LETTERATURA

Scrittore precocissimo, conteso dai più importanti editori, autore ed amico per una vita di Valentino Bompiani, i suoi libri più famosi, difficili da inquadrare in una corrente letteraria definita, hanno la grazia e la leggerezza acrobatica di racconti surrealisti. Autore che è stato singolarmente critico verso la società, osservata tanto nei suoi aspetti dolorosi quanto in quelli umoristici, egli costituisce un caso particolarissimo nell’ambito della letteratura italiana del ‘900. Soprattutto nelle sue prime opere letterarie, tra gli anni ’30 e i ’40, in un’epoca, quella del regime fascista, di sostanziale narcosi culturale, Cesare Zavattini ha presentato, in forme e contenuti inconsueti, il rapporto tra realtà e fantasia, cercando di privilegiare la prima attraverso originali mediazioni con la seconda. "Parliamo tanto di me" (1931), "I poveri sono matti" (1937), "lo sono il diavolo" (1941). "Totò il buono" (1943), sono i suoi primi e i più noti “lavori”.
Narratore, poeta e autore teatrale (con “Come nasce un soggetto cinematografico”) Zavattini di ogni opera ha tracciato numerosissime stesure, forse mosso proprio dal desiderio di “stringersi in una parola”, di arrivare all’essenza delle cose. Un esempio tra i molti conservati in archivio: le mille e più pagine delle diverse versioni di opere come Lettera da Cuba a una donna che lo ha tradito o La notteche ho dato uno schiaffo a Mussolini.
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