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Vita sognata degli angeli (La) - Vie revée des anges (La)

Regia:Erick Zonca
Vietato:No
Video:Mondadori
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Il lavoro
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Erick Zonca
Sceneggiatura:Roger Bohbot, Virginie Wagon
Fotografia:Agnes Godard
Musiche:
Montaggio:Yannick Kergoat
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Elodie Bouchez, Gregoire Colin, Natacha Regniert, Frederique Hazard
Produzione:Les Productions Bagheera
Distribuzione:Bim, Columbia, Medusa
Origine:Francia
Anno:1998
Durata:

113'

Trama:

A Lille si incontrano casualmente Isa e Marie, due giovani ragazze con poche idee sul futuro. Isa cerca lavoretti che la aiutino a sbarcare il lunario, Marie lavora in una fabbrica ma è insoddisfatta. Hanno caratteri diversi ma decidono di unire le loro solitudini: Marie accoglie Isa nell'appartamento in cui vive, affidatole dai proprietari, una donna e sua figlia Sandrine di 15 anni, ricoverata in ospedale in coma dopo un incidente stradale. Una mattina Isa trova il diario di Sandrine e scopre un altro mondo, opposto al suo e a quello di Marie. Le parole scritte da Sandrine la toccano. Intanto Marie conosce Chriss, scapestrato e intraprendente figlio di famiglia ricca, il quale le fa una corte insistente. L'atteggiamento disinvolto e sprezzante che sfoggia, e la differente posizione sociale diventano per Marie una sfida da affrontare. Mentre Isa si reca in ospedale e, dopo la morte della madre, fa visite a Sandrine ancora in coma, Marie è soggiogata da Chriss, che la usa. Lei pensa di essere amata, si scaglia contro Isa che le dice il contrario e le due ragazze cominciano ad allontanarsi. Quando arriva l'avviso di sfratto, Isa lascia Marie, dicendole un'ultima volta che Chriss non la vuole più. Marie allora si uccide, gettandosi dalla finestra. Isa trova lavoro in una fabbrica.

Critica 1:Una bruna inquieta, forte, con i capelli corti e con gli occhi che paiono sempre umidi di lacrime. Una bionda statuaria, attraente, furente e patetica. Elodie Bouchez e Natacha Régnier, francesi ventenni, premiate all'ultimo festival di Cannes come migliori interpreti femminili, sono la maggiore qualità del primo film diretto da Erick Zonca, quarantaduenne di Orléans, La vita sognata degli angeli. Titolo affettato, sciocco: secondo il regista intende significare che "le due ragazze vivono d'illusioni, sognano i loro rapporti con gli altri; io le vedo come personaggi vergini non ancora intaccati dalla vita, appunto angeli". E' interessante l'analisi, nella città di Lille, di due ragazze contemporanee simili a tante altre: provvisorie, vagabonde nel nuovo mondo del lavoro che offre loro soltanto incarichi momentanei e precarie fatiche senza senso, abitanti in case casuali (una coetanea è in coma all'ospedale, intanto le due vivono insieme nell'appartamento di lei), sempre in movimento coi loro zaini come emigranti in patria, senza progetti né certezze per l'avvenire in un presente squattrinato di panini, carte telefoniche, gabinetti nei bar, problemi da barbone adolescenti. Il film racconta le loro personalità differenti (una si lega alla padrona di casa in coma all'ospedale, l'altra si lascia ingannare da un seduttore scadente), la loro amicizia laconica e amara, la loro esistenza aleatoria vissuta con naturalezza senza rimpiangere altri modi di vivere mai conosciuti: a venire sconfitta sarà la più egocentrica, aggressiva e fragile delle due. Frédéric Strauss ha scritto sui "Cahiers du Cinéma" che il cinema francese va all'urgente ricerca d'un Ken Loach nazionale e che pensa d'averlo trovato in Zonca: ma nel suo primo film (scelto a rappresentare la Francia nelle candidature all'Oscar) il regista sembra interessato a raccontare le persone più che le condizioni sociali, e le due attrici rappresentano un elemento decisivo. L'esattezza, la schiettezza senza rispetti umani e la freschezza dello studio di caratteri, la mancanza di luoghi comuni, lo stile maturo e raffinato sono gli altri elementi d'una bella riuscita.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte criticaLa Stampa
Data critica:

13/11/1998

Critica 2:Debuttante quarantaduenne, Erik Zonca, pulzello di Orléans che ha respirato l'aria di New York, ha titolato il suo primo film, come un pugno che abbia incorporata una carezza, La vita sognata degli angeli (La vie revée des anges) perché le due protagoniste sono ancora socialmente "vergini" e si immaginano il mondo come non sarà mai. Storie di ragazze qualunque che s'incontrano in una fabbrica tessile di Lille, senza tetto né legge per due, nella Francia di oggi. Le presentazioni: la vagabonda, altruista Isa e la infelice e più rabbiosa Marie andranno a vivere insieme nella casa abitata da un'adolescente ora in coma all'ospedale e al cui destino Isa si affeziona, sperando di risvegliarla alla vita. E poi amori, disamori, illusioni e delusioni quotidiane raccontate senza retorica, neppure nel tentativo sentimentale di Marie con un rampollo playboy. Non è un film di proclami, ma che va sottopelle, un puzzle in cui ciascuno aggiunge di suo e che induce a pensare. Zonca fa benissimo la radiografia, anzi la gastroscopia, di due umiliate e offese, ma anche di una generazione indifesa. Composto a frammenti, a mosaico, sulla contrapposizione caratteriale dei due personaggi - splendide, senza mai alzare la voce, le attrici, premiate insieme a Cannes, Elodie Bouchez e Natacha Régnier - il film è un vagabondaggio che ha un suo metodo, è girato con leggerezza, con una piccola troupe, in super 16m., ma è provvisto di grande passione moral-cinematografica. Tanto da finire con un suicidio (troppo?) annunciato, eredità di Bresson il nome non è fatto a caso, affinché la gente non abbia dubbi. C'è qualcosa di profondamente ambiguo nei nostri rapporti, ed è qualcosa di impalpabile, ma che la cinepresa di una donna, Agnès Godart, riesce a riprendere, come un ectoplasma, piazzandolo come una mina nella nostra coscienza.
Autore critica:Maurizio Porro
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

7/11/1998

Critica 3:Isa e Marie sono due ragazze molto diverse fra loro. Isa è ottimista, socievole e propositiva; la realtà che la circonda è per lei fonte continua di stimoli e scoperte e la sua estroversione la porta a fare facilmente nuovi incontri. Marie è più taciturna e diffidente; a tratti rivela un’aggressività anche fisica verso le persone che possono infastidirla. La loro amicizia diventa quasi subito intima. La condivisione dell’appartamento le porta a confidarsi gioie e dolori, aspirazioni e visioni della vita. Quando Isa viene cacciata dalla fabbrica, anche Marie smette di andare al lavoro e si divertono a cucinare e girovagare per la città; quando la madre va a trovarla, Marie racconta all’amica le difficili condizioni familiari in cui si è trovata a vivere, e allora trapela la sua fragilità, la sua paura di lasciarsi andare.
Marie non ha un rapporto sereno col proprio corpo, non è in grado di accettare la vicinanza fisica e i gesti di tenerezza di chi le sta intorno se non a fatica. Non si abbandona all’affetto di Charly, di cui pure accetta i regali e i favori, e quando incontra Chriss, la prima reazione è spaccargli un fanalino dell’auto con un calcio.
Il rapporto di Marie con Chriss è fin dal principio ambiguo e tormentato e l’amore verso il giovane rampollo, prima intrigato e poi annoiato dalla nuova conquista, porterà progressivamente Marie a rompere il legame di confidenza e solidarietà costruito nel corso dei mesi con Isa. Una volta che l’abbandono di lui sarà definitivo ed evidente, Isa assisterà sempre più impotente al crollo e infine al suicidio dell’amica. Altro motivo di divisione fra le ragazze è l’interessamento sincero e accorato di Isa nei confronti di Sandrine, la ragazza cui appartiene l’appartamento, in coma in seguito a un incidente in cui sua madre ha perso la vita. Isa legge il suo diario e inizia ad andarla a trovare con regolarità. Prima di partire viene a sapere che Sandrine è uscita dal coma, la sua gioia è grande ma non andrà più a trovarla. Sandrine non faceva infatti parte della sua vita, non l’aveva mai conosciuta.
Preoccupazione costante delle due ragazze è l’avventurosa ricerca del lavoro. Spesso si tratta di occupazioni precarie e non qualificate, necessarie per sopravvivere e mettere da parte un po’ di denaro fino a una successiva partenza, a un’altra destinazione. Isa non disdegna nessun tipo di lavoro, neanche il più umile. Marie, invece, crede che la sua storia con Chriss possa risolverle ogni problema. Obbligate ad abbandonare la casa, arrivate alla rottura per reciproca insofferenza e separatesi, Marie si chiude nella sua rabbia silenziosa e disperata, Isa si ribella alla situazione. Rendendo le chiavi dell’abitazione, col sacco a pelo già in spalla, scrive un ultimo biglietto a Marie che dorme nell’altra stanza: “Ti auguro di avere la vita che vuoi, quella che sogni. Ogni giorno, ogni istante”. Marie va incontro a una morte senza perché, Isa a un altro lavoro sottopagato e a una nuova città.
Autore critica:Azzurra Camoglio
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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