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Buttane (Le) -

Regia:Aurelio Grimaldi
Vietato:14
Video:Cecchi Gori Home Video, L’Espresso
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La condizione femminile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Aurelio Grimaldi, dal suo libro omonimo
Sceneggiatura:Claudia Florio, Aurelio Grimaldi
Fotografia:Maurizio Calvesi
Musiche:Aurelio Grimaldi
Montaggio:Mauro Bonanni
Scenografia:Claudio Cordaro
Costumi:Claudio Cordaro
Effetti:
Interpreti:Ida Di Benedetto (Orlanda), Guia Jelo (Liuccia Bonuccia), Lucia Sardo (Milu'), Sandra Sindoni (Blu Blu), Paola Pace (Veronica), Marco Leonardi (Maurizio), Alessandra Di Sanzo (Kim)
Produzione:Trio Cinema e Televisione
Distribuzione:Penta
Origine:Italia
Anno:1994
Durata:

85’

Trama:

Orlanda la napoletana, Liuccia Bonuccia, Milù, Blu Blu, Veronica, sono alcune delle prostitute reperibili nei luoghi più degradati di Palermo o ospitali nelle loro tane nei vicoli. Qualcuna con il bambino in orfanotrofio e più sfrontata e disperata delle altre con tanto di "protettore" a far da avvoltoio, pronte ad amplessi rapidi e a prestazioni con ignoti, giovani o anziani che siano. Orlanda trova in un extracomunitario affetto e gentilezza; poi costui le ammazza con un candeliere il "protettore" violento. C'è anche un altro morto, è un anziano intellettuale e lo uccide il giovane Maurizio che regolarmente lo frequenta a domicilio, vanamente in cerca di denaro. Si alternano turpitudini e botte, patteggiamenti sulle tariffe; in un triste Natale un panettone con champagne viene offerto da un "protettore" in vena di generosità: con una piccola pausa ritmata da una patetica canzone ispirata all'amore, intonate dalle "buttane". Ma nulla cambia nell'automatismo dei gesti, nella sguaiataggine focosa dei clienti e nei destini delle sciagurate a pagamento.

Critica 1:Quattro itinerari di vita di prostitute a Palermo (buttana in siciliano sta per puttana) in cadenze ora di dramma ora di commedia. E un film spiazzante perché esclude, con brutalità quasi programmatica, qualsiasi giudizio moralistico, coerente ai suoi intenti di referto antropologico. Anche se detto da brave teatranti (la Sardo-Milù e la Di Benedetto-Orlanda specialmente), lo stretto dialetto siculo risulta ostico agli spettatori settentrionali. Ottima occasione per dibattiti da cineforum.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Scandalo, irritazione, avversione. Le reazioni suscitate da questo film al festival di Cannes nascono dalle sue qualità: dalla forza con cui rappresenta in bianco e nero le giornate di alcune prostitute, d'un prostituto e d'un travestito a Palermo, città vista come una periferia di detriti e rifiuti; dalla essenzialità naturale e violenta con cui racconta l'esercizio della prostituzione senza retoriche né psicologismi né alibi sentimentali né indulgenze estetiche; dalla libertà ed energia con cui fa irrompere la vita in un cinema che, per i propri ripiegamenti o la propria futura destinazione televisiva, tende oggi a ricreare mondi artificiosi senza asperità né verità, oppure universi autoreferenti, citazionisti, popolati soltanto d'altro cinema; dalla coerente armonia dello stile, ispirato a Pasolini e a Sergio Citti. Per chi vuol difendersi dalla realtà, qualità simili risultano urtanti, mettono paura: mentre è del tutto fuori del comune, questo film girato in poco tempo con pochi soldi, recitato molto bene da interpreti d'esperienza spesso teatrale, prodotto da Marco Risi e Maurizio Tedesco, fotografato da Maurizio Calvesi, tratto da Grimaldi da un proprio libro di racconti pubblicato da Bollati Boringhieri. Aurelio Grimaldi, 37 anni, maestro elementare nelle carceri minorili, scrittore, sceneggiatore di Mery per sempre (tratto da un suo libro) e di Ragazzi fuori di Marco Risi, regista de La discesa di Aclà a Floristella e de La ribelle (tratto dal suo romanzo Storia di Enza), è un cineasta a volte compiaciuto o manierato. Non questa volta. La prostituzione viene guardata per quello che é: un rapporto osceno padroneggiato dalle donne, il misero sbrigativo appagamento d'una urgenza fisica consumato con poche parole in una ripetizione di gesti e di nudità, una sfilata di corpi malfatti gonfio-ventruti, di carni villose, di pelli segnate da lividure e macchie. Ma nessuna drammatizzazione. Sembrano vissuti come comuni incidenti quotidiani anche gli episodi più violenti: il cliente omosessuale massacrato per derubarlo; il pestaggio subito da una donna da parte di tre clienti brutali che non vogliono pagare; il fascio-razzista palermitano colpito da un africano esasperato dagli insulti, nella casa-bordello della prostituta. E poi l'Eclisse twist cantato da Mina come ne L'eclisse di Antonioni e ne La ricotta di Pasolini, sogni e barzellette, certi sorrisi siciliani balenanti e fulgenti, turpiloquio naturale e strafottente, genitali maschili moltiplicantisi come in un incubo, gli uomini nudi e le donne vestite, i bambini che ballano tra loro all'oratorio, le brevi solitudini domestiche: il film durissimo ha l'eloquenza della turpe normalità che molti preferiscono ignorare.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

27/5/1994

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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