7 luglio: 57° Anniversario Martiri del 7 Luglio 1960

Data di pubblicazione: 23/06/2017
7 luglio: 57° Anniversario Martiri del 7 Luglio 1960

Si svolge il 7 luglio a Reggio Emilia la celebrazione in memoria dei Martiri del 7 Luglio 1960 - Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli - caduti in difesa dei diritti, della libertà e della democrazia.
Il programma della celebrazione – promossa da Comune di Reggio Emilia, Provincia, Cgil, Cisl e Uil, Anpi, Alpi-Apc, Anppia, Istoreco e Comitato democratico e costituzionale – prevede:

Ore 17.30 Cimitero Monumentale
Omaggio alle tombe dei Caduti da parte dei rappresentanti istituzionali, sindacali e delle associazioni partigiane.
 
Ore 18.15 Piazza Martiri 7 Luglio
Deposizione di una corona al cippo dedicato ai Martiri del 7 luglio, alla  presenza di Gonfaloni e Labari.
Percorso sulle Pietre d’inciampo in memoria dei Caduti, poste nei cinque punti di piazza Martiri del 7 luglio 1960, in cui i giovani dalle Magliette a strisce furono colpiti.

Ore 18.30 Giardini pubblici, piazza della Vittoria
Interventi di:
Luca Vecchi sindaco di Reggio Emilia
Giammaria Manghi presidente della Provincia di Reggio Emilia
Ettore Farioli figlio di Lauro Farioli
Carlo Ghezzi, Comitato nazionale Anpi

Ore 21.30 Piazza Prampolini
Che fine hanno fatto gli Indiani Pueblo? Storia provvisoria di un giorno di pioggia
Studio per uno spettacolo di e con Ascanio Celestini insieme a Gianluca Casadei (suono Andrea Pesce. Produzione Fabbrica srl)
Una produzione Fabbrica srl, promosso da Arci Reggio Emilia in collaborazione con Cgil Reggio Emilia e Istoreco e con il contributo di Boorea, Coopervice, Kopia service
Ingresso libero

L'evento, promosso e curato da Arci Reggio Emilia con il contributo del Comune di Reggio Emilia, è uno studio di spettacolo, un progetto in divenire che Ascanio Celestini porta in scena per la prima volta a Reggio Emilia, il cui senso sta nel ribadire ancora una volta che i linguaggi dell’arte e della cultura sono il tramite con il quale stimolare riflessioni su temi cardine della società e del contemporaneo e lo si fa con uno dei più grandi narratori italiani.
«Questa è la storia di un giorno di pioggia. Questa è la storia di una barbona che non chiede l’elemosina e di uno zingaro di otto anni, della barista che guadagna con le slot machine e di un facchino africano, ma anche di un vecchio che chiamano Giobbe. Questa è la storia del Cinese, di una madre che fa la zuppa liofilizzata, e di un paio di padri che non conosco il nome.  Questa è la storia di una giovane donna che fa la cassiera al supermercato e delle persone che incontra».
Inizia così il nuovo spettacolo di Ascanio Celestini secondo capitolo di una trilogia iniziata l’anno scorso con lo spettacolo Laika e destinata a concludersi nei prossimi anni.

Imponenti masse d’acqua che si spostano sulla superficie del mare provocano onde sismiche che vanno a incrociarsi con i movimenti delle profondità marine.
Questo incontro scatena un fenomeno straordinario: un suono planetario senza fine che è facile ascoltare se stai dalle parti delle fasce di Van Allen, a 20mila chilometri dalla superficie terrestre così come lo sentono gli indiani Pueblo che scendono dalle finestre delle loro case. Battono i piedi sulla terra e arrivano i nonni, così chiamano le nuvole. E comincia a piovere. E l’acqua gira tra il cielo e la terra facendola vibrare come una gigantesca campana che corre nello spazio a 100mila chilometri all’ora.
 
Ascanio Celestini è un attore, regista, scrittore e drammaturgo o più semplicemente (e magnificamente) è un cantastorie, un narratore abilissimo che racconta la Storia attraverso le persone che la vivono, estraendo i singoli individui dal calderone degli anni e degli eventi. E’ uno che ha “la capacità di cantare attraverso la cronaca la storia di oggi come mito e viceversa”, come dissero di lui quando ricevette il Premio Ubu Speciale nel 2002.

E mito e cronaca si intrecciano anche in questo spettacolo, presentato dall’autore stesso come uno studio incompiuto e da perfezionare ma in fondo già perfetto così. 
Le storie raccontate da Celestini, sul palco insieme al fisarmonicista Gianluca Casadei, sono quelle di coloro che vivono ai margini della realtà urbana; non c’è bisogno di collocarli in una città precisa perché essi si trovano ovunque, consumati da una società che li ignora e li disprezza al contempo, le loro vite sono legate le une alle altre senza che essi se ne accorgano, diventati ormai pezzi interscambiabili di uno stesso meccanismo senza fine.