RETE CIVICA DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA
Torna alla Home
Mappa del sito Cerca in Navig@RE 

Home

Prenom Carmen - Prénom Carmen

Regia:Jean-Luc Godard
Vietato:14
Video:Cecchi Gori Home Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura francese - 800
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Anne Marie Mieville, dal romanzo "Carmen" di Prosper Merimée
Sceneggiatura:Anne Marie Mieville
Fotografia:Raoul Coutard
Musiche:Da Ludwig Van Beethoven
Montaggio:Jean-Luc Godard
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Jacques Bonnaffe' (Joseph), Maruschka Detmers (Carmen), Hippolyte Girardot (Fred), Jean-Luc Godard (Zio Jean), Myriam Roussel (Claire)
Produzione:Sara Films Jlg Film Film A2 Alain Sarde
Distribuzione:Ventana - Cineteca Lucana
Origine:Francia
Anno:1983
Durata:

85’

Trama:

Carmen, una giovane che frequenta banditi e terroristi e che ha in programma una rapina ad una banca, si reca in una clinica per malattie nervose a visitare lo zio Jean (è lo stesso Jean-Luc Godard), che vaneggia su una sceneggiatura dopo l'altra. E' a lui che Carmen chiede di poter utilizzare un appartamento vuoto in riva al mare e lo zio, che per Carmen sembra aver sempre avuto una tenerezza particolare, glielo concede di buon grado. In più, promette che sarà il regista di un documentario che il gruppo di ragazzi vuole realizzare. Durante la rapina, Carmen conosce un poliziotto (Joseph) e i due si innamorano, rifugiandosi nell'appartamento sulla spiaggia. Ma Carmen, pur passionale qual'è, è anche una donna irrequieta e insofferente, mentre, piano piano, l'amante diviene sempre più possessivo e succube allo stesso tempo. Arrestato per complicità, il suo avvocato riuscirà a farlo mettere in libertà. Intanto, la banda organizza un sequestro di persona e butta giù il piano per un documentario che, in occasione e concomitanza del crimine, verrà girato nel salone-ristorante di un grande albergo. Sarà presente lo zio Jean, che dà ordini confusi. Mentre tutta l'azione si svolge, arriva la polizia: Carmen è avvicinata da Joseph che, respinto ed irriso, la insegue ed uccide con un colpo di pistola.

Critica 1:In ventun sequenze la storia di Carmen e dei suoi amanti, aggiornata e infranciosata, alla quale si alternano tre temi: il povero zio Jean ricoverato; le prove di un complesso d'archi; il refrain del mare. Leone d'oro e premio speciale per i valori tecnici a Venezia '83. Dopo Una donna sposata, è il più erotico dei film di Godard, e uno dei più divertenti anche se molto doloroso. Beethoven, non Bizet, nella colonna sonora. Narcisista e antinarrativo.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:
      Qual è il non detto di «Carmen», ciò che prende corpo nella parte sommersa del testo, capace di determinare in primo luogo la poco calorosa accoglienza della novella da parte dei suoi primi lettori sulla Revue des Deux Mondes, ma soprattutto - per quanto ci riguarda - possibile rivelatrice dei motivi dell'interesse di Godard nei suoi confronti? La storia di don José e di Carmen è prima di tutto una vicenda à bout de souffle, che prende corpo proprio nella velocità che il racconto di don José al suo interlocutore acquista man mano, e che tanto aveva disturbato con quel suo ritmo forsennato lettori e critici. È una storia fatta di incontri rapidi, di rapide evoluzioni dei sentimenti, di gesti bruschi subito appartenenti al passato, di spostamenti continui da una città all'altra, da un rifugio all'altro, di improvvisi tornanti esistenziali sui quali non è possibile operare un qualsiasi controllo o una qualsiasi riflessione tanto è su di essi l'incalzare continuo del presente. Un racconto tutto «di testa», quasi dettato dalla fretta di capire, prima che arrivi il momento dell'esecuzione, della morte. In Prénom Carmen è Godard-metteur en scène il vero don José, e lo spettatore viene delegato al ruolo di colui che ne raccoglie il racconto (e dunque del possibile autore di quest'ultimo: la dinamica è, come sempre, limpida). Il film è a sua volta tutto «di testa», vero e proprio esperimento scientifico finalizzato ad una conoscenza affrancata dall'abitudine: riformula il territorio del gioco su cui ci si dovrà muovere per imparare, sposta l'identità delle funzioni drammatiche, formula proditorie ipotesi psicoanalitiche sul «mito», con il secondo fine di poterlo così trasportare nella sfera - che certo gli è più pertinente - della tragedia. La perfetta geometria autodistruttiva del percorso di don José, l'impossibilità riconosciuta dal protagonista stesso di potervi porre un rimedio, la contemporanea presenza dell'elemento della preveggenza di Carmen che rivela come la donna (in cui si incarna il destino di don José) così agendo non faccia, in ultima analisi, che accettare l'altro come proprio destino: siamo di fronte allo svelamento di una nuda struttura tragica di uno scontro d'amore i cui protagonisti sono reciprocamente e irrimediabilmente altro (non andrebbe a questo proposito dimenticato che, se Carmen è donna, zingara e fuorilegge, ugualmente viene sottolineato spesso che don José è un Basco: a sua volta, dunque, riconoscibile linguisticamente come diverso all'interno della comunità spagnola in cui è andato a vivere, lontano dalla propria regione). L'elemento tragico, determinato dalla presenza del fato che presiede così apertamente alla direzione e allo scioglimento della vicenda dei due amanti ugualmente soli, «diversi», e abbandonati alle proprie inutili forze, è dunque il non detto che don José ha forse ascoltato raccontandola al suo confidente, alla vigilia del capestro; ed è dunque la vera chiave che consente di articolare un punto di vista che le sia pertinente. Prénom Carmen fa suo questo punto di vista: trasformando la figura del destino in quella ugualmente inappellabile del caso, che determina l'incontro di Carmen con Joseph; ponendo la donna sotto l'egida di un personaggio eminentemente tragico qual'è Elettra; e, infine, introducendo con una scelta formale indiscutibilmente geniale la musica di Beethoven e i concertisti che la eseguono, in funzione di commento sonoro e visivo immediatamente accostabile a quella sostenuta dal coro nella tragedia greca. (…)
      La domanda circa la possibilità che la passione amorosa instauratasi tra due persone possa produrre tra queste una comunione (una comunicazione) reale, ecco il quesito fondamentale intorno a cui ruota la rilettura godardiana della vicenda di Carmen e di don José come specchio tragico di una condizione generale che ci riguarda. Il film è letteralmente invaso, attraversato continuamente dalla presenza di mezzi «di comunicazione»: magnetofoni, televisori, macchine da presa, radio, giornali, videocassette, libri. All'interno di questa galassia ossessionante di possibilità «comunicative» si pone il confronto tra i due amanti e la sua rapida evoluzione fino al corto circuito finale.
      Joseph, consapevole della propria marginalità, non ha difficoltà a dichiarare la propria estraneità (per scelta d'ignoranza) all'invadenza di questo sistema di riproduzione e di trasmissione d'immagini e parole a getto continuo. La ragazza, dal canto suo, non fa che proporre un'immagine di sé apparentemente adeguata ad una convivenza non succube con questa realtà sempre più inumana, ma in realtà così facendo maschera una fragilità che è ben più grande di quanto lei stessa non supponga. Quando, nel corso del rapimento che sta andando a monte per l'incontrollabilità di Joseph, il capo del gruppo di terroristi dice a Carmen, più o meno: «Avrei fatto meglio a lasciarti fare la commessa», ogni cosa riprende le sue vere dimensioni: Carmen e Joseph ritornano uguali, individui isolatamente presi in un flusso che li sovrasta, comunque li dirige, e li porterà inevitabilmente alla rovina. Individui come universi paralleli di gesti, parole, sogni, che per illusione ottica sembrano doversi incontrare (scontrare) realmente, ma che in realtà non faranno che incrociarsi sempre, senza mai toccarsi: come i due convogli della metropolitana che ritornano in continuazione a scandire il film. Che alla fine Joseph uccida Carmen non significa che la storia non debba tornare a ripetersi: è, anzi, la condizione necessaria perché tutto possa ricominciare... Per zio Jean/Godard il motivo di questo avvitamento annichilatorio senza soluzione di continuità è da cercare nel fatto che i giovani che lo fronteggiano e lo vorrebbero complice del loro progetto non solo non hanno inventato nulla di quanto li circonda, ma soprattutto non cercano davvero qualcosa di nuovo al di là dell'esistente («Van Gogh ha cercato un po' di giallo quando il sole è scomparso»...). Al di là: ma forse sarebbe ancora una volta più giusto dire al di qua. Nel turbinare delle immagini come merce e della merce come riserva di segni di un discorso di potere unidirezionale, forse risulterebbe più produttivo ritirarsi («chiudere gli occhi invece di aprirli»): rinchiudersi in una clinica psichiatrica, ritrovare ancora una volta un avant le langage, recuperare terreno indietreggiando per potersi ri-conoscere. L'incapacità di attuare questa presa di distanza è all'origine della picchiata a vite, della tragedia collettiva che si rispecchia in quella di una passione amorosa incapace di liberarsi dalla morsa dell'antagonismo, suicida proprio perché presuntuosa circa la sua necessità «naturale». Ed è, infine, solo nell'attimo della morte che balena l'illuminazione, l'intuizione che proprio quando «innocenti e colpevoli stanno ognuno nel proprio angolo» forse sta per levarsi l'aurora. Questa volta è Carmen, come era don José nel testo di Merimée, a raccogliere e trasmettere l'enigma, la sua disperata volontà di comprendere.
      E allora può bastare anche un cameriere d'albergo a tradurre in questa sola parola, «l'aurora», l'eredità inestimabile della percezione proveniente dalla soglia oltre la quale la voce cessa definitivamente. L'importante è passare il testimone, così come don José l'aveva saputo passare al proprio ultimo confidente. Senza questo primo atto certamente non sarebbe stato possibile neppure la realizzazione di quel movimento esemplare di conoscenza profonda che è Prénom Carmen.
Autore critica:Adriano Piccardi
Fonte critica:Cineforum n. 242
Data critica:

2-3/1985

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Carmen
Autore libro:Merimée Prosper

A cura di: Redazione Internet
Valid HTML 4.01! Valid CSS! Level A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0 data ultima modifica: 11/03/2005
Il simbolo Sito esterno al web comunale indica che il link è esterno al web comunale