La Via Emilia e il suo Lepido: una storia On the road

Ultimo Aggiornamento: 11/15/2017

Per la prima volta tre città – Reggio Emilia, Parma, Modena – e, in un secondo momento, Bologna, unitamente alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, nel quadro istituzionale governato dalla Regione Emilia-Romagna, si sono riunite nella realizzazione di un grande progetto di promozione della cultura e del territorio: '2200 anni lungo la Via Emilia'.

Reggio e la sua via Consolare

In questo quadro, Reggio Emilia valorizza – con la grande mostra On the road – Via Emilia 187 a.C. - 2017 dal 25 novembre 2017 al primo luglio 2018 - la Via tracciata nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido, che giocò un ruolo da protagonista anche nel dare forma istituzionale al Forum che da lui prese il nome, Forum o Regium Lepidi, mentre Modena e Parma celebrano i 2200 anni della loro fondazione (183 a.C.).

Reggio Emilia riassume in sé sia peculiarità sue proprie, sia elementi comuni alla strada consolare e a tutte le città che essa lega e connette.

Nel sistema degli eventi celebrativi, a Reggio Emilia spetta proporre specificamente una riflessione sulla storia della Via Emilia e sul suo Fondatore, sul suo significato nella contemporaneità.

Reggio è l'unica città emiliana che conserva nel proprio nome il ricordo del fondatore (eponimo), ma anche della strada su cui si impostava l'intero popolamento della regione che, a sua volta, da essa avrebbe preso nome. E la regione Emilia è probabilmente l'unica al mondo a derivare il proprio nome da quello di una strada. Da limes, il confine fra l'Italia romana e un nord abitato da popolazioni “altre”, la Via Emilia non avrebbe tardato a diventare, oltre che l'asse portante delle comunicazioni padane, anche il collante di genti parlanti lingue e portatrici di culture diverse.
Particolare attenzione sarà dedicata alla riscoperta della figura di Marco Emilio Lepido, il geniale costruttore che, sgominati i Celti e i Liguri, decise la costruzione di una lunghissima strada che collegava le colonie di Rimini e Piacenza, ma anche alla sua fortuna nel corso dei secoli.

On the road – Via Emilia 187 a.C. - 2017 è promossa dai Musei Civici del Comune di Reggio Emilia, dal Segretariato regionale del ministero dei Beni e delle Attività culturali e Turismo (Mibact) per l'Emilia-Romagna unitamente alla stessa Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna e la Fondazione Pietro Manodori, con il contributo Art Bonus di Credem ed Iren, il patrocinio di Anas, sponsor CarServer.

Curata da Luigi Malnati, Roberto Macellari ed Italo Rota, On the road – Via Emilia 187 a.C. - 2017 si avvale di un Comitato scientifico composto da Giovanni Brizzi, Antonella Coralini, Annalisa Capurso, Renata Curina, Francesca Cenerini, Mauro Cremaschi, Maurizio Forte, Maria Luisa Laddago, Daniela Locatelli, Roberto Macellari, Luigi Malnati, Giada Pellegrini, Elisabetta Pepe, Marco Podini, Paolo Sommella.

Concept e allestimento: antichità, personaggi e contemporaneità

L'allestimento, a cura dello stesso architetto Italo Rota, si pone l'ambizioso obiettivo di restituire alla sensibilità contemporanea i preziosi reperti archeologici esposti – più di 400 - nella ferma convinzione che l'antico non possa non essere oggi osservato se non con occhi contemporanei.
Cadenzano il percorso espositivo raffinati display che ricostruiscono in piccola scala i principali ambienti di vita dell'antica strada romana valorizzando e contestualizzando i materiali archeologici originali messi in scena tramite la mediazione di spezzoni di celebri film peplum.
I principali temi che pone la lettura dell'affascinante storia della Via Emilia rivivono attraverso le vicende dei protagonisti: biografie autentiche che assurgono al valore di tipi restituendo nella sua complessità l'articolazione dell'antica società romana.
Al riferimento dell'excursus temporale di questo monumentale racconto storico fa da contrappunto il costante riferimento alla geografia degli spazi, al controllo della loro organizzazione e al tema della loro percorrenza che si intreccia in modo evidente con la nascita della strada consolare, il suo sviluppo e la sua odierna collocazione in un ben più complesso quadro di riferimenti infrastrutturali.
Grazie a installazioni multimediali la Via Emilia storica si specchia nella Via Emilia della contemporaneità in uno sdoppiamento allestitivo che consente di cogliere con immediatezza persistenze, differenze e analogie assegnando al visitatore il ruolo di partecipe suggeritore di questioni, che rimandano al futuro dei territori e delle loro genti.

Luoghi della mostra

La mostra ha inizio nel cuore stesso della città di Reggio Emilia, in particolare con tre fuochi espositivi: il Palazzo dei Musei, il Palazzo Spalletti Trivelli sede del gruppo bancario Credem e il Museo Diocesano, che saranno rispettivamente sedi delle mostre. Ma anche altri luoghi più puntuali, fra cui la sede del Municipio, entrano nel circuito espositivo, che a questo punto si diffonde per la città, ponendo in risalto siti e oggetti storici antichi e i loro significati.

Fra questi luoghi, ad esempio, la scultura settecentesca di Marco Emilio Lepido, che accoglie il visitatore ai piedi dello scalone del Municipio, principale omaggio di Reggio Emilia alla figura del suo fondatore. La statua è stata restaurata da Angela Allini di Opus Restauri, grazie al contributo del Lions Club Regium Lepidi e Cispadana di Reggio Emilia.
Una riproduzione 3D del monumento realizzata con stampanti digitali da Geis – Geomatics engineering innovative solutions - e questo è un esempio di innesto tra antichità e contemporaneità tecnologica - della statua del console, con le medesime dimensioni di quella del Municipio, collocata su una base dotata di epigrafi con riferimenti alla mostra sarà collocata all'incrocio fra la Via Emilia e via Crispi (che ricalca il tracciato di una strada romana obliqua recentemente riportata alla luce sotto palazzo Busetti) a segnalare l'itinerario verso Palazzo dei Musei.

Il percorso cittadino della mostra si articola appunto nella sede principale di Palazzo dei Musei e in due sedi collaterali, presso il Museo Diocesano dove sarà approfondito il tema del primo Cristianesimo lungo la Vai Emilia (Ego sum via. Via Aemilia, Via Christi) e presso la sede del Credito Emiliano che ospiterà una sezione dedicata alla edilizia romana sullo sfondo dei resti del Foro della città e della Basilica civile tuttora conservati nei sotterranei dell'istituto di credito (Regium Lepidi underground via Emilia San Pietro 6) .
Tutta la città è invitata a partecipare mediante la promozione di un circuito off, rivolto a singoli e associazioni, a cominciare dai negozi e palazzi a fregio della Via Emilia.

Diversi enti e istituzioni culturali fanno parte del comitato promotore della mostra, tra cui dieci Comuni reggiani - Sant'Ilario, Gattatico, Guastalla, Brescello, Poviglio, Correggio, Rubiera, Albinea, Canossa e Vetto - depositari di materiali archeologici che organizzeranno iniziative collegate al tema della Via Emilia, dalle passeggiate sulle strade della centuriazione alle visite a ponti e a segmenti di vie antiche, da convegni scientifici ad attività divulgative e didattiche.

L'allestimento a Palazzo dei Musei

Il grande evento espositivo caratterizzerà nel suo insieme Palazzo dei Musei a partire dalla valorizzazione delle collezioni storiche, in particolare il Chiostro dei marmi romani (allestito in forma di giardino archeologico agli inizi del XX Secolo per ospitare i numerosi reperti architettonici romani rinvenuti nella necropoli di San Maurizio) e il Portico dei marmi, dove sono esposti in sequenza i monumenti funerari riportati alla luce dal XV Secolo ad oggi fra Villa Ospizio e San Maurizio, vera e propria Via Emilia dei defunti, che ogni viandante avrebbe percorso in arrivo o in uscita da Regium Lepidi.

Torna al Palazzo dei Musei la 'contaminazione' digitale 3D con la creazione, all'ingresso del Palazzo dei Musei, nel portale Aemilius's Road, della riproduzione del fregio della romana Basilica Aemilia, Lepido di nuovo raffigurato.
Inoltre, particolare evidenza sarà riservata all'installazione in 'realtà aumentata', predisposta dalla Duke University, della ricostruzione della città romana Regium Lepidi 3D, la cui tecnologia viene implementata in questa occasione, grazie al sostegno del Lions Club Reggio Emilia Host.

Piano primo

Introdotto nell'Atrio del Museo da un portale, che, evocando la facciata di un tempio romano, esibisce il particolare del fregio della Basilica Aemilia in Roma, che rappresenta Marco Emilio Lepido come costruttore di città, comincia il percorso vero e proprio della mostra con la prima sezione La Via Emilia prima della Via Aemilia. L'allestimento della grande balena fossile rinvenuta nel territorio reggiano pone il tema delle grandi trasformazioni del territorio della regione.
L'esposizione di materiali archeologici provenienti dal Reggiano documenta il tracciato stradale in età preromana, con particolare riferimento al primo Millennio a.C., quando si manifesta una prima utilizzazione del percorso che attraversa il territorio da est a ovest nella fascia di media pianura, vettore di cultura scritta che fa del territorio reggiano uno dei più precocemente interessati dalla diffusione della scrittura di tutta l'Italia settentrionale.

Piano secondo

Al piano secondo, nel cubo vetrato dello scalone monumentale del Palazzo dei Musei, alcuni importanti materiali originali introducono il tema della Via Emilia:

  • il grande cippo miliare proveniente dal Museo archeologico di Bologna, con esplicita intestazione a Marco Emilio Lepido, una delle rare tangibili testimonianze del console costruttore di strade;
  • uno dei quattro vasi in argento da Vicarello con l'indicazione delle stazioni intermedie e le relative distanze dell'itinerario tra Cadice e Roma (comprese le città lungo la Via Aemilia), per la prima volta uscito dal Museo nazionale romano;
  • la scultura dell'agrimensore proveniente dal Museo della civiltà romana di Roma.
  • un rarissimo esempio di modello di lituo in bronzo da Sant'Ilario d'Enza, l'insegna dell'augure, magistrato/sacerdote addetto alle fondazioni urbane e al tracciamento delle strade.

Sulle pareti mediante informazioni, numeri, immagini, in grafica integrata da videoproiezioni viene rappresentata l'unicità e l'eccezionalità della Via Emilia landmark che continua ancor oggi ad essere l'imprinting in grado di direzionare la conformazione dell’intera struttura dello spazio regionale, land-art oggetto dal Novecento a oggi – fra le più recenti, Fotografia Europea 2016 dedicata appunto alla Via Emilia - di celebri riflessioni e sguardi sul paesaggio, straordinario esempio di trasformazione del territorio affidata alla tecnica e all'ingegneria.
Tutto l'ambiente è caratterizzato dalla partizione in misure e numeri riferiti alla lunghezza della strada, alle sue ortogonalità, alle distanze tra le città, ai tempi di percorrenza secondo una grafica ben individuata che accompagnerà tutto il percorso espositivo come imprescindibile riferimento alla geografia della strada e all'ambiente che la circonda. Non si trascura poi di mettere in dialogo la via Emilia con le altre direttrici di collegamento che in tempi recenti l'hanno affiancata, ma non soppiantata (ferrovia storica, ferrovia Alta velocità, autostrada, perfino rotte aeree).

Piano terzo

Ma è negli ampi e suggestivi spazi del piano terzo di Palazzo dei Musei, riqualificati da Italo Rota in anni recenti, che la mostra trova il suo più pieno dispiegamento.
Nella Manica Lunga, sala centrale di 50 metri, ci si immerge in Via Emilia/SS9, un viaggio nello spazio e nel tempo, da Piacenza a Rimini e oltre, che si propone di presentare l'ieri e l'oggi della Via Emilia. Il grande ambiente si divide in un Sotto/Sopra.
Il Sotto è riferito all'esposizione dei materiali archeologici riferiti ai momenti della fondazione e utilizzazione della strada in età romana.
Alle estremità contrapposte della sala le testimonianze dei due capolinea:

  • a est Ariminum, mediante la ricostruzione dell'Arco di Augusto, che corrisponde all'innesto della Via Aemilia alla Via Flaminia e l'esposizione del corredo funerario di uno dei primi coloni romani della città;
  • a ovest Placentia, mediante i rilievi di uno spettacolare fregio d'armi che coronava un monumento funerario.

Cadenzano il percorso sette 'espositori-teatrini', exhibit archeologici avanzati (sette come i temi trasversali) che espongono i reperti insieme a piccole videoproiezioni che li animano e li rendono narrativi. I temi proposti sono: Limite, Ponte, Sepolture, Commercio, Foro, Locanda e Casa. Il percorso incrocia altre città attraversate dalla Via consolare, le vie trasversali, le vie d’acqua, e le loro storie rappresentate dalla sequenza dei cippi miliari in originale o in calco, delle iscrizioni e di frammenti delle pile pertinenti ai ponti della Strada consolare, delle dediche a divinità protettrici della strada e dei viandanti.
Protagoniste della grande parete le storie degli antichi romani, restituite attraverso i volti dei grandi attori protagonisti di film peplum a cui viene chiesto di interpretare storie vere tratte dalle fonti in un grande racconto che restituisce la complessa articolazione della società romana. In scena a citare storie e dar voce a personaggi, star di sceneggiati e kolossal quali Orson Welles, Kirk Douglas, Charlton Easton, Russel Crow, Marlon Brando, Richard Burton ed Elizabeth Taylor, Peter Ustinov e Patricia Laffan, Bekim Fehmiu, Irene Papas, Peter O’Toole.
L'installazione multimediale a soffitto, con riprese effettuate al livello zero della Via Emilia di oggi, racconta invece l'attualità della strada. L'oggi diventa storia delle comunità e delle persone.

La persona protagonista

Nella sala dedicata a Regium Lepidi si riprende e approfondisce l'esame della figura di Marco Emilio Lepido, nelle sue molteplici sfaccettature di politico lungimirante, di generale vittorioso e trionfatore sui Liguri dell'Appennino tosco-emiliano, di costruttore di strade e di città (Mutina, Parma, Luni e Regium Lepidi).
La ricostruzione al vero di una tenda consolare ospita il suo busto, unico ritratto fisiognomico, opera di rara potenza espressiva, concesso in prestito dal Polo museale della Liguria, essendo custodito nel Museo archeologico nazionale di Luni, città fondata dal triumviro Marco Emilio Lepido nell'anno 177 a.C.

Le sale tematiche

Nelle due sale laterali del piano terzo, il tema è quello dell'Archeologia lungo la Via Emilia, con particolare riferimento agli affacci delle sepolture sulla strada, che fu generatrice di sepolcreti, concepiti come cortine di monumenti che avrebbero dovuto richiamare l'attenzione dei viandanti sulle famiglie e figure più autorevoli della città: ne sono limiti cronologici, gli inizi del primo millennio a.C., quando gli Etruschi creano nella Cispadana un sistema di comunicazioni che possiamo ben definire un'Emilia prima dell'Aemilia, e il Medioevo, quando le vie dei pellegrinaggi spezzano con il sistema delle Romee l'antica unitarietà della Via consolare.
Altri temi sono quelli del viaggio e dei mezzi di trasporto, indagati dall’antichità fino ai nostri giorni mediante esposizione anche di pezzi originari.
Negli spazi terminali delle due sale troviamo da un lato la ricostruzione con basoli originari in trachite di un segmento urbano di Via Emilia, che documenta il sovrapporsi di più 'Vie Emilie' a partire da quella pavimentata da Augusto imperatore, dall'altro la riproposizione di un carro romano ricostruito, traendo a modello quella del Römisch-Germanisches Museum di Colonia, che a sua volta si ispira al rilievo di Klagenfurt (esposto in mostra attraverso un calco) che funziona come vetrina espositiva di piccoli pezzi. Il carro viene messo in relazione con i basoli che recano i solchi prodotti dal traffico veicolare romano nel cuore di Regium Lepidi.

Il percorso al piano terzo del Palazzo die Musei si articola quindi in Emilia prima dell'Aemilia (luoghi e civiltà pre-romani), Via Emilia/SS9, Est modus in rebus (dati numerici di vario tema), Marco Emilio Lepido e la sua città, Racconti per l'eternità (archeologia e sepolcri), La buona strada (tecniche costruttive) e Ruote, zoccoli, calzari (mezzi e dotazioni per il viaggio e il cammino).

Gli altri eventi

E' previsto infine un ricco calendario di eventi e appuntamenti culturali collaterali.

Lo spettacolare inizio è il 22 ottobre con 'Aemilia, la strada dell'Impero: il ritorno delle legioni', rievocazione storica del gruppo di Archeologia Sperimentale Legio I Italica.
A Reggio Emilia, il centralissimo Parco del Popolo, dove si trova il monumento dei Concordi, una delle più interessanti espressioni del rilievo funerario romano di tutta l'Italia settentrionale, si trasformerà in un grande accampamento romano.

Il progetto didattico: in occasione della mostra sulla Via Emilia saranno realizzati diversi progetti didattico-educativi rivolti alle scuole sul tema della viabilità, dell'incontro e intreccio tra le culture e i popoli che hanno saputo potenziare relazioni e contatti sfruttando, dapprima, accessi e vie di comunicazione naturali e, in seguito, valorizzando i diversi itinerari elaborati nelle varie epoche. L'attenzione sarà rivolta in modo specifico agli argomenti trattati dai curatori all'interno del percorso espositivo.

In concomitanza con la mostra verranno proposti - oltre a visite guidate alla mostra ed a Musei e siti di interesse archeologico in città e in altri luoghi del Reggiano - incontri con archeologi e storici dell'antichità provenienti da Università, Soprintendenze e Musei per trattare il tema della viabilità antica e contemporanea nel Reggiano, in Emilia, nell'Impero romano.
Previsti poi workshop e seminari per studenti di topografia, archeologia e antichistica inerente i temi della mostra, invitando urbanisti ed architetti del paesaggio.