Bruno Olivi 'Indomita pittura'

Ultimo Aggiornamento: 01/15/2010

Documento Archiviato - Fine validità 02/21/2010

A Reggio Emilia in mostra 200 opere di uno dei rappresentanti più significativi della pittura italiana di area emiliana

Bruno Olivi Indomita pittura
Inaugurazione sabato 16 gennaio 2010 ore 17
Reggio Emilia - Sala Esposizioni dei Chiostri di San Domenico
Via Dante Alighieri 11
Catalogo Edizioni Diabasis

La mostra rimane aperta dal 17 gennaio al 21 febbraio 2010
dal martedì al venerdì 16.00 / 19.00

sabato, domenica e festivi 10.00 / 13.00 – 16.00 / 19.00
chiuso lunedì - ingresso libero
informazioni: 0522 / 456477 www.musei.re.it

Ufficio stampa
Comune di Reggio Emilia Assessorato Cultura e Università
Patrizia Paterlini Tel. 348 8080539 - 0522 456532 fax 0522 433266
patrizia.paterlini@municipio.re.it

La complessa produzione artistica di Bruno Olivi (1926), uno dei rappresentanti più significativi della pittura italiana di area emiliana, per un coerente percorso di ricerca improntata sull’identità gestuale del colore di radice informale, è il tema della mostra antologica
Indomita pittura che si inaugura sabato 16 gennaio, alle ore 17, nelle sale espositive dei Chiostri di San Domenico (via Alighieri 11) a Reggio Emilia.
Curata da Claudio Cerritelli, promossa dai Musei Civici di Reggio Emilia in collaborazione con la Fondazione Manodori nell’ambito del ciclo Reggio per l’arte per Reggio, un progetto di valorizzazione delle più importanti personalità artistiche della città, e realizzata con il contributo di CCPL Gruppo industriale cooperativo, l’esposizione presenta oltre 200 opere dell’artista dal 1946 al 2009 tra tele, carte e disegni sostenuti da una costante carica inventiva che la padronanza dei mezzi tecnici porta verso alti e costanti esiti espressivi.
Come per tutti gli artisti operanti in un arco temporale e produttivo così ampio, è arduo definire in modo sintetico l’essenza della sua arte, un aiuto però può arrivarci dalle stesse parole del pittore reggiano che definisce la genesi della sua produzione con una formula commutabile a tutta la sua esperienza: “Parto da una macchia. Il dipinto nasce dal movimento con cui la scopa traccia il primo segno – spiega Olivi - Tutto il resto segue per dare senso a queste forme”.

Dopo un primo periodo figurativo Olivi si confronta con l’esperienza post-cubista per entrare successivamente nel clima del naturalismo di tipo informale al quale attinge soprattutto attraverso il rapporto con Pompilio Mandelli, “un grande esempio di vitalità e di consapevolezza della pittura”.

Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna attraverso l’insegnamento di Virgilio Guidi e Giorgio Morandi l’artista respira il clima della pittura italiana legata ai valori dinamici della materia e del segno, soprattutto il senso della traccia e del graffito, del groviglio e della macchia. Si tratta di modalità espressive in cui si colgono riferimenti a Wols e Tobey, a Fontana e Scanavino, ad Hartung e a Fautrier, senza dimenticare gli esempi di Bendini e Romiti. In questo contesto di riferimenti Olivi trova la sua via più certa nell’affidarsi alle espansioni del colore, alle vibrazioni del segno che tengono la superficie in costante stato di tensione, come un evento che non ha sosta e si sviluppa nel corso dei decenni con straordinario fervore creativo.

Il percorso espositivo segue un criterio cronologico ma soprattutto negli ultimi decenni pone in risalto le energie contrastanti della pittura che oscilla dalla piccola alla grande dimensione con la stessa necessità di esaltare il carattere indomito del colore, la velocità dei segni che si contraggono e si dilatano seguendo i ritmi del respiro. Come scrive in catalogo Claudio Cerritelli: “L’evento della luce dipende dall’intensificazione o dall’allentamento dei gesti che sfidano le leggi di gravità dello spazio, con movimenti in bilico sul velo del colore, talvolta schiacciato in profondità, in altri casi sfrangiato in una geologia di linee che si staccano dal fondo. Più Olivi è vicino alla fonte sorgiva del colore, più la pittura ritrova il senso felice del primordio, la forza trasfigurante del primo gesto, l’origine di interminabili visioni dove lo sguardo precipita non perdendo mai il controllo dell’eccitazione cromatica”.


Accompagna la mostra un volume pubblicato da Edizioni Diabasis per la collana Poliedri che raccoglie un saggio del curatore, il contributo di Alessandro Gazzotti, l’antologia critica, le principali esposizioni e la bibliografia oltre a un ricco apparato iconografico.


La pittura di Bruno Olivi è stata oggetto di numerosi interventi critici. Hanno scritto sulla sua opera tra gli altri Eugenio Riccomini, Adriano Baccilieri, Roberto Tassi, Marcello Venturoli, Toti Scialoja, Pompilio Mandelli e in ambito cittadino Giuseppe Berti, Corrado Costa, Giannino Degani, Elisabetta Farioli, Italo Portioli, Umberto Nobili, Sandro Parmiggiani, Filippo Silvestro, Enzo Silvi, Nino Squarza e molti altri.


Comune di Reggio Emilia - Piazza Prampolini,1- 42121 Reggio Emilia
Tel 0522-456111; Fax 0522 456299
P.IVA/cod.fisc.00145920351
comune.informa@municipio.re.it
PEC: comune.reggioemilia@cert.provincia.re.it

Valid HTML 4.01! Valid CSS! Level A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0