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Infernale Quinlan (L') - Touch Of Evil

Regia:Orson Welles
Vietato:16
Video:Biblioteca Decentrata Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Poliziesco
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Whit Masterson
Sceneggiatura:Orson Welles
Fotografia:Russell Metty
Musiche:Henry Mancini
Montaggio:Aaron Stell, Vergil Vogel
Scenografia:Robert Clatworthy, Alexander Golitzen
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Orson Welles Hank Quinlan, Charlton Heston Ramon Miguel "Mike" Vargas, Janet Leigh Susan Vargas, Joseph Calleia Sergente Pete Menzies, Akim Tamiroff Zio Joe Grande, Ray Collins Aiuto Procuratore, Joseph Cotten Detective, Valentin De Vargas Pancho, Marlene Dietrich Tanya, Zsa Zsa Gabor Compropr. Locale, Victor Millan Manolo Sanchez,
Dennis Weaver Guardiano Motel
Produzione:Albert Zugsmith Per La Universal-International
Distribuzione:Sacher
Origine:Usa
Anno:1958
Durata:

93'

Trama:

Una carica di dinamite uccide due persone in prossimità di un posto di frontiera proprio mentre sta transitando un poliziotto messicano. Questi si interessa al caso e scopre così che il capitano Hank Quinlan, incaricato ufficialmente dell'inchiesta, produce prove false a carico di un sospettato. Proseguendo nelle sue ricerche, il poliziotto scopre che Quinlan è abituato da anni ad incastrare gli accusati con quel sistema, fabbricando prove false. Resosi conto di quanto sta accadendo, prova a smascherare il suo superiore ma scatena la sua violenta reazione.

Critica 1:Aperto dal piano sequenza più famoso della storia del cinema, chiuso dall'enorme corpo di Welles che galleggia nel fiume e dalla battuta della chiromante Tanya, la sprezzante Marlene Dietrich (“Era uno sporco poliziotto, ma a suo modo era anche un grand'uomo”), ritorna il film diretto da Welles nel 1958. Contrastato dalla Universal che lo produsse, in parte tagliato, in parte edulcorato con alcuni inserti narrativi, oggi riportato alla versione voluta dall'autore, sulla base delle sue note di lavorazione. L'impatto del film è comunque sconvolgente: un thriller dove la politica sporca si impasta con le perversioni personali e collettive, dove l'eroe è un poliziotto obeso e bacato, che però conserva una sua grandezza rispetto al piccolo taccheggio del sottobosco che lo circonda. Un film oppresso da soffitti e pareti, da un cielo messicano pesa tragicamente, dal taglio sghembo delle inquadrature, dalle deformazioni della macchina da presa. Quinlan è il male nel suo patetico disorientamento; Vargas, per quanto faccia, è troppo sano per strappargli il suo scettro d'ombra. Segnato dall'ambiguità, come i capolavori moderni.
Autore critica:Emanuela Martini
Fonte criticaFilm TV
Data critica:

12/5/1999

Critica 2:Il ritorno di L'infernale Quinlan, che arriva adesso in Italia nella sua versione restaurata e rimontata, è allo stesso tempo un omaggio alla grandezza di Welles attore e regista, il trionfo del cosiddetto cinema "di serie B", e la vendetta postuma dello spirito cinefilo. Perché ritorna a quarant'anni di distanza - anzi, quarantuno -, ricostruito secondo i desideri del suo autore e in forma smagliante, un leggendario film nato male (da un equivoco e dalla necessità di lavorare), finito peggio (sulle moviole della Universal, che decise di rifarlo a suo modo, contro i desideri di Orson Welles), e rimasto pur tuttavia un capolavoro. E se non si può aggiungere nulla a tutto quello che nel corso di questi quarant'anni è stato scritto e detto su un film straordinario (come si farebbe, in coda alla ricchissima bibliografia wellesiana, e in coda, soprattutto, alla quasi viva voce di Orson Welles in colloquio con Peter Bogdanovich in "Io Orson Welles") , si può almeno dire che questa nuova versione ricostruita di L'infernale Quinlan, o meglio, Touch of Evil, bisogna correre a vederla subito. Per ricordarsi cosa un grande regista può fare del cinema di genere, per ammirare come da materiali banali (in questo caso il romanzo "Badge of Evil" di With Masterson) possa uscire un capolavoro, per godere di un noir che continua a funzionare in maniera sorprendente. Abbiamo parlato di un equivoco perché, come raccontò il regista a Bogdanovich, Touch of Evil nacque quando a Welles, reduce dalla difficile esperienza europea di Rapporto confidenziale, arrivò "una cosaccia pessima ambientata a San Diego, con dentro un poliziotto disonesto" e con la proposta di interpretarlo. Lui rispose "forse". Il suo forse divenne, per la Universal, un sì. Il sì venne sventolato sotto il naso di Charlton Heston, assieme all'ambigua frase "abbiamo Welles". L'attore capì che Welles sarebbe stato il regista del film e rispose che certo, se c'era Welles lui ci stava. Per non perdere Heston, i produttori si arresero alla necessità di chiedere a Welles di riscrivere il film e di dirigerlo, senza essere pagato, però, salvo che come attore... E' l'inizio della avventurosa storia di L'infernale Quinlan. Dice la storia che Welles riscrive il copione in cinque giorni, che lo prova per qualche giorno con gli altri attori - Charlton Heston, Janet Leigh, Akim Tamiroff - che continua a modificare la sceneggiatura durante le sei settimane scarse delle riprese, cominciate il 9 febbraio del '57, che convince i suoi amici, come Zsa Zsa Gabor e Marlene Dietrich, a comparire nel film, che il primo giorno di lavorazione riesce a girare dodici pagine di sceneggiatura in poche ore e a smentire così la sua leggenda di sperperi. Tutto bene, insomma, sino alla fine del film. Dopo due mesi di montaggio Welles partì per il Messico, dove si preparava a girare Don Quixote. Fu allora che, assente il regista, il boss della Universal, Edward Muhl, vide il film, decise che era incomprensibile - troppo difficile quel montaggio alternato, troppo complesso quel meraviglioso piano sequenza iniziale, troppo strani quei suoni "naturali" - decise di farlo rimontare e ne fece rigirare alcune scene (assai goffe) da tale Harry Keller. Quando Welles, di ritorno dal Messico, vide il film, scrisse agitatissimo una lettera di 58 pagine a Muhl per spiegare quale fosse il suo progetto. La stessa lettera la mandò anche al montatore, Ernest Nims. Che mediò quanto potè. Ma Touch of Evil, quando uscì, in una versione di 108 minuti, poi ridotta di altri quindici, era molto lontano dall'idea di Welles. Cosa che non gli impedì, secondo il curatore della bella intervista di Bogdanovich, Jonathan Rosenbaum, di passare "dall'essere un fiasco al rango di classico, senza conoscere il successo". Non del tutto vero: a Parigi, eternamente cinefila, il film rimase in programmazione per un anno e mezzo, in America, secondo quanto dice Heston che detiene una parte dei diritti, ha fatto soldi. Dissolvenza. A quarant'anni di distanza esce in America l'edizione di Touch of Evil restaurata dal produttore Rick Schmidlin e dal montatore Walter Murch, che hanno seguito le istruzioni del celebre memoriale di Welles ritrovato in un archivio, ed è subito un travolgente successo. Sono sparite le scritte dei titoli di testa che affliggevano i tre minuti e venti dello stupefacente piano sequenza iniziale che percorre Los Robles, la cittadina sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti dove è appena saltato per aria un importante uomo d'affari (in realtà si tratta di Venice, ma l'effetto è quanto mai esotico). E' stato ricostituito il montaggio alternato (proprio la cosa che la Universal aveva voluto "normalizzare" perché troppo in anticipo sui tempi) che segue da una parte l'arrivo in scena del grande, debordante, ambiguo detective Quinlan e dall'altra quello che succede a Janet Leigh, la moglie americana di Vargas, un importante poliziotto messicano (Charlton Heston, truccato di bruno e con enormi sopracciglioni, ma credibile come hidalgo locale), mentre viene avvicinata dai loschi figuri della famiglia Grandi. La colonna sonora ha ripreso i suoi giusti equilibri. Sono state eliminate molte scene girate da Keller - e conservata una, la corsa in macchina, utile per la continuità della storia.
Sono state messe da parte alcune sequenze girate dallo stesso Welles di cui non era soddisfatto e che erano state inserite a forza dal montaggio della Universal. Sono stati reintegrati alcuni momenti comici. La pulitura di questo devoto rimontaggio restituisce al film con più vigore anche il suo risvolto morale - lo scontro tra due visioni della legge, quella di Vargas, il poliziotto onesto che deve ricorrere a mezzi "disonesti" per vincere la sua battaglia, e perde così la sua integrità, e quella di Quinlan, violento e razzista, "grande detective, pessimo poliziotto", l'uomo che piega la legalità alle sue infallibili intuizioni. Soprattutto, per centododici minuti - quanto dura la riedizione del film - ci restituisce un "noir" impareggiabile, che si offre anche ai non strettamente cinefili come un prezioso divertimento nostalgico di un momento del cinema in cui era così importante il fattore umano.
Autore critica:Irene Bignardi
Fonte critica:la Repubblica
Data critica:

1/5/1999

Critica 3:La rivista americana Premiere lo ha definito il miglior film del 1998. Facile battuta: dove lo trovate, oggi, uno come Orson Welles? Parliamo dell'ormai celeberrima versione restaurata dell'Infernale Quinlan (in originale Touch of Evil, “il tocco del male”), rimontato secondo la volontà di Welles e uscito nelle sale americane l'anno scorso. La cosa entusiasmante, al di là dell'operazione filologica, è che 40 anni dopo Quinlan ha incassato più che nel '58, quando la Universal lo distribuì come un film di serie C. Ora lo possiamo vedere anche in Italiain edizione originale con sottotitoli (essendoci scene in più, non si potevano ovviamente ridoppiare). E' imperdibile, per chiunque ami il cinema. Il film nacque - nella testa dei boss della Universal - come un poliziesco a basso costo tratto da un romanzo di With Masterson. E la storia di un poliziotto di origine messicano, Mike Vargas, e di sua moglie Susan, che arrivano in viaggio di nozze in una cittadina di frontiera e si trovano coinvolti in una sporca storia di omicidi dietro la quale trama Hank Quinlan, corrotto capo della polizia locale. Questa la trama: ma fu ovviamente la regia di Welles (assieme alla fantastica fotografia in bianco e nero di Russell Metty) a trasformare un “noir” classico in un capolavoro. L'ubriacante piano-sequenza iniziale, girato nel quartiere losangelino di Venice, è fra i più citati e imitati della storia del cinema; come la comparsata di Marlene Dietrich, bruna e sfatta, nel ruolo della chiromante Tanya. La Universal trovò il film “incomprensibile” e lo rimontò, aggiungendo scene girate da Harry Keller. Ora lo storico Jonathan Rosenbaum e il montatore Walter Murch l'hanno restaurato, basandosi sul memoriale che Welles aveva scritto ai produttori. Non è un montaggio d'autore, è “solo” ciò che Welles stesso avrebbe fatto, nel '58, per salvare il film. La cosa forse più vistosa è la mancanza dei titoli di testa nella sequenza iniziale; altre sequenze sono montate diversamente, e quasi tutte le scene di Keller sono scomparse. Ma non andateci per scrupolo filologico: andateci per rivedere, su grande schermo, un film memorabile, meno originale di Quarto potere o degli Amberson, ma più feroce, più cattivo. Forse il film in cui Welles si sporca più le mani, con il cinema e con la vita.
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte critica:l'Unità
Data critica:

1/5/1999

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Badge Of Evil
Autore libro:Masterson Whit

A cura di: Redazione Internet
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