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La fabbrica dei tedeschi

Data di ultima modifica 29/07/2013
Rassegna: 2013OfficinaVisionaria

Regia: Mimmo Calopresti (Italia, 2008)

Lunedì 21 e martedì 22 ottobre ore 9.00
Scuola secondaria di secondo grado

gratuito su prenotazione
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La fabbrica dei tedeschi racconta la tragedia della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni di Torino in cui, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, un incendio divampa e sette operai perdono la vita. I colleghi, giunti in loro aiuto, tentano invano di spegnere le fiamme, ma gli estintori non funzionano. Un incidente fatale, che si poteva evitare, se fossero stati effettuati i controlli e una manutenzione regolari. La fabbrica dei tedeschi è una pellicola che dà voce alla rabbia, alle domande senza risposta di come sia potuto accadere, al dolore dei parenti delle vittime, alle accuse ai responsabili dell’azienda.

Emozione e rabbia, tanta, nel seguire l’asciutto, intenso film-documento e film-denuncia sulle cosiddette morti bianche di Mimmo Calopresti, ‘La fabbrica dei tedeschi’, incentrato attorno alla tragedia della ThyssenKrupp nella quale persero la vita sette operai nella notte tra il 5 e 6 dicembre 2007. Interpretato, per uno spicchio di fiction che lascerà poi il posto a ricordi, testimonianze dei parenti delle vittime, sopralluoghi davanti ai cancelli della fabbrica, da Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Silvio Orlando, Rosalia Porcaro, Vincenzo Russo e Giuseppe Zeno (i loro cachet sono stati devoluti alle famiglie delle vittime), il film comincia in bianco e nero con gli interpreti che danno corpo a mogli, madri, padri, fratelli nel momento di quel saluto tanto normale quanto agghiacciante, pensando che sarà l’ultimo alle vittime della tragedia. E c’è la quotidianità prima del grande rogo. Nel finale, Calopresti ha voluto inserire la vera voce registrata al 118 di Torino e ripresa da Internet, di uno degli operai che di lì a poco morirà tra le fiamme. Parlano famiglie, colleghi degli operai morti e la macchina da presa di Calopresti è lì, fissa sulla strada davanti ai cancelli della acciaieria, a voler sottolineare la voglia di esserci per non dimenticare.
Leonardo Jattarelli, Il Messaggero, 5/9/2008

C’è, in questo bel film di Calopresti, un pezzo della realtà del lavoro di oggi. I giovani che ci consegna mostrano, verso la fabbrica, una specie di odio-amore. Ricordano e rivivono i momenti di allegria collettiva, il condividere sacrifici con momenti di solidarietà. Ma non amano il loro lavoro. Non hanno l’orgoglio dei padri. Sognano altro. Sognano di fare quello per cui hanno studiato. Oppure di fare l’attore. O il barista. E la morte spazza ambizioni e desideri.
Bruno Ugolini, L’Unità, 4/9/2008

La struttura narrativa del film è costituita da un prologo in bianco e nero in cui Valeria Golino, Monica Guerritore, Luca Lionello, Silvio Orlando, Rosalia Porcaro, Vincenzo Russo e Giuseppe Zeno impersonano i parenti delle vittime, rievocando gli ultimi istanti prima della tragedia, e da un documentario che si sviluppa seguendo il filo delle dichiarazioni dei testimoni su quello che accadde quella notte e nelle settimane precedenti. I racconti dei parenti delle vittime, ripresi spesso in primissimo piano, quasi per coglierne ogni più piccola reazione, restituiscono con efficacia l’orrore di quanto è accaduto, la consapevolezza da parte delle vittime della pericolosità di quella situazione lavorativa, il loro accettare, ciononostante, quelle condizioni, nell’attesa e speranza di una vita migliore. C’era chi sognava di aprire un bar, chi, invece, un ristorante a conduzione familiare: certi, in ogni caso, che di lì a poco, tutto sarebbe cambiato.
“I sette morti”, dichiara Mimmo Calopresti, “ci hanno svegliato dal sogno e ci hanno portato davanti alla realtà: un incubo fatto di pericoli, fuoco, fiamme e lavoratori, operai che ancora oggi mettono a repentaglio la propria vita sul luogo di lavoro. Gli invisibili dell’azienda modello diventano, in una sola notte, tragicamente visibili”. Il regista ha il pregio di restituire al meglio lo strazio per quelle vite spezzate, il dolore muto delle mogli, dei genitori e dei figli per una perdita di cui ancora devono elaborare il lutto e per tali ragioni La fabbrica dei tedeschi è riuscito nel suo intento. (...)
Luisa Ceretto, mymovies.it