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Mondo perfetto (Un) - Perfect World (A)

Regia:Clint Eastwood
Vietato:No
Video:Warner Home Video (Gli Scudi)
DVD:Warner Home Video
Genere:Drammatico
Tipologia:I bambini ci guardano
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori
Soggetto:John Lee Hancock
Sceneggiatura:John Lee Hancock
Fotografia:Jack N. Green
Musiche:Lennie Niehaus
Montaggio:Joel Cox
Scenografia:Henry Bumstead
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Kevin Costner (Butch Haynes), Laura Dern (Sally Gerber), Clint Eastwood (Red Garnett), Belinda Flowers (Ruth Perry), T. J. Lowther (Phillip Perry)
Produzione:Mark Johnson, David Valdes Malpaso/Warner
Distribuzione:Warner Bros.
Origine:Usa
Anno:1993
Durata:

138'

Trama:

Butch Haynes è un delinquente incallito che ha accumulato precedenti penali a partire dall'infanzia. È il 1963, e Haynes è appena evaso dalla prigione di Hunstsville in Texas, dove stava scontando 40 anni per rapina a mano armata. Nella fuga ha preso in ostaggio un bambino di sette anni, Phillip Perry. Della cattura di Haynes è incaricato il ranger Red Garnett, coadiuvato da un'intera équipe comprendente, fra gli altri, la criminologa Sally Gerber. Il governatore del Texas ha messo a disposizione di Garnett una speciale roulotte attrezzata da utilizzare come centro mobile di coordinamento nel corso dell'inseguimento. Il caso Haynes ha suscitato un forte interesse tra la gente, e questo comporta grosse pressioni e ingerenze politiche. Mancano solo due settimane, infatti, alla visita ufficiale del Presidente John F. Kennedy a Dallas. Garnett è l'ufficiale che aveva arrestato Haynes la prima volta che questi, ancora minorenne, era finito in prigione. All'epoca, Garnett aveva consigliato una sentenza severa per un crimine di scarsa importanza, ritenendo che Haynes avrebbe avuto più chance di rigare dritto se lo stato si occupava di lui che non tornando ad abitare in un ambiente familiare degradato. La decisione si era però rivelata sbagliata. Dietro le sbarre, Haynes era diventato un professionista del crimine. Il paradosso della situazione sta nel mondo fantastico che Haynes crea intorno al piccolo ostaggio. Intelligente e affettuoso, egli inventa per il bambino un ambiente in cui i sogni diventano realtà e la realizzazione dei desideri infantili sembra a portata di mano. E, quel che è più incredibile, Haynes riesce a realizzare tutto questo mentre è in fuga sulle strade del Texas, braccato dalle forze dell'ordine dell'intero Stato.

Critica 1:Texas 1963. Un evaso (K. Costner) dal carcere comincia una lunga, impossibile fuga verso l'Alaska con un bambino preso in ostaggio. Gli dà la caccia un Texas Ranger anticonformista (C. Eastwood) affiancato da una psicologa (L. Dern). Film d'inseguimento senza suspense in cui i meccanismi dell'azione violenta lasciano il posto alla tenerezza. Contano i personaggi e la sconsolata analisi morale della società USA. Su una bella sceneggiatura di John Lee Hancock Eastwood conferma, dopo Gli spietati, di essere arrivato al culmine della sua maturità registica. Troppo classico nel suo rigore etico per poter aspirare alla futile gloria dei premi Oscar e ai primi posti nella classifica degli incassi.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Il film si apre nel segno di una doppia reclusione: il carcere reale per Butch e Terry e la famiglia per Phillip, cui la madre non permette di partecipare alla notte di Halloween con gli altri bambini a causa delle sue convinzioni religiose. La successiva scena del rapimento di Phillip si configura quasi più come un'evasione dall'oscurità quotidiana della casa materna piuttosto che come un atto vero e proprio di violenza, anche perché fin dal primo rapporto con il bambino Butch appare molto più umano e comunicativo del suo compagno di fuga Terry.
Lungo tutta la narrazione il film propone riflessioni sul fatto che non sempre la violenza più manifesta sia quella più deleteria: oltre alla violenza fisica, c'è quella morale, psicologica e pure sociale. Non a caso la scena dell'omicidio di Terry da parte di Butch appare una liberazione per Phillip, mentre diventa insostenibile per lui la reazione d'ira di Butch di fronte alla paura del contadino che schiaffeggia il nipotino. Allo stesso modo, il sistema giudiziario che ha punito con anni di carcere il furto d'auto dell'adolescente Butch, con l'obiettivo di redimerlo, non ha fatto altro che radicalizzare in lui i comportamenti malavitosi, come ricorda lo stesso Red Garnett, che si sente responsabile a diversi anni di distanza.
Anche i vari reati commessi lungo la fuga dai due protagonisti vengono trattati spesso con un atteggiamento in bilico tra l'ironico e il permissivo: il costumino da Casper rubato nel negozio, l'automobile requisita alla famigliola, diventano più strumenti per il divertimento di Phillip che bottini veri e propri. Secondo la tradizione del cinema classico americano, la strana coppia in fuga è qui il simbolo di un'esperienza formativa unica, in cui le differenze tra i personaggi si appianano ed emergono le comunanze, che tendenzialmente hanno a che fare con la difficoltà e l'assenza di opportunità nella vita.
L'adulto e il bambino, il rapitore e l'ostaggio diventano una coppia di amici in cui ciascuno impara dall'altro: Phillip non solo si gode alcune ore di divertimento, ma impara a prendersi delle responsabilità, come non aveva mai osato o potuto fare prima, in una famiglia simbolicamente tutta femminile. Anche Butch impara molto dal bambino, ritrovando una vena di semplicità e purezza che riteneva perduta per sempre, ormai abituato a un mondo di prevaricazione continua, costretto a fare il duro per non soccombere.
La relazione intergenerazionale tra adulto e bambino diventa così ricca di sfumature, tra la proiezione verso l'infanzia di Butch e l'aspirazione alla maturità di Phillip: entrambi usciranno completamente cambiati da quest'avventura. La morte finale sembra quasi una liberazione per l'adulto, che non a caso ha scelto l'Alaska come destinazione finale pur trovandosi in Texas, vicinissimo al Messico, tradizionale meta per i fuggitivi americani. Phillip torna a casa, ma nulla sarà come prima, sia per lui che per la madre.
In filigrana, la famiglia appare una figura in assenza in tutto il film, un nucleo che non fornisce la necessaria protezione e tende viceversa a creare situazioni problematiche per i più piccoli. I due protagonisti sembrano infatti soffrire profondamente per l'assenza del padre, che qui appare inteso innanzitutto come figura simbolica di adulto che garantisce non solo una maggiore tutela di fronte alle pressioni e alle minacce dell'esterno, ma, soprattutto, i riferimenti necessari per imparare a crescere.
Autore critica:Michele Marangi
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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