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Selvaggio (Il) - Wild One (The)

Regia:Laszlo Benedek
Vietato:No
Video:Columbia Tristar Home Video (Columbia Classics)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Disagio giovanile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal racconto "The Cyclists' Raid" di Frank Rooney
Sceneggiatura:Ben Maddow, John Paxton
Fotografia:Hal Mohr
Musiche:Leith Stevens
Montaggio:Al Clark
Scenografia:Rudolph Sternad
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Marlon Brando (Johnny Strabler), Mary Murphy (Kathie Bleeker), Robert Keith (Sceriffo Bleeker), Lee Marvin (Chino), Jay C. Flippen (Sceriffo Singer), Peggy Maley (Mildred), Hugh Sanders (Charlie Thomas)
Produzione:Columbia Pictures Corporation
Distribuzione:Columbia
Origine:Usa
Anno:1953
Durata:

79'

Trama:

Una banda di giovani motociclisti, violenti e attaccabrighe, irrompe in una tranquilla cittadina. Il loro capo, Johnny, entra da solo nel bar e si mette a corteggiare con rude galanteria l'inserviente, Kathie, figlia di Harry, l'unico sceriffo del paese. Nel frattempo giungono i motociclisti di un club rivale, capitanati da Chino, il quale sfida Johnny. Mentre i due si picchiano, un cittadino influente, tale Thomas, cerca di farli smettere, ma viene aggredito da Chino. A questo punto interviene lo sceriffo, il quale non ha il coraggio d'arrestare Thomas. Solo Chino va in prigione; ma Johnny, impadronitosi di Thomas, porta in prigione anche lui. Piu' tardi Johnny salva Kathie, che i ragazzacci hanno sorpreso per strada, e la conduce in un parco. Qui ella gli dimostra la sua simpatia; ma egli la disgusta col suo contegno cinico ed ella fugge, inseguita da lui. Fermato dai compagni, Johnny viene picchiato: egli cade dalla macchina che, procedendo senza guida, schiaccia un uomo. Accusato ingiustamente d'omicidio, Johnny è salvato dalla testimonianza di Harry e di Kathie. Dal giovane, costretto a lasciare la città, Kathie riceve finalmente uno sguardo di comprensione e d'amore.

Critica 1:A capo di una banda di teppisti in motocicletta, Johnny (M. Brando) sparge il terrore nella cittadina californiana di Wrighsville. Scoppia una rissa con una banda rivale, ci scappa il morto. La sequenza iniziale dei Black Angels, con Brando nel fulgore dionisiaco e tetro dei suoi trent'anni, che avanzano su una strada asfaltata della California, come un minaccioso squadrone di cavalieri teutonici, è uno degli incipit memorabili del cinema hollywoodiano. Tutto il resto gli è inferiore. Fu, con troppo anticipo, l'antesignano della moda dei biker movies che fiorì negli anni '60. Prodotto da Stanley Kramer, è ispirato a un fatto di cronaca del 1947 quando quattromila soci di un club motociclistico si riunirono per tre giorni a Hollister (California) seminando la paura tra gli abitanti. Ne riferì Frank Rooney nel racconto The Cyclists' Raid, all'origine del film. Non ebbe un grande successo né di pubblico né di critica quando uscì, ma fece epoca. Brando in giubbotto di pelle nera divenne un'icona internazionale. Jerry Lewis lo parodiò in Il delinquente delicato (1957), Kenneth Anger lo citò nel film d'avanguardia Scorpio Rising (1964).
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:È il 1953 quando sugli schermi americani appare un film simbolo, vero e proprio punto di non ritorno per il filone giovanile, Il selvaggio di Lazlo Benedek. Il suo eroe è Marlon Brando, 29 anni, già distintosi nel ruolo del rozzo manovale Kowalski in Un tram che si chiama desiderio del '51 di Kazan. Brando e la sua banda di giovani teppisti fanno irruzione in una cittadina di provincia americana, provocando violenza e terrore, ma anche odio e reazione da parte della popolazione che non riuscirà nel linciaggio di Brando solo per l'intervento del vecchio sceriffo. La sceneggiatura era ispirata indirettamente ad un fatto accaduto nell'estate del '47 quando, nella cittadina di Hollister in California, una banda di motociclisti spadroneggiò per un'intera notte. «Un film senza spiegazione, senza giudizio, senza giustificazione, un film assurdo, brutale, imbarazzante, un Marlon Brando cupo, animale, magnetizzante, che cerca e provoca l'angoscia» scrisse Pierre Kast in un articolo intitolato «Sono sbarcati i marziani». Ecco dunque un film che improvvisamente apre uno squarcio su un fenomeno inquietante della società americana dei '50. La delinquenza giovanile è in preoccupante crescita, e investe praticamente tutte le classi sociali. A.K. Cohen nel suo famoso saggio del '55 tuttora molto valido descrive questa delinquenza giovanile come «sottocultura», in cui vigono norme e comportamenti che sono condivisi solo all'interno della banda.
Ma, pur essendo diffusa soprattutto nel settore maschile della gioventù della classe operaia, la delinquenza degli anni cinquanta non ha più quei caratteri, per così dire, «di povertà e di ghetti proletari» del passato. Il rubare non è più il mezzo «per ottenere oggetti altrimenti irraggiungibili», questi ragazzi «rubano per ottenere il riconoscimento dei compagni». Avviene in questa sottocultura un ripudio dei principi standard della classe media e una delle sue forze d'attrazione sta proprio nel rifiuto di venire a patti, nella legittimazione dell'aggressione, nella distruzione della proprietà, come si vede le basi stesse della società americana. Di tali condizioni Il selvaggio ritrae gli atteggiamenti più vistosi, a livello di costume esteriore: i maglioni neri, i giubbotti di pelle e i pantaloni attillati e poi soprattutto le moto, la sfida della velocità. La motocicletta diventerà l'oggetto-simbolo delle sottoculture giovanili, un oggetto di consumo che si vedrà rovesciare di segno nel suo uso liberatorio e folle. C'è un filo rosso che lega il selvaggio Marlon Brando con le sue scorribande cittadine agli scooter di Quadrophenia nell'epoca dei Mods inglesi, alle scintillanti moto di Easy Rider, fino alla motocicletta fuga/libertà di Motorcicle Boy in Rumble Fish di F. Coppola. La motocicletta diviene un prolungamento del corpo e dà sfogo a quella continua insoddisfazione, a quella inquietudine e delusione della gioventù di quegli anni, «è il bolide di ferro lanciato a pazza velocità sulle strade americane, della solitudine e della libertà, del coraggio gratuito e del gesto irripetibile e folle». Arrivata alla metà degli anni cinquanta, l'America si ritrova in casa una generazione davvero difficile di giovani, che sfugge a tutti i tentativi di comprensione sociologica. Ne Il selvaggio Brando rappresenta questi ragazzi dei quali - come ha scritto Michael Wood - «Chiunque possa dire che cos'hanno non può, per definizione, sapere cos'hanno».
Autore critica:Federico Chiacchiari
Fonte critica:Cineforum n. 272
Data critica:

3/1988

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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