiono i Beatles, fondatori di un rock più melodico ed orecchiabile, con il quale diventano un fenomeno planetario. Nascono poi gruppi come i Rolling Stones, i Cream e i Led Zeppelin. Di questo insieme fa parte anche Eric Clapton, il primo grande 'eroe' della chitarra. Molti di queste band sbancano le classifiche americane, tanto che si parla di british invasion. La fine degli anni Sessanta fu anche il periodo dei grandi concerti di massa all'aperto, come Woodstock negli USA e l'isola di Wight in Europa, nel '70, che coincidono con una trasformazione radicale della cultura e dei costumi. Verso la metà degli anni Settanta si afferma il rock psichedelico con i Pink Floyd e l'hard rock. La musica classica europea ispira i Genesis e gli Yes, mentre dall'avanguardia newyorchese prende vita il glamour rock di David Bowie e dei Roxy Music, e l'inconfondibile voce di Bruce Springsteen riporta sulle scene mondiali canti e balla te delle origini del rock. Come forma di espressione estrema nasce poi il punk rock, tendenza opposta e speculare all'emergere della disco-music. Come reazione al punk si affermano le più morbide sonorità dei Dire Straits e il reggae rock dei Police, mentre guadagna estrema popolarità, specie tra i neri, un vigoroso stile che oscilla tra il cantato e il parlato, il rap. In Italia la tradizione del rock, nata con i Camaleonti, i Dik Dik, l'Equipe 84, i New Trolls e i Nomadi, si è consolidata con gli Area di Demetrio Stratos e il Il Banco di mutuo soccorso. In seguito, grazie alla contaminazione con la canzone d'autore, il rock di Vasco Rossi, Gianna Nannini e Ligabue ha raggiunto l'equilibrio fra testo e musica, proiettandosi con successo anche nel panorama internazionale. Infine, un cenno al cosiddetto charity rock e al politics rock, nati nel 1985 con i progetti Band Aid, Live Aid e We are the world. Per la prima volta il rock, che era stato la colonna sonora delle rivolte generazionali degli anni Sessanta, si impegna contro la fame nel mondo. Il primo grande evento del rock per l'Africa è rappresentato da due concerti che si svolgono contemporaneamente a Londra nel Wembley Stadium e a Filadelfia nel JFK Stadium il 13 giugno 1985 con 160 nazioni collegate via satellite. Si instaura poi un'alleanza con Amnesty International che dà luogo al "cartello del rock". Da quell'esperienza prende avvio il filone politico che le bands intraprendono accanto a quello umanitario: è il caso di Bono e gli U2, di Springsteen, di Tracy Chapman.
Autore critica:Marina Sambiagio
Fonte criticaPrimissima
Data critica:



Critica 2:Si può fare ancora, nel cinema statunitense, una commedia sporca, di rottura, ribelle, come nel cinema hollywoodiano tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta. Una commedia capace anche di uscire dalla logica delle sceneggiature ben scritte, dai rimandi nostalgici agli anni Quaranta e Cinquanta, dallo sfruttamento di un cast con attori di prim'ordine per ritornare a quella "sublime trasandatezza", di totale frantumazione dell'ordine e delle regole, caratteristica di alcune delle più importanti opere di John Landis come Animal House e The Blues Brothers.
In School of Rock è presente infatti quell'irriverenza, quel sovvertimento del perbenismo scolastico di Animal House e quel viaggio continuo ed incessante attraverso la musica (blues nel caso del film di Landis, rock in questo di Linklater) di The Blues Brothers. In School of Rock Dewey, dopo essere stato cacciato dalla sua band, cerca di costituirne un'altra con i ragazzini della scuola elementare Horace Green così come Jake (John Belushi) ed Elwood (Dan Aykroyd) cercano di ricostruire il loro vecchio gruppo per trovare la somma di denaro necessaria per salvare dalla chiusura l'orfanotrofio dove sono cresciuti, in The Blues Brothers. Lo spazio del film di Landis è la strada, quello di Linklater un'aula scolastica. Ma c'è un momento di School of Rock, oltre a quello dell'uscita clandestina del supplente e degli alunni dall'edificio per partecipare alla "battaglia tra band", in cui l'opera si surriscalda in maniera sensibile: Dewey mostra ai suoi alunni dei filmati dei Ramones e degli Who ma soprattutto riempie la lavagna illustrando i momenti culminanti della sto-
ria del rock con tanto di albero genealogico. Quel viaggio attraverso lo spazio di The Blues Brothers si trasforma in un viaggio attraverso il tempo, che riabbraccia successi come «Stay Free» (flash), «Ride Into the Sun» (Velvet Underground), «The Wait» (Metallica), «Touch Me» (The Doors), «Do You Remember Rock'n Roll Radio» (Kiss), «Moonage Daydream» (David Bowie), « Substitute» (gli Who) e «Immigrant Song» (Led Zeppelin, lo stesso gruppo che con un loro brano, «Dazed and Confused», ha ispirato e dato il titolo a un film di Linklater del 1993, ambientato in un liceo alla metà degli anni Settanta).
Il film di Linklater infatti trasuda musica in ogni frammento, in ogni istante, in ogni inquadratura, che sembra sempre caricarsi di una nuova energia. I brani della colonna sonora entrano frequentemente nel film come puro elemento diegetico, sia quelli scritti appositamente per il film come quello School of Rock con cui Dewey e gli studenti della Horace Green si esibiscono
durante la gara tra band, sia quelli più celebri reinterpretati spesso da uno straordinario Jack Black come nel caso dell'esecuzione di «It's A Long Way To The Top» degli AC/DC durante i titoli di coda o anche da un'altrettanto convincente Joan Cusack – sorella di John e una delle attrici più brave e sottovalutate del cinema hollywoodiano – come nella scena al pub dove la preside Mullins, dopo essersi ubriacata con un solo bicchiere di birra, comincia ad intonare la canzone « Edge of Seventeen» di Stevie Nicks. School of Rock è, in questo senso un film davvero inebriante, trascinante, che si porta dietro quella passionalità di un Allan Moyle che con Pump Up the Volume ed Empire Records ha diretto forse tra le più stimolanti "storie musicali" degli anni Novanta e che può essere accostato anche a Quasi famosi di Cameron Crowe per il modo con cui racconta il rapporto con la musica rock come una specie di ossessione. Quello di William, il protagonista del film di Crowe, aspirante critico della rivista musicale «Rolling Stones» che si trova a viaggiare con la rock-band degli Stillwater è più un legame intimo, discreto, mentre quello di Dewey è più urlato ed esibito. Ma entrambe le opere appaiono veramente come autentici diari di formazione: individuale, come si è visto, per Quasi famosi, più corale, in quanto coinvolge l'intera classe degli studenti della Horace Green, per School of Rock.
Per chi volesse associare School of Rock a film su insegnanti dai metodi anticonformisti a contatto con studenti che frequentano scuole estremamente rigide nei loro regolamenti – dai recenti Mona Lisa Smile di Mike Newell e Il club degli imperatori di Michael Hoffman a L'attimo fuggente di Peter Weir – si deve innanzitutto sottolineare come il film di Linklater rifugga da ogni tentazione di accademismo. Rispetto a queste opere, c'è una sottrazione dell'elemento del décor utilizzato soltanto nella sua immediata funzionalità (dalla classe all'abitazione di Dewey, all'edificio dove si svolge la gara tra band) e non c'è nessuna pretesa di coinvolgimento emozionale. Al posto dei libri ci sono gli strumenti, al posto delle parole le note musicali. C'è davvero in School of Rock quella leggerezza non tanto nel raccontare una storia ma nel mettersi dalla parte dell'insegnante e della sua classe, e anche quella libertà nel mettersi contro la cultura alta", così come il rock è nato originariamente come la musica dei giovani contro la musica dei padri.
Merito di Linklater è essersi messo dalla parte dei giovanissimi componenti della band di Dewey così come si è fatto portavoce di un cinema che esplora le tematiche, le ansie, le pulsioni giovanili come nell'ottimo Prima dell'alba, ma anche in The Newton Boys (realizzato nel 1998 e mai uscito in Italia), anche se quest'ultimo film evidenziava una esibita cinefilia soprattutto verso le forme del gangster-movie. Tra l'altro, molti dei ragazzini, scelti attentamente dopo un esemplare lavoro di casting, già hanno esperienze come musicisti. Tra questi, Kevin Clark (il batterista Freddy) ha fondato un gruppo che si chiama Blind, Joey Gaydos jr. (Zack, la chitarra solista) ha messo su con un amico una band che si chiama Badd Racquette e ha inciso un Cd, mentre Rebecca Brown (Katie, la bassista) studia chitarra classica da quando aveva quattro anni. Nel film ognuno di loro appare caratterizzato con una precisa identità, ognuno di loro riesce ad emergere senza rubare la parte all'altro. Tra tutti, resta anche impressa Summer (Miranda Cosgrove), la prima della classe, che si rifiuta di fare la "groupie" perché ha scoperto tramite internet che queste sono delle prostitute che vanno a letto con i cantanti e allora Dewey la nomina manager della band.
School of Rock appare quindi come l'opera di Linklater più scatenata ma non per questo meno sentita. A chi vede nella pellicola un'operazione abile, studiata da un produttore esperto come Scott Rudin, c'è da ribattere che il lega me del cineasta statunitense con la musica è sempre stato vivo. Uno dei suo film infatti, Suburbia, ha come protagonista una rockstar che rivede i suoi vecchi amici dopo molto tempo e promette di dare una svolta alle loro vite.
Dietro al film, c'è però anche il merito dello sceneggiatore Mike White (che aveva già lavorato per Miguel Arteta in The Good Girl e con Jake Kasdan in Orange County), che nel film interpreta anche il ruolo di Ned, il timido coinquilino di Dewey. White è riuscito ad accendere momenti di realismo quotidiano (la pausa pranzo alla mensa della scuola ma soprattutto i conflitti domestici tra Dewey e Patty, la fidanzata di Ned) E scriverli per lo schermo con una semplicità ammirevole. Dopo il fallito esperi mento d'animazione di Waking Life, il cinema di Linklater aveva bisogno proprio di questa semplicità ma anche d questa potente vivacità che gli ha regalato la scrittura di White. Una scrittura che ha raccontato momenti ordinari, quasi banali, ma li ha trasformati in straordinari, come la scena del concertc di Dewey e degli alunni della Horace Green alla gara tra band dove i genitori, prima inferociti, vengono poi ubriacati da quel clima folle e contagioso che ha condizionato progressivamente anche il nostro sguardo.
rWhite sembra aver costruito una storia appositamente per il cinema. Al tempo stesso però, ci sono momenti della vita degli stessi attori che convergono dentro il film. Si è già detto che alcuni dei giovanissimi interpreti hanno già una collaudata esperienza come musicisti. Ma è essenzialmente il corpo impazzito di Jack Black a trasportare dentro Dewey tutta la sua passione per la musica. Black infatti nella vita è cantante, autore e chitarrista dei Tenacious D mentre in School of Rock è cantante, autore e chitarrista dei No Vacancy; band che poi decide di cacciarlo e sostituirlo. White, inoltre, ha probabilmente creato in School of Rock altre analogie tra Jack Black e il suo personaggio viste che ha vissuto per tre anni nell’ appartamento vicino a quello dell'attore. Il binomio tra Jack Black e la musica rock appariva già evidente nel personaggio di Barry di Alta fedeltà di Stephen Frears (altro felicissimo film sull'ossessione della musica rock), il commesso del negozio di dischi di cui è proprietario il protagonista Rob, interpretato da John Cusack. (…)
Con Jack Black, inoltre, riemerge il fantasma di John Belushi. Oltre agli iniziali rimandi ai film di Landis (Animal House e The Blues Brothers), de quali Belushi è protagonista, Black appare veramente l'erede di quella filosofia belushiana del "grasso è bello". Sintomatica, in questo senso, la risposta che dà alla sua alunna Tomika. Questa, infatti, chiede a Dewey perché non si mette a dieta e lui le risponde, con disarmante naturalezza: «Perché mi piace mangiare». Belushi non andava incontro ai suoi personaggi. Erano i personaggi che andavano incontro a lui, con l'unica eccezione rappresentata da I vicini di casa di Avildsen. Lo stesso sta accadendo, almeno per il momento, ai personaggi interpretati da Black, autentico corpo comico che trasuda energia pura, autentico corpo indemoniato e imbevuto di musica rock ma anche autentico corpo demenziale, che toglie con una rozza grazia lo spazio alla sua alunna Summer che aveva cominciato a fare l'appello dei presenti della classe e, spostandola con una leggera spinta, dice: «Vabbé, ci siete tutti»; o capace di infiammare già ad apertura del film, gettandosi dal palco dopo una penosa esibizione della sua band senza che nessuno tra il pubblico sia disposta a riprenderlo in braccio. Da quella caduta dentro il locale dove suonavano i No Vacancy al letto della propria abitazione. Uno stacco in seguito al quale c'è un movimento rotatorio della macchina da presa simile al movimento circolare del disco, già evidente in Alta fedeltà. School of Rock, quindi, come un brano musicale che si ama. Che si può riascoltare ogni volta anche subito dopo che è finito. Segno questo di un cinema che dà un piacere primario ma anche godimento. Linklater-White-Jack Black-gli studenti della Horace Green, in una commedia che ha il dono dell'essenzialità ma anche quello di essere un mix esplosivo. Totalmente esplosivo.
Autore critica:Simone Emiliani
Fonte critica:Cineforum n. 434
Data critica:

5/2004

Critica 3:
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Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
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A cura di: Redazione Internet
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