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Banditi a Orgosolo -

Regia:Vittorio De Seta
Vietato:No
Video:Mondadori Video (Il Grande Cinema)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Il lavoro
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Vittorio De Seta, Vera Gherarducci
Sceneggiatura:Vittorio De Seta, Vera Gherarducci
Fotografia:Vittorio De Seta, Luciano Tovoli
Musiche:Valentino Bucchi
Montaggio:
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Michele Cossu (M. Cossu), Peppeddu Cuccu (Peppeddu Cuccu), Vittorina Pisano (Mintonia)
Produzione:Vittorio De Seta
Distribuzione:Cineteca Nazionale - Zari Film
Origine:Italia
Anno:1961
Durata:

98’

Trama:

Michele Joso con il fratello Giuseppe sono intenti al pascolo di un gregge. Tre banditi che hanno rubato alcuni maiali si fermano nella capanna del pastore. Michele vorrebbe che i tre si allontanassero al più presto, quando sopraggiunge una pattuglia di Carabinieri che ha uno scontro a fuoco con i briganti. Un milite viene colpito e perde la vita. Michele fugge per non esser incolpato come complice dei tre. Essendo stato spiccato un mandato di cattura nei suoi confronti, egli cerca di raggiungere con il gregge una zona dove spera che la legge non riesca a raggiungerlo, ma durante il percorso le pecore muoiono. Oramai ha perduto ogni cosa, deve far fronte a numerosi debiti, non sa come risolvere la difficile situazione nella quale si trova. Allora aggredisce un altro pastore, lo tramortisce e gli porta via le bestie. Egli si è comportato alla stessa maniera di chi gli ha fatto del male. Il pastore derubato, urla all'indirizzo di Michele che si vendicherà, ovunque egli possa andare a nascondersi.

Critica 1:Un giovane pastore sardo, costretto a ospitare tre banditi, è braccato dalla polizia e non ha altra strada che quella del banditismo. Attento alla lezione di Flaherty, il siciliano De Seta, documentarista al suo 1 lungometraggio, recupera, grazie a un asciutto rigore, un po' chiuso nel suo argomento, il documento di un mondo contadino povero con i suoi comportamenti e valori. Fu girato con attori non professionisti (pastori sardi).
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Banditi a Orgosolo segna l'esordio nel lungometraggio di Vittorio De Seta. Nella cittadina sarda, De Seta c'era già stato qualche anno prima per girarvi un paio di documentari (Un giorno in Barbagia, Pastori a Orgosolo) e aveva conosciuto in questa sinistra zona del Nuorese le minacce, i ricatti, le omertà della gente di Orgosolo, aveva incontrato i ricchi che dominano e i poveri che patiscono, i pastori che vivono in solitudine tra le rocce e si abituano al discorso parco, alla colazione frugale, all'isolamento, e i banditi che un giorno erano pastori e si sono poi dati alla macchia per ignoranza, sfiducia nella legge, impotenza a reagire al destino. C'è quasi una maledizione ancestrale che pesa sugli uomini e sulle cose: il primo passo spesso è un incidente dappoco, ma stritola ben presto il pastore entro una morsa fatale. È impossibile starsene fuori: la legge è troppo assoluta, lo stato è troppo lontano, a volte nemico, la chiesa sembra assente, ristretta alle devozioni rituali della povera gente.
Così comincia anche la storia narrata da Vittorio De Seta. C'è un pastore di Orgosolo, Michele, che è implicato in una rapina di bestiame e nell'omicidio di un carabiniere. E innocente ma neppure pensa di costituirsi e ristabilire la verità dei fatti. Dal tempo dei Saraceni, il sardo ha imparato a cavarsela da solo, a rientrare, semmai, nel proprio guscio senza protestare. Quando uno sia vittima di una situazione ostile, non ha alcuna scappatoia: è inutile mendicare aiuto dalle persone di autorità, tutt'al più un po' di com-prensione e perciò silenzio e omertà da chi in qualche modo gli è vicino per parentela o amicizia. Non c'è altra soluzione. Così crede il sardo del Nuorese. E così fa Michele che tenta di sfuggire al destino avverso, cercando scampo tra le montagne, lontano da Orgosolo, dai centri abitati, dagli agguati della polizia.
Michele non parte solo. Lo accompagna il fratello minore che lo segue come un cagnolino fedele senza mai chiedergli ragione dei fatti, obbedendo ai suoi desideri, limitandosi ad intuire i suoi movimenti, collaborando in maniera attiva alla fuga del fratello maggiore. Michele non riesce però a dare una soluzione concreta e fortunata alla fuga. Infatti non si può andarsene giorno e notte, sospingendo innanzi un gregge di pecore per la brulla sassaia. Anche se si evitano i carabinieri dello Stato, si va incontro alla falcidia del bestiame. E così avviene; Michele deve adattarsi a compiere ciò che all'inizio neppure concepiva si potesse fare: il bandito. Prende un fucile e se ne scappa per le montagne, come un brigante escluso dal consorzio degli uomini, pronto alla rapina, all'abigeato, all'omicidio.
Banditi a Orgosolo recita il titolo del film: il caso di Michele è perciò il paradigma di una situazione generale. Ma De Seta non va più in là nell'accusa: la lascia intravedere nel fondo, chiamando in causa - l'analfabetismo, la miseria, la diffidenza antistatale, il destino atavico. Ma restringe quasi subito la valutazione alla disavventura di Michele, alle sue disgraziate vicende. Gli mette vicino anche il fratello minore, proprio perché dal difficile incontro venga fuori il bisogno di una comprensione reciproca, il primo germe dello spietramento. Michele e il fratello sono due solitudini, che cercano il contatto, ma alle quali riesce più facile il dialogo con la natura, con i monti, con gli alberi, con il vento, con il gregge. Qui De Seta rinviene con tutta la squisita felicità della sua vena di documentarista e si trova a proprio agio innanzi alle immensità sconfinate delle abetaie sulle rocce, delle pianure dominate con un'occhiata panoramica, dei silenzi goduti e contemplati insieme con il tintinnare uguale e dolce dei campanacci e dei sonagli al collo delle bestie. Forse a volte si ha l'impressione che De Seta ecceda in preziosi indugi, in descrizioni di paesaggi pregne di malinconia e affetto accorato, specialmente nella seconda parte del film quando l'insistenza sul paesaggio diventa necessità narrativa di fronte a personaggi predeterminati nel loro modo di essere. In un certo senso, l'esistenza di protagonisti senza evoluzioni o svolte psicologiche condiziona De Seta, lo porta a distrarsi con l'amore che sente per la natura di Sardegna e lo fa scivolare nel manierismo virtuoso, come nella fuga per le montagne che in qualche scena diventa illustrazione di colore, o nella morìa del gregge dove è troppo evidente il gusto geometrico per la composizione bella, o nella festa al paese, che è vista con modi allusivi, dal basso, come qualcosa di armonico, ma di lontano, di definitivamente estraneo e perduto.
Da un punto di vista strutturale, è questo il difetto più evidente del film, questa oscillazione tra una partecipazione alla sofferenza di Michele bandito e un distacco letterario che confonde uomini e natura in una unica intonazione chiaroscurale. Da un punto di vista morale e sociale, invece, la posizione di De Seta è chiarissima: è tutta dalla parte di Michele e dei suoi, al loro livello, sul piano dei loro sentimenti. Appunto per questo il doppiaggio in italiano del dialogato sardo d'origine è una stonatura: sembra dare ai personaggi un lustro, una civiltà culturale che stride con le diffidenze, le pigrizie, le rassegnazioni del mondo arcaico dei pastori di Orgosolo.
Autore critica:Alberto Pesce
Fonte critica:Cine Proposte, Editrice La Scuola
Data critica:

1978

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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