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Imprese, Reggio guarda al Sudafrica

Ultimo Aggiornamento: 06/22/2016

Le imprese reggiane sempre più internazionali: in arrivo missione di Comune, partner locali e studio Ambrosetti nel mercato emergente del Sudafrica. E' emerso al Tecnopolo, durante il seminario di apertura del progetto internazionale 'Compete In' per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese finanziato dall'Unione Europea con 1,4 milioni di euro. Reggio Emilia capofila.

“Reggio Emilia dispone di un sistema imprenditoriale e di un bagaglio storico di relazioni con Paesi esteri emergenti - in particolare con il Sudafrica, dove Reggio Emilia è assai conosciuta - che costituiscono risorse eccezionali e che non tutti possono vantare. Questa città e il suo territorio sono in grado di fare rete e di proporre filiere produttive e commerciali complete, in grado di rivolgersi ai Paesi emergenti e il Sudafrica è indubbiamente fra questi. Pensiamo all'ambito agroalimentare, con la cooperazione leader nel settore, e alla meccanica, con l'automazione e l'automotive. Il vostro modello di internazionalizzazione storico è un buon punto di partenza e merita di essere esteso”.

La valutazione è di Marina Mira D'Ercole, dello studio The European House Ambrosetti, intervenuta stamani al Tecnopolo di Reggio Emilia, durante il convegno 'Internazionalizzazione dei territori: piccole e medie imprese competitive in regioni globalizzate', apertura del progetto 'Compete In', promosso dal Comune di Reggio Emilia e finanziato dalla Unione europea attraverso il programma Interreg Europe con 1,4 milioni di euro, finalizzato allo sviluppo e all'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese e dei territori in cui operano.

In questa prospettiva, Reggio Emilia parteciperà, il prossimo ottobre, al summit Sudafrica-Italia, promosso dallo stesso studio Ambrosetti insieme con le Regioni Emilia-Romagna e Lombardia e una serie di operatori economici privati e imprese, già iscritti alla missione.
Lo ha annunciato durante il convegno l'assessore alla Città internazionale Serena Foracchia: “E' in sostanza un summit bilaterale, un progetto-pilota – ha detto - per la creazione di un hub di riferimento, al fine di creare e sviluppare relazioni stabili tra territori. Conoscersi per creare cooperazione e sviluppo a beneficio delle comunità partecipanti è il nostro obiettivo. Il Comune di Reggio Emilia mette quindi a disposizione le sue competenze e relazioni internazionali, quale base per il superamento della percezione del 'rischio' e della 'distanza psicologica', che singoli operatori possono avere nei rapporti globalizzati”.

“Serve chiarirsi – ha aggiunto Mira D'Ercole – sull'idea di Internazionalizzazione. I rapporti 'classici' con l'estero sono di tipo commerciale, cioè la compravendita di prodotti nel nostro caso realizzati in Italia, a Reggio Emilia ad esempio, o l'insediamento di attività all'estero per la produzione di prodotti che poi tornano qui. Ebbene, l'Internazionalizzazione include e va oltre questi concetti, per occuparsi anche di aspetti a volte nuovi nel nostro Paese. Vale a dire: insediare produzioni all'estero per l'estero, che creino sviluppo reciproco e prodotti 'tagliati' sulle culture di altre comunità nazionali, che quindi bisogna conoscere, e destinati da subito ai mercati di quei Paesi. E ancora, costruire relazioni che permettano a noi e agli altri Paesi di scambiarsi e acquisire competenze nuove, e creare innovazione. Si tratta di percorsi che possono costruire nuove forme di collaborazione, crescita sociale ed economica.
“Questo può anche aiutare le nostre imprese – ha proseguito Mira D'Ercole - ad evolvere la propria struttura manageriale, non sempre sensibile all'internazionalizzazione. Naturalmente, la conoscenza di luoghi e culture e il presidio dei mercati sono fondamentali. Per fare alcuni esempi: i mercati di Cina e Africa sono fortemente digitalizzati e di questo non possiamo non tener conto; serve poi conoscere a fondo la classe media di Russia, Cina, India, Brasile, Sud Africa, in grado di instaurare rapporti che possano portare a una crescita reciproca.
“La reputazione del made in Italy è fortissima su moda, design, cibo. Ora anche meccanica, media e alta tecnologia – ha concluso Mira D'Ercole - si fanno strada: serve coltivare il made in Italy con decisione anche in questi campi, e gli 'ecosistemi' di internazionalizzazione come quello tra Italia e Sudafrica possono giovare anche al made in Italy. Il lavoro sull'Africa, dopo quello svolto su Sud America e Cina, è oggi di primaria importanza”.

“L'Internazionalizzazione è un processo non semplice e importante nel nostro tempo – ha detto Giovanna Galli, docente del dipartimento di Comunicazione ed Economia-Economia e gestione delle imprese dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – La realizzazione di network internazionali che coinvolgano i territori è molto utile, sia per la cosiddetta riduzione del rischio d'impresa, sia per prevenire o superare divisioni determinate da diversità e 'distanza psicologica'. Unimore è impegnata, nell'ambito delle proprie competenze scientifiche, nell'apporto di contributi condivisi utili al network”.

Al seminario sono intervenuti anche Gian Luca Baldoni della Regione Emilia-Romagna - Sportello per l'Internazionalizzazione delle imprese, Li Shaofeng console economico e commerciale della Repubblica Cinese in Italia, Francesco Pallocca dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (Unido), Sergio Piazzardi per la Commissione europea - Direzione generale Sviluppo e cooperazione internazionale - Private Framework Development, Trade, Regional Integration, Ronald Wall di Erasmus University Rotterdam, Roberta Dall'Olio per Eurada - The European Association Of Development Agencies, Marino Inio di UniCredit International Center Italy, Alvaro Garcia di Uzquiano, S2 Grupo – Valencia e Sergio Sacchini per Irriland srl di Reggio Emilia.
Il seminario - promosso dal Comune insieme agli attori del Gruppo di lavoro di Reggio Emilia: Camera di Commercio, Cna, Unindustria, Legacoop Emilia Ovest, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Crpa e Reggio Children, Fondazione E35 per la progettazione internazionale - era rivolto in particolare a imprese, mondo cooperativo, attori della ricerca e stakeholder attivi nella promozione del territorio e nello sviluppo internazionale.

Reggio Emilia, capofila del progetto Compete In, guida un partenariato internazionale a cui partecipano Ervet (società in house della Regione Emilia-Romagna per la valorizzazione economica del territorio), Municipalità di Gavle (Svezia), Distretto metropolitano di Wakefield (Gran Bretagna), le regioni dell’Alta Slesia e della Wielkopolska (Polonia) e l’istituto per le imprese e la competitività di Valencia (Spagna).

“L'avvio di questa esperienza – dice l'assessore Foracchia – avviene sulla base del modello di governance e concertazione sperimentato fra l'altro in 'Reggio Emilia per Expo 2015' e nei diversi progetti dell'Area nord. Con la competenza tecnica delle nostre strutture nell'accedere ai finanziamenti europei, nonostante la competizione altissima a livello internazionale, e con l'azione concertata della Fondazione E35 per le relazioni internazionali e la progettazione europea, nei prossimi anni, costruiremo una piattaforma stabile di relazioni internazionali del territorio a disposizione del tessuto economico per crescere e incontrare nuovi mercati e nuove partnership industriali”.

Si tratta infatti di uno dei 12 progetti europei – presentati dal Comune e da altre istituzioni locali attraverso l'azione della Fondazione E35 - approvati di recente, per un valore complessivo di oltre 21 milioni di euro, a beneficio della comunità reggiana e del suo territorio, del sistema economico e dei servizi.
I progetti gestiti dall'Amministrazione comunale, con ruolo di capofila o di partner insieme con altri enti, sono così suddivisi: 16,5 milioni di euro da fondi ad accesso diretto che supportano le politiche di internazionalizzazione, sviluppo economico, mobilità, ambiente, welfare, intercultura, educazione. Sono invece vocati alla rigenerazione urbana e all'innovazione sociale altri 4,5 milioni di euro, provenienti dai fondi strutturali.
Il 'pacchetto' di progetti e risorse è assai rilevante, in grado di rafforzare l'attrattività, l'innovazione, le eccellenze di Reggio Emilia e del suo territorio, in un contesto di forte competitività con altre regioni europee e mondiali. Una competitività e uno sviluppo affrontabili costruendo reti di collaborazione strategica a livello locale e internazionale, una necessità ineludibile soprattutto quando si tratta di piccole e medie imprese, dinamiche, innovative e vocate ad alleanze e scambi di conoscenza corroboranti nell'epoca della globalizzazione.

Compete In
Il progetto Compete In, in particolare, mette in valore le relazioni istituzionali storiche del Comune nel processo di internazionalizzazione del tessuto economico e quindi dello sviluppo delle imprese.
Le ricadute a Reggio Emilia consistono nel sostenere politiche di Internazionalizzazione del territorio e delle sue Competenze distintive, a sostegno dello sviluppo economico attraverso la collaborazione tra diversi soggetti: lo stesso Comune di Reggio Emilia, la Fondazione E35, le Associazioni di categoria, i Centri di ricerca, la Camera di commercio. Il progetto, della durata di cinque anni, prevede in dettaglio la definizione del Piano di azione locale per l'accrescimento della competitività internazionale delle imprese e l'attuazione dello stesso Piano, con monitoraggio dei risultati. La partecipazione al progetto di Ervet attiva nell'attuazione delle politiche di sviluppo economico regionali, permette una forte collaborazione tra il livello locale e il livello regionale, favorendo inoltre l’attuazione sui territori delle priorità delineate nel Por Fesr (Programma operativo regionale - Fondo europeo di sviluppo regionale) per la competitività delle piccole e medie imprese.