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Delrio: sicurezza dei cittadini prima del Patto di stabilità

Ultimo Aggiornamento: 03/02/2012

“Al primo posto vengono i cittadini e la loro sicurezza. Non stiamo invitando alla disobbedienza civile, stiamo dicendo invece che desideriamo obbedire a una serie di leggi e principi costituzionali che ci impongono di mettere in sicurezza le scuole, il territorio, di pagare le imprese che altrimenti licenzierebbero gli operai, di non perdere finanziamenti Cipe e Ue. Questo è il senso di responsabilità che ci impone la nostra Costituzione. I Comuni non chiedono nulla di trascendentale. Confido nel presidente del Consiglio Mario Monti, con il quale è previsto un incontro la prossima settimana”.

Così il sindaco di Reggio Emilia e presidente Anci Graziano Delrio, dopo il Consiglio nazionale dell’associazione dei Comuni italiani, il 29 febbraio a Napoli, dove i temi del Patto di stabilità e della Tesoreria unica sono stati ancora una volta al centro dell’attenzione, delle preoccupazioni e delle decisioni dei sindaci.

Patto di stabilità
Dallo stesso Consiglio nazionale Anci è arrivato il via libera all’unanimità ad un ordine del giorno sul Patto di stabilità.
“Se il governo non rivede il Patto di stabilità, non lo rispetteremo e manderemo a tutti i Comuni una delibera per autorizzare alcune spese che noi consideriamo necessario fare per l’interesse dei cittadini”, ha detto Delrio ieri, al temine del Consiglio Anci, in una conferenza stampa con Gianni Alemanno, sindaco di Roma e presidente del consiglio nazionale, Michele Emiliano, sindaco di Bari e vicepresidente Anci, Luigi De Magistris sindaco di Napoli e il presidente di Anci Campania, Vincenzo Cuomo.

Tesoreria unica
Il Consiglio nazionale dell’Anci ha anche approvato un secondo ordine del giorno con il quale l’Associazione promuove un’azione legale in sede civile contro la Tesoreria unica “al fine di ottenere l’accertamanto delle non sussistenza” della norma.
La giunta comunale di Reggio Emilia, su proposta del sindaco, ha già approvato in questi giorni una delibera con cui si dà mandato all’avvocato Santo Gnoni, dirigente dell’Avvocatura comunale di avviare un’azione giudiziaria con l’obiettivo di dimostrare “la non sussistenza dell’obbligo di trasferimento delle liquidità depositate nella Tesoreria comunale, previa sospensione in via cautelare, del trasferimento medesimo”. Si ravvisano fra l’altro violazioni degli articoli costituzionali 5, 118 e 119. Inoltre, l’obbligo di versare le somme in cassa potrebbe portare a un parziale inadempimento da parte del Comune, dato che la stessa Tesoreria comunale è stata affidata dopo una gara pubblica. Per i Comune di Reggio si tratterebbe di un trasferimento in totale di circa 12 milioni di euro: le risorse resterebbero nella disponibilità del Comune (sebbene vincolate dal Patto di stabilità), ma sarebbero persi gli interessi, introitati dallo Stato. Il versamento riguarderebbe anche future entrate, come quella dell’Imu.

Nulla di trascendentale, decisivo l'incontro con Monti
Delrio ha ribadito anche durante la conferenza stampa di ieri che “non stiamo invitando alla disobbedienza civile, ma stiamo dicendo che desideriamo obbedire a una serie di leggi che ci impongono di mettere in sicurezza le scuole, il territorio, di pagare le imprese che altrimenti licenzierebbero gli operai. Il senso di responsabilità che la Costituzione ci impone – ha aggiunto - è quello di mettere al primo posto gli interessi dei cittadini, come ad esempio nel caso dei fondi comunitari che non possiamo perdere per le responsabilità di altri”.
Delrio ha annunciato poi che sul Patto di stabilità, la settimana prossima è previsto un incontro con il presidente del consiglio Mario Monti, incontro che Delrio ha definito decisivo. “Confido molto nell’intervento di Monti, mi auguro che riprenda in mano la situazione. I Comuni non chiedono nulla di trascendentale, ma soltanto di rivedere una situazione anomala, disponendo delle stesse regole esistenti negli altri Paesi europei, dalla Francia alla Germania”.
D’altro canto, come lo stesso Delrio ha ricordato nel suo intervento ai lavori del Consiglio, “la nostra proposta di modifica è sostenuta da Confindustria e dalle maggiori organizzazioni sindacali. Mentre in Parlamento ci sono 40 mozioni e 200 ordini del giorno che chiedono una revisione”.