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Jumanji - Jumanji

Regia:Joe Johnston
Vietato:No
Video:Columbia
DVD:Columbia
Genere:Fantastico
Tipologia:Diventare grandi
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Greg Taylor, Jim Strain, Chris Van Allsburg; dalla sceneggiatura è stato pubblicato il romanzo "Jumanji" di George Spelvin
Sceneggiatura:Jonathan Hensleigh, Greg Taylor, Jim Strain
Fotografia:Thomas Ackerman
Musiche:James Horner
Montaggio:Robert Dalva
Scenografia:James Bissell
Costumi:Martha Wynne Snetsinger
Effetti:
Interpreti:Robin Williams (Alan Parrish), Jonathan Hyde (Van Pelt/Sam Parrish), Kirsten Dunst (Judy Shepherd), Bradley Pierce (Peter Shepherd), Bonnie Hunt (Sarah), Bebe Neuwirth (Nora), David Alan Grier (Carl Bentley), Patricia Clarkson (Carol Parrish), Adam Hann-Byrd (Alan bambino), Laura Bell Bundy (Sarah bambina)
Produzione:Columbia
Distribuzione:Columbia
Origine:Usa
Anno:1995
Durata:

104'

Trama:

Jumanji, un misterioso gioco a dadi sepolto nel 1869 da due atterriti ragazzini, viene recuperato cent’anni dopo dal dodicenne Alan Parrish e dall'amica Sarah Whittle. Alan lancia i dadi e viene risucchiato dal gioco finendo in una foresta, mentre la ragazza fugge terrorizzata. Ventisei anni dopo la casa dei Parrish viene acquistata da Nora, zia di Peter e Judy Sheperd, fratello e sorella rimasti orfani dei genitori. I due scoprono il gioco e, lanciando i dadi, liberano Alan. Convinto dai ragazzini a terminare la partita, l'uomo va a cercare Sarah perché il gioco aspetta la sua mossa. Dopo esser stata ritenuta pazza per anni, Sarah si riunisce ad Alan. La casa viene invasa da enormi rampicanti, Alan è perseguitato da un cacciatore, una carica di elefanti e rinoceronti devasta la biblioteca, tutti rischiano di affogare in seguito a un monsone. I fenomeni del gioco si dilatano a tutto il circondario con effetti catastrofici. Terminato il gioco, Alan decide di non tornare al 1969.

Critica 1:Tema portante del film è il gioco, strettamente correlato a quello della fuga dal reale e dall'inaspettata irruzione del caos nel consueto vivere quotidiano. Jumanji è infatti un gioco, apparentemente innocuo, che ha il potere di risucchiare in se stesso i giocatori che si ritrovano proiettati in una vera e propria giungla popolata da pericolosi animali. Se la partita non viene conclusa, c'è anche il pericolo - come accade al "piccolo" Alan - di restare prigionieri per ventisei anni, senza che nessuno possa davvero spiegarsi il perché. Nel prologo, ambientato nella seconda metà dell'Ottocento, sono due ragazzini a confrontarsi con il terribile Jumanji. Terrorizzati, lo seppelliscono passando così il testimone ad Alan e Sarah che, esattamente cent'anni dopo, si cimentano in una partita che potranno chiudere soltanto da adulti. Caratteristiche comuni alle tre coppie di giocatori del film sono la curiosità, la sorpresa e, soprattutto, il desiderio di fuggire da una realtà in fondo troppo noiosa e assai poco soddisfacente. Judy e Peter, in particolare, sono orfani, vivono con una zia e hanno un gran desiderio di vivere una vita completamente diversa. A differenza di Alan, però, non penetrano in un mondo di fantasia: è invece questo mondo a proiettarsi verso l'esterno, trasfigurando e disseminando di pericoli la serena quotidianità della cittadina in cui abitano.
Particolarmente significativa, in questo senso, è la differenza sostanziale tra il mondo degli adulti e quello dei bambini. Mentre i primi, infatti, mostrano un'assoluta incapacità di sognare e conseguentemente di accettare le trasformazioni subite dal mondo reale a opera di Jumanji, i bambini, dopo un iniziale, atterrito stupore, credono in quello che stanno vedendo e reagiscono con invidiabile spirito d'iniziativa. Sarà infatti grazie a loro che i micidiali effetti del gioco si esauriranno per restituire al mondo l'ordine e la sicurezza. Autentico ponte tra il mondo degli adulti e quello dei bambini è la coppia costituita da Alan e Sarah che, in fondo, sono ancora bambini, almeno nello spirito. Non è un caso, infatti, che Sarah sia stata considerata pazza per decenni. Nessuno è mai stato disposto a credere alle sue spiegazioni relative alla scomparsa di Alan e il suo ritorno al tavolo da gioco è vissuto da chi la conosce come un passo indietro verso la follia della sua adolescenza.
La partita a Jumanji, in ultima analisi, diventa lo strumento per conoscere davvero la realtà. È soltanto attraverso il caos, lo sparpagliare le carte, il gesto di chi lancia in aria la scacchiera che è possibile comprendere il mondo in cui viviamo: distruggere l'ordine, separare gli elementi per poi rimetterli insieme uno a uno consente agli uomini di capire i processi causa-effetto, le leggi della natura, i processi mentali che governano la loro vita. Alla fine della partita tutti gli elementi tornano al loro posto ma chi ha saputo credere alla fantasia avrà una maggiore consapevolezza della vita e saprà apprezzarne meglio i valori essenziali, su tutti quelli dell'amicizia e della solidarietà. Sono infatti questi i sentimenti profondi che legano le coppie di bambini ed è per spirito di solidarietà che Judy e Peter accettano di aiutare Alan a far ritorno al mondo reale, sebbene l'impresa sia, sin dall'inizio, assai rischiosa.
Autore critica:Stefano Boni
Fonte criticaAiace Torino
Data critica:



Critica 2:Jumanji è il nome di un gioco magico e maledetto. E' un gioco di percorso, che riserva al giocatore, ad ogni lancio di dadi, una penitenza terribile. A seconda dei risulati dei dadi, compaiono degli enigmi da risolvere, e allo stesso tempo si materializza quello che viene descritto negli enigmi stessi. E quello che viene decritto sono i mostri e pericoli della giungla nera, che invadono il mondo reale. L'unico modo per scongiurare l'incantesimo, è quello di concludere il percorso.
Alan Parrish, il figlio di un ricco industriale, un ragazzo che ha dei problemi con se stesso e con suo padre, si imbatte un giorno nel gioco misterioso, e non resiste alla tentazione di sperimentarlo. Ma il suo lancio di dadi risulta fatale: Alan viene risucchiato dal gioco e scompare per ben ventisei anni, isolato nella microgiungla del Jumanji. La sua scomparsa misteriosa getta i genitori nella disperazione, il padre chiude la fabbrica, e la florida cittadina che ne dipendeva piomba in una terribile depressione economica. Ventisei anni dopo, due ragazzi venuti ad abitare la casa di Alan ormai abbandonata, ritrovano il Jumanji nella soffitta e si mettono a giocare. Alan viene liberato dall'incantesimo e torna nel suo mondo, ormai adulto. Ma i mostri della giungla sono stati risvegliati, e invadono la cittadina, provocando il caos. Per scongiurare la catastrofe, bisogna portare a termine il gioco. Una prova che per Alan si trasforma in una sfida esistenziale, che gli permetterà di regolare i conti col suo passato e col suo futuro...
In questa ingegnosa variazione sul tema del vaso di Pandora, ritroviamo l'utopia metafisica di Ritorno al futuro - la possibilità di tornare indietro e ridefinire il proprio destino - e l'ironia surreale di Gremlins: gli animali della giungla, liberati dal gioco, che si aggirano per la città creando il caos. Eppure, Jumanji non possiede la genialità dei modelli citati.
Questo è dovuto principalmente ad un limite del soggetto stesso che ha il torto di affidarsi troppo alle regole del gioco di percorso, e troppo poco a quelle della drammaturgia cinematografica: una volta che le regole del Jumanji sono state assimilate dallo spettatore, il film basa la sua suspence sull'attesa dell'enigma successivo e la sua relativa materializzazione, diventando prevedibile e ripetitivo. Tutto il peso è messo sulla meraviglia che gli effetti speciali devono suscitare nello spettatore. Ma Joe Johnston non è Spielberg, e benchè gli effetti siano gli stessi di quelli utilizzati in Jurassic Park, il modo troppo inibito con cui Johnston li mette in scena finisce per immiserirli.
Autore critica:Gianguido Spinelli
Fonte critica:tempimoderni.com
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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