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Uomini a cavallo. Il western

Data di ultima modifica 16/09/2014
Data: 11/10/2013, 12/10/2013, 13/10/2013
Orario: vedi dettaglio schede
Rassegna: Lezionidicinema_Il western

VENERDÌ 11 OTTOBRE 2013 ore 20.30 . I lezione
SABATO 12 OTTOBRE 2013 ore 15.30 . II lezione
DOMENICA 13 OTTOBRE 2013 ore 9.30 . III lezione

«La prateria, i cowboy, la mandria. Lo sceriffo, la piccola città, i villains. Lo squadrone dei cavalleggeri, gli indiani, il forte, l'imboscata. La ferrovia, il barbiere, il saloon, la maestrina, la ragazza del saloon, l'eroe solitario. Basta pensare a un western e ci appaiono tanti di quegli scenari. Il western ha riempito per anni il nostro immaginario: poi è scomparso. Oggi non si fanno quasi più western.
Ci si può chiedere perché: 1) perché non crediamo più alle storie degli eroi salvatori a cavallo che arrivano a difendere la piccola comunità in pericolo; 2) perché dopo più di 5.000 western prodotti dagli americani tra l'avvento del sonoro (1929) e gli anni Settanta del Novecento ci siamo stufati di guardarne; 3) perché altri generi, più attuali, l'avventuroso spaziale, l'horror, il noir, la commedia, hanno soppiantato cowboy, indiani e sceriffi; 4) perché – ed è la risposta più convincente – il western ha percorso in giudiziosa successione tutte le sue tappe, dal western classico, al western di vendetta, a quello autunnale, e poi è semplicemente e giustamente finito.

Nel western classico, la comunità in pericolo viene salvata dall'eroe che sconfigge i villains o il killer. Nel western di vendetta, è l'eroe solitario che va in cerca del riscatto e, appunto, della vendetta. Nel malinconico western autunnale gli eroi sono vecchi e stanchi e il sole tramonta dietro le montagne così come sono già tramontati tutti i sogni e le speranze.

Nel western tutti i grandi registi hanno messo in scena le storie e la storia d'America: la storia della conquista dell'Ovest, delle guerre e dello sterminio dei nativi americani, gli anni del passaggio dall'epoca della frontiera mobile al tempo dello stabilirsi della civilization venuta a sostituire la wilderness. Tutti i grandi nomi del cinema americano si sono misurati con il western, e qualcuno ha fatto quasi soltanto western. Uno di loro, il più grande, una volta si presento così, semplicemente: “Mi chiamo John Ford e faccio western”. E gli altri si chiamano, in ordine alfabetico, Robert Aldrich, Budd Boetticher, Delmer Daves, Clint Eastwood, Samuel Fuller, Howard Hawks, Monte Hellman, Sam Peckinpah, Arthur Penn, Nicholas Ray, George Stevens, John Sturges, Raoul Walsh, William Wellman, Fred Zinnemann...

Dice Kirk Douglas in Il grande cielo di Howard Hawks: “Sure is a big country. The only thing bigger is the sky”. Più grande di questo grande paese c'è solo il cielo. Per questo il western è stato il genere per eccellenza del cinema americano. Per questo possiamo dire oggi che è stato un genere perfetto: perfetto perché magnifico, perfetto perché finito, portato a termine, chiuso nella sua perfezione.
Ci sono stati tempi, bei tempi, in cui Hawks incontrava John Wayne e gli diceva: “Vuoi fare un paio di western?” Wayne gli rispondeva: “Al diavolo, va bene”. E Hawks concludeva: “E li facemmo”. Tutto qui». (Bruno Fornara)

 

Il corso è tenuto da BRUNO FORNARA, critico cinematografico di “Cineforum”, docente di cinema alla Scuola Holden di Torino, collaboratore del Torino Film Festival e membro del gruppo di selezione dei film per la mostra del Cinema di Venezia. Consigli di visione (e altro) su www.facebook.com/pages/Bruno-Fornara

una lezione 10 euro
tre lezioni 25 euro
per possessori tessera amici o sostenitori
una lezione  8 euro
tre lezioni 20 euro
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(le iscrizioni si raccolgono presso la cassa del cinema Rosebud nelle serate di spettacolo)