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Custode di mia sorella (la) - My Sister's Keeper

Regia:Nick Cassavetes
Vietato:No
Video:
DVD:Warner Home Video
Genere:Drammatico
Tipologia:Giovani in famiglia, I bambini ci guardano, Padri e Figli
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Jodi Picoult
Sceneggiatura:Jeremy Leven, Nick Cassavetes
Fotografia:Caleb Deschanel
Musiche:Aaron Zigman
Montaggio:Jim Flynn, Alan Heim, James Flynn
Scenografia:Jon Hutman, Maggie Martin
Costumi:Shay Cunliffe
Effetti:
Interpreti:Cameron Diaz, Abigail Breslin, Alec Baldwin, Jason Patric, Sofia Vassilieva, Heather Wahlquist, Joan Cusack, Thomas Dekker, Evan Ellingson, David Thornton
Produzione:Curmudgeon Films, Gran Via Productions, Mark Johnson Productions
Distribuzione:Warner Bros.
Origine:USA
Anno:2009
Durata:

109

Trama:

Una ex avvocato torna ad esercitare la professione per difendere sé stessa e il marito. La coppia è stata infatti citata in giudizio dalla figlia tredicenne che vuole ottenere l'emancipazione. La ragazzina accusa i genitori di averla concepita con il solo scopo di avere un donatore di midollo compatibile con l'altra figlia malata di cancro.

Critica 1:Ci sono film (che ti prendono alla gola e non ti mollano più, neanche quanto torni alla luce del sole. Film capaci di puntare dritto al cuore con temi che vanno al nocciolo delle grandi questioni umane: la vita e la morte. Uno di questi è La custode di mia sorella di Niclk Cassavetes, dramma morale tratto dal best seller di Jodi Picoult ispirato a 'una storia vera che molto ha fatto discutere. La vicenda è infatti quella della piccola Anna (Abigail Breslin, già candidata all' Oscar per Little Miss Sunshine), undici anni, messa al mondo dai genitori con un dna opportunamente modificato perché possa fornire «pezzi di ricambio» alla sorella maggiore Kate (la brava e coraggiosa Sofia Wassilieva), malata di una rara forma di leucemia. Sin dalla nascita Anna dona sangue, cellule staminali, midollo osseo sottoponendo il proprio corpo martoriato da aghi e siringhe a dolorosi trattamenti ospedalieri. Quando le viene chiesto di donare un rene, operazione che cambierà per sempre la sua vita, nel tentativo estremo di regalare ancora un po' di tempo a Kate, ormai condannata a morte, la sorellina si ribella e ricorre a un celebre avvocato per far causa ai genitori e riavere i diritti sul proprio corpo. Un gesto estremo dietro il quale si nasconde un segreto che non vi sveleremo, ma che dà il via a una profonda riflessione sulle contraddizioni dell'ingegneria genetica, sulla possibilità di guarire da una grave malattia, ma anche dalle profonde ferite di una morte, grande tabù della società di oggi e anche del grande schermo. Dispiace quindi che un film capace di raccontare come la morte non sia una vergogna da evitare a tutti i costi, ma parte della vita di ogni essere umano arrivi nelle sale il 4 settembre distribuito dalla Warner con un divieto ai minori di 14 anni, una sorte che risparmia invece decine di film violenti e volgari giudicati invece adatti anche al pubblico dei più piccoli. Affidando il racconto ai punti di vista dei diversi personaggi — la madre Cameron Diaz, finalmente in un ruolo maturo, il padre Jason Patrick e i tre figli della coppia — il film mette in scena con grande sensibilità i meccanismi di una famiglia minata da una sciagura ma decisa a combattere unita. Lacrime e risate si mescolano in scene di vita quotidiana dove si può sorridere e innamorarsi anche durante una chemioterapia. Cassavetes non disdegna qualche colpo. basso all'emotività dello spettatore e qualche cliché (come quello del malato terminale che vuole andare al mare), ma rimane abilmente in equilibrio tra le motivazioni e i sentimenti dei personaggi in gioco conducendo lo spettatore verso un finale doloroso e sereno al tempo stesso. La morte di una persona cara non regala a chi l'ha perduta le risposte ai grandi interrogativi della vita. Si muore e basta, dice la piccola Anna, ma, in attesa di ritrovarsi nell'aldilà, il rapporto con la persona scomparsa continua. Ciò che conta insomma non è che colui che amiamo ci abbia lasciato, ma che sia esistito lasciando un segno profondo nella nostra esistenza.
Autore critica:Alessandra De luca
Fonte criticaAvvenire
Data critica:

28 agosto 2009

Critica 2:Kate Fitzgerald è un'adolescente innamorata della vita e colpita a pochi anni da una forma aggressiva di leucemia. La sua famiglia, partecipe e protettiva, combatte da sempre la sua battaglia. Sara, la madre, ha abbandonato lavoro e carriera per garantirle cure e sostegno, Brian, il padre, veglia sulla famiglia e cerca come può di contenere il dolore della figlia e l'ostinata determinazione della moglie davanti alla malattia, Jesse, figlio maggiore, è un ragazzo introverso e suo malgrado defilato, Anna, figlia minore, ha undici anni ed è stata concepita in provetta per "riparare" la patologia progressiva della sorella maggiore. Provata emotivamente e sfinita dal disinteresse della madre, sempre troppo concentrata su Kate, Anna denuncia i genitori e chiede l'emancipazione medica e i diritti sul proprio corpo. Il processo li dividerà fino a riunirli.
Non è nuovo Nick Cassavetes alle storie lacrimevoli. Se Le pagine della nostra vita era un melodramma rosa e "Sparks" sul tema eterno dell'amore ostacolato, in La custode di mia sorella la macchina da presa "indugia" e "scava" nella malattia oncologica e nel focolare domestico di una famiglia americana. Meglio allora togliersi il pensiero e gettare le carte: La custode di mia sorella è una macchina per far piangere e il film non lesina lacrime e afflizione, producendo un inventario di luoghi comuni sulla malattia. Così il regista filma gli ultimi giorni della vita del suo personaggio, limitandosi a filtrare e accompagnare, con l'ausilio di una voce "a più voci" fuori campo, l'avvenuta dipartita del paziente. Senza pietà spoglia le carni e gli sguardi di Kate, fino a mostrarne la dissoluzione e l'inesorabile trasformazione del suo corpo, effetto "mostruoso" e collaterale dei farmaci chemioterapici. Vomito, sangue, sudore, lacrime servono ad amplificare la tensione drammatica e la partecipazione partecipe dello spettatore. Le cifre stilistiche care al genere "strappalacrime" e di maniera (l'uso irriducibile del primo piano, il rallenty e i flashback quasi sempre gioiosi che rimandano a un tempo felice e "in buona salute") si accompagnano a una colonna sonora compiaciuta che amplifica i momenti più drammatici della vicenda.
L'ambientazione, tipicamente borghese e raccolta in ambienti luminosi e ben arredati, completa e inquadra quadro e clichè.
Figlio d'arte del più indomito e ostinato dei registi indipendenti americani, John Cassavetes, Nick conferma una volta di troppo di mancare dell'immaginazione e della trasversalità del padre, di quella malinconia arrabbiata con cui era solito guardarsi intorno. La custode di mia sorella non si discosta allora dalla rappresentazione melodrammatica della malattia neoplastica, sprecando la lezione wendersiana dell'Amico americano, che offriva alla macchina da presa e allo spettatore gli ultimi giorni di vita di un corniciaio affetto da leucemia, scatenando singolari forze emotive nel cinema americano e fornendo un "occhio" inconsueto con cui guardare la malattia e la morte.
Il modello di indipendenza e di insofferenza del cinema di John Cassavetes viene rinnegato da un film artificioso e di sicuro effetto, che si contorce appagato dal dolore e nel dolore. Senza deflagrazione, senza messa in crisi, senza cortocircuiti. Senza disciplina. Senza scrupoli.
Autore critica:Marzia Gandolfi
Fonte critica:MyMovies.
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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