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No man's land - No Man's Land

Regia:Danis Tanovic
Vietato:No
Video:Bim
DVD:01 Distribution
Genere:guerra
Tipologia:La guerra
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Danis Tanovic
Fotografia:Walther Vanden Ende
Musiche:Danis Tanovic
Montaggio:Francesca Calvelli
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Jane Katrin Cartlidge, Nino Rene Bitorajac,Cik Branko Djuric
Produzione:Marc Baschet, Frédérique Dumas, Marion Hänsel, Dunja Klemenc, Cédomir Kolar
Distribuzione:Bim
Origine:Belgio Bosnia-Erzegovina Francia Slovenia Italia GranBretagna
Anno:2001
Durata:

98'

Trama:

L'inizio è quello di un classico film di guerra: una pattuglia bosniaca sperduta nella notte e nella nebbia, che al mattino si sveglia proprio sotto una postazione serba - il territorio è limitato e non ci vuol niente a trovarsi dall'altra parte - e si fa sterminare. Se ne salva uno solo, ma quando quelli mandano qualcuno a vedere cosa è successo l'imboscata si capovolge e alla fine in una trincea abbandonata, a metà fra le due linee nemiche, si ritrovano un serbo e un bosniaco, entrambi feriti, entrambi per qualche motivo costretti a lasciar sopravvivere l'avversario. La situazione si fa poi più delicata quando un altro soldato, che sembrava morto e che era stato adagiato su una mina per una perfida trappola, si riprende ma non può più muoversi senza farla esplodere.

Critica 1:L'altra faccia di Apocalypse Now: Un war-film non americano ma europeo, che racconta una guerra che si svolge non dall'altra parte del mondo e in territori sconosciuti ma dietro casa, quasi in un cortile, nella quale la tragedia universale si mescola alla farsa paesana e il cuore della tenebra non è da andare a cercare sprofondando nell'abisso del viaggio senza fine ma ognuno se lo porta dentro, come uno strumento della dotazione standard. (...) Un concentrato di tutta la assurda guerra: parlano la stessa lingua, avevano persino un'amica comune, ma si detestano. Chi l'ha cominciata, questa guerra senza ragione? La risposta è semplice: il colpevole è chi, in quel momento, non ha il fucile in mano. Perché accade che di volta in volta sia l'uno o l'altro a dominare la situazione, ma senza mai riuscire a risolverla. Anche dalle opposte trincee i due eserciti non sanno che fare e alla fine i rispettivi comandanti decidono entrambi di chiamare l'Unprofor, la forza di interdizione dell'Onu dislocata nelle vicinanze. Arriva un'autoblindo bianca con dei francesi, seguita a ruota (basta ascoltare le frequenze radio per conoscere i movimenti delle truppe) da una troupe televisiva inglese con una giornalista d'assalto pronta ad ogni scoop. Bisogna salvare il ferito. Missione umanitaria sotto gli occhi delle telecamere. Alla fine arriverà anche un artificiere tedesco: è la vera guerra europea. Il teatrino dell'assurdo scivola sempre di più verso il grottesco: quel soldato immobile sulla bomba è come uno di quei cadaveri sempre in scena in certi film di Hitchcock, solo che qui il cadavere è vivo. E lo resterà, chissà per quanto, vittima di una cinica finzione che servirà a qualcuno a salvare almeno la faccia. (...) Bosniaco, ma comunque e prima di tutto (jugo)slavo, il film rivendica l'asprezza, i risentimenti, la forza sanguigna, la "cattiveria" e la sporcizia dei combattenti nei confronti del pacifismo umanitario internazionalista, simboleggiato dalle sue inutili e asettiche autoblindo bianche: meglio uccidersi da nemici che lasciar morire gli altri da amici.
Autore critica:Alberto Farassino
Fonte criticaKwcinema
Data critica:



Critica 2:Chi ha cominciato la guerra? Voi, Urla il bosniaco Ciki (Branko Djuric) al serbo Nino (Rene Bitorajac). La sua voce non conosce dubbi, come quella del suo nemico. Al pari di Ciki, anche Nino urla: voi, l'avete cominciata. Oltre alle loro non c'è, nel film di Danis Tanovic, una voce "terza", un'istanza superiore, una ragione giuridica o morale che risponda a quella domanda. C'è solo la voce muta che sta per intero nella canna d'un fucile: chi di volta in volta lo impugna e lo punta contro l'altro, quello ha "ragione" É sarcastico in senso stretto, questo sorprendente No Man's Land .
Se fosse solo ironico, si limiterebbe a mostrare la guerra così come se la figurano i suoi ideologi, ma capovolgendo di fatto l'apologia in condanna. Se poi fosse grottesco, come pure è stato detto, ne deformerebbe e ne ridicolizzerebbe situazioni e caratteri (questo accade, ma solo in parte e a danno degli ufficiali dell'Unprofor e dei giornalisti, che di niente si curano che non prometta d'essere uno scoop). Essendo invece soprattutto sarcastico, il film di Tanovic "lacera la carne" (come suggerisce l'etimo greco del latino sarcasmus). E non lo fa solo in senso figurato. Da un lato, cioè, affonda la lama di un'amarezza radicale nel corpo grosso dei luoghi comuni e delle ovvietà con le quali, per lo più, siamo abituati a pensare alla guerra. Dall'altro, è la carne in senso pieno e materiale ciò di cui sceneggiatura e regia ci suggeriscono e ci fanno soffrire il tormento, e appunto la lacerazione. Il centro narrativo e visivo di No Man's Land è una trincea che sta fra, nello spazio delimitato da altre due trincee, dalle quali i combattenti si fronteggiano in odio. Si tratta dunque d'uno spazio residuale, negativo: non è bosniaco e non è serbo. Dal punto di vista dell'appartenenza politica è un non-spazio. Nessuna bandiera gli inventa un senso. Proprio per questo, nella sua cavità si fa palese il lavoro della morte. Nelle altre trincee, nel loro pieno politico, alla morte si possono dare tanti nomi, tutti grandi: eroismo, storia, futuro Ma qui, lontani da slogn e da entusiasmi, senza bandiere, che pretendano di porre confini nel vento, gli occhi e gli orecchi paiono più liberi di vedete e sentire, e in primo luogo di vedere e sentire la paura. Rispetto alla sua potenza, entrambi i nemici sono egualmente in scacco. Sono due paure opposte eppure molto simili, quelle che si scoprono (l'una accanto all'altra, nella terra di nessuno. Con sorpresa bene evidente, Ciki e Nino pian piano ne vedono la "sovrapponibilità". D'altra parte, i due sono simili già proprio come esseri umani. Ciò che uno dice e fa, dice e fa anche l'altro, per quanto in senso rovesciato, come un suo calco. Se nelle loro trincee la somiglianza poteva essere rimossa e trasfigurata dagli slogan in differenza assoluta e mostruosa, in questo non-spazio si svela loro in tutta la sua evidenza. A loro, a loro come singoli e non come appartenenti a una bandiera, si pone dunque l'onere della scelta: o accettare d'essere due in senso pieno, ognuno riconoscendo l'altro per lo stesso motivo per cui pretende d'essere da lui riconosciuto, oppure chiudersi all'altro, non vederlo e non sentirlo come altro, ma solo come mostro e nemico. E però, nel vuota e nella trasparenza della terra di nessuno Ciki e Nino non sono soli. Insieme con loro c'è un terzo: un terzo la cui situazione è del tutto particolare, e addirittura più singolare della loro. Si tratta di Cera (Filip Sovagovic), disteso sopra una mina pronta a esplodere appena liberata dal suo peso. In lui, nella sua "situazione", lo scacco è ancora più evidente, più fisico. Benché sia bosniaco come Nino, Cera non può permettersi di condividerne fino in fondo gli entusiasmi nazionalistici. E' troppo esposto al lavoro della morte, per sottrarsi con l'alibi dell'odio alla potenza della paura. Man mano che i due procedono nelle loro storie parallele, passando dall'odio al dialogo e poi di nuovo all'odio, Cera sprofonda sempre più verso il niente, verso il tormento e la lacerazione della sua propria carne. Per odio speculare, l'uno calco mostruoso dell'altro, Ciki e Nino si danno l'uno l'altro la morte: le loro due voci hanno continuato a pretendere ognuna per sé la ragione, sino all'estremo. Ancora vivo, ma di fatto già morto, il loro compagno resta solo, sopra la mina. Dall'alto e allargando il campo, la macchina da presa lo inquadra in un orrore infinito. E' sua la voce terza, l'istanza superiore che alla fine ci parla. E la domanda cui può rispondere con ogni diritto e ragione non è chi abbia iniziato la guerra, ma a chi ora tocchi di morire.
Autore critica:Roberto Escobar
Fonte critica:Sole 24 Ore
Data critica:

14/10/2001

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

A cura di: Redazione Internet
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