Vincitori del premio per la pace Giuseppe Dossetti 2017

Data di pubblicazione: 14/12/2017

“La mia storia inizia quando ero un ragazzo, avevo un grande desiderio di incontrare Giorgio La Pira, lo chiamai, me lo passarono subito. Era il sindaco di Firenze, ma me lo passarono subito, fissammo l'appuntamento. A tu per tu, restammo a colloquio per due ore e mezza. Mi lesse la Bibbia, mi parlò di Isaia e di Abramo, mi disse che siamo tutti figli dello stesso Padre: Ebrei, Musulmani e Cristiani. E mi disse che molto semplicemente le armi non bisogna costruirle, così non si usano. Tornai a Tornino cambiato. E si mise in moto tutto… Nacque il Sermig, che vuol dire Servizio missionario giovanile. I brigatisti mi chiamarono nel carcere di Palmi dove si trovavano. Lunghi dialoghi, alcuni cambiarono strada. Una sera andai a dormire alla stazione di Porta Nuova: un mondo, un'umanità derelitta. C'era da trovare un posto decente a 2.000 senza dimora. Ci siamo sistemati al vecchio Arsenale di Torino e lo abbiamo trasformato nell'Arsenale della pace-Casa della speranza”.
Poche parole, incisive, quelle che usa Ernesto Olivero, fondatore nel 1964 del Sermig, un faro dell'accoglienza, dell'aiuto e della pace per Torino, l'Italia, l'Europa: a lui e alla sua 'invenzione' (“ma in realtà parlo con parole e parlo di opere che sono di tanti, io sono solo voce di una molteplicità di persone”, dice) è stato conferito stamani a Reggio Emilia il Premio per la pace Giuseppe Dossetti.
E rivolto ai tanti ragazzi e ragazze in Sala del Tricolore, Olivero ha aggiunto: “Ragazzi siate 'contatori' di stelle. Occupatevi dei poveri. Imparate a dire di no. E lottate, lottate sempre. Un vecchio detto recita: una persona che lotta un giorno è brava, quella che lotta un mese è molto brava… quelli che lottano per tutta la vita sono indispensabili”.

Il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi ha introdotto l'incontro - a cui hanno preso parte fra l'altro don Giuseppe Dossetti jr, nipote del monaco di Mote Sole, l'assessore alla Città internazionale Serena Foracchia, Clementina Santi per la Regione Emilia-Romagna e Riccardo Faietti consigliere della Fondazione Pietro Manodori - con queste parole: “La grandezza umana e l'opera di Giuseppe Dossetti - il partigiano, docente, politico e Costituente, monaco con profonde radici reggiane che oggi ricordiamo con questo premio – ci spingono a un esercizio di consapevolezza e responsabilità. A cominciare dalla pace, di cui l'Europa gode da più i 70 anni. Mai l'Europa ha vissuto un periodo di pace così lungo. Sono tante ormai le generazioni che non hanno vissuto il flagello della guerra. Perciò serve un esercizio di consapevolezza e di rigore: la pace non è scontata, va conquistata e curata. Consapevolezza serve proprio oggi, mentre si riprende a parlare con eccezionale disinvoltura di conflitti nucleari e si assiste a rigurgiti neofascisti e nazionalistici da più parti, mentre il 'pensiero unico' a livello globale tende vuole imporsi sul pluralismo. Su questo serve vigilare, di questo è legittimo preoccuparsi ed anche avere paura. I valori fondanti della nostra civiltà e dell'Europa unita – pace, libertà e democrazia - ci sono, ma il filo che li lega è indebolito. Teniamo vivi – ha concluso il sindaco Vecchi - la nostra attenzione e il nostro impegno, piccoli o grandi che siano, ogni giorno, riflettendo sul profilo umano e sulla statura morale di Giuseppe Dossetti. Facciamolo anche oggi nella Sala del Tricolore della nostra città, che ha dato vita e ha visto crescere e costruire tre costituenti quali Nilde Iotti, Meuccio Ruini e Giuseppe Dossetti”.

Sono seguiti gli interventi dei rappresentanti degli altri enti promotori del Premio. Il sindaco di Cavriago Paolo Burani: “Dossetti è stato ed è un grande amico del nostro tempo, un tenace e lucido educatore alla pace, per il quale 'la guerra non è mai una fatalità'. E noi con questo premio sosteniamo chi non si rassegna e sa che la pace è l'unico futuro del mondo”. Il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini: “Con il Premio Dossetti diffondiamo la cultura della pace, in un tempo in cui c'è bisogno di ponti, non di muri. Costruiamo questa cultura anche con la memoria, in particolare quella del secolo delle grandi e terribili guerre appena trascorso, perché un popolo che non conosce il proprio passato può più facilmente riviverlo. Per questo la Regione sta per emanare una specifica legge sulla memoria del Novecento”.
Il presidente della Provincia Gianmaria Manghi: “Viviamo oggi il tempo delle molteplici guerre 'nascoste', dei conflitti diffusi. Superiamo l'indifferenza, scaldiamo i nostri cuori rispetto a queste tragedie, ispiriamoci alla coerenza fra pensiero e azione che è stata di Dossetti”.

E' intervenuto infine Pierluigi Castagnetti, presidente della giuria del Premio, giunto quest'anno alla decima edizione: “La parola 'pace' è scomparsa dalla ricerca e dal dibattito pubblico, come se si desse per scontato che la guerra non possa più riesplodere. Intanto, si disquisisce di un conflitto nucleare in Corea quale una delle possibili ipotesi di soluzioni a una crisi. E si getta benzina sul fuoco nell'Oriente a noi più vicino, indicando Gerusalemme quale capitale, con un atto unilaterale. Di questo tratta e così interviene il presidente degli Stati Uniti d'America, praticando la disinvoltura e l'irresponsabilità di un marziano finito sulla scena internazionale, anziché gestire i contesti con la responsabilità che da lui ci si attende. E di pace non si parla, mentre in maniera abnorme persino il corpo umano è giunto ad essere utilizzato come ogiva, come bomba, negli attentati terroristici dei nostri giorni.
“Giuseppe Dossetti – ha aggiunto l'onorevole Castagnetti – è stato un grande reggiano e un grande italiano, una personalità guidata dalla pace come ossessione e impegno morale. Ricordiamoci che egli, da Costituente, è stato relatore dell'articolo 11 della nostra Costituzione, quello in cui l'Italia ripudia la guerra. Da reggiani, cari ragazzi e ragazze, siamone fieri. Anche a lui dobbiamo la nostra Costituzione, che a Reggio si consegna ogni anno ai neo maggiorenni. Estendendo questa idea, sarebbe utile consegnare alle scuole anche il testo delle Leggi razziali del 1938, nell'ormai prossimo 80° anniversario della loro emanazione: sono un segno della storia, servirebbero per educarsi a governare l'istinto del razzismo, servirebbero per tornare a parlare di pace”.
Su Ernesto Olivero, Castagnetti ha concluso: “Noi abbiamo parlato di pace con le parole, lui è su un'altra lunghezza d'onda: parla di pace con i fatti. Sa che la pace sì, è un dono, ma questo dono bisogna guadagnarselo”.

Il premio per la pace Giuseppe Dossetti

Il Premio è attribuito anche ad associazioni con sede sul territorio nazionale e singoli cittadini che abbiano compiuto “azioni di pace” coerentemente con i principi affermati da Giuseppe Dossetti nella sua vita. Il premio, giunto alla sua decima edizione, si è arricchito quest'anno di una sezione dedicata alle associazioni reggiane che, oltre a concorrere alla selezione nazionale, possono candidarsi anche per il premio speciale Fondazione Pietro Manodori, sostenuto dalla stessa Fondazione.
Come in passato, anche quest'anno una sezione è dedicata agli studenti delle scuole superiori reggiane ai quali viene chiesto di elaborare un testo (saggio breve, lettera, articolo di giornale o testo di canzone) sul tema della pace, in particolare sull'articolo 11 della Costituzione.
La Giuria del Premio è presieduta da Pierluigi Castagnetti ed è composta da Paolo Burani, sindaco del Comune di Cavriago; Chiara Piacentini del Gabinetto del sindaco di Reggio Emilia; Luca Cattani per la Provincia di Reggio Emilia; Clementina Santi per la Regione Emilia-Romagna e Riccardo Faietti per Fondazione Manodori di Reggio Emilia.

Vincitori premio Dossetti 2017

Il Premio Dossetti prevede anche sezioni specifiche per associazioni e cittadini. Di seguito i vincitori delle singole sezioni e le motivazioni.

Per la Sezione Associazioni l’Associazione vincitrice è la Fondazione comboniani nel mondo di Roma, per l’Azione di pace Seminare pace partendo dai bambini realizzato in Betania (Palestina). Sul confine del "muro di sicurezza" di Betania si trova, da molti anni, la scuola materna S. Maria di Betania, fondata dalle Suore Comboniane, che si propone come punto d'incontro tra diverse religioni e popolazioni per la riconciliazione e la pace. I 50 bambini che frequentano l'asilo sono sia israeliani che palestinesi.
Il programma scolastico, oltre a seguire i programmi del Ministero per l’educazione palestinese, si propone di favorire la crescita dei bambini tenendo conto del contesto interreligioso e interculturale nel quale la scuola materna si colloca; l’insegnamento di materie scolastiche ordinarie (arabo, inglese, matematica, arte, musica, canto-drammatizzazione, manualità) viene affiancato da progetti di educazione emotivo-relazionale, morale e di conoscenza dei valori umani e religiosi comuni alle diverse religioni.

Menzione speciale della giuria per la sezione associazioni alla Comunità di Impegno, Servizio, Volontariato (Cisv) di Torino per l’Azione di pace “Donne di pace, donne per la pace” realizzato in Guatemala nel Dipartimento del Quichè, Triangolo IXIL (Municipi di Nebaj, Chajul, Cotzal). In Guatemala Cisv e Asoremi, Federazione di donne, si impegnano da 20 anni nel costruire una cultura di pace e uno stato di diritto. Dal 2010 si è aperta una casa d’accoglienza, che ospita e dà sostegno legale, psicologico, formativo a chi ha subito violenza, con percorsi di sensibilizzazione per le vittime, ma anche per gli operatori di giustizia e salute. Per creare inoltre ponti di dialogo tra uomini-donne, giovani-anziani e confessioni religiose, dal 2014 Cisv e Asoremi collaborano con 100 pastori evangelici, 60 direttori e direttrici di scuola e operatori dei media.

Associazione reggiana - Premio Fondazione Manodori: l’Associazione vincitrice è il Teatro dell’Orsa per l’Azione di pace “Argonauti. Alla ricerca del Vello d’oro e della dignità”. Argonauti è uno spettacolo itinerante, un progetto che ha abbracciato giovani rifugiati, ragazzi di seconda generazione, ragazzi italiani. “Argonauti” è un’impresa che ispirandosi al mito antico degli Argonauti, accompagna il pubblico in una “città-mondo”.
L’obiettivo è ribaltare il pregiudizio e la paura, creando una festa che celebra attraverso il mito il valore della pari dignità di ogni persona e cuce utopia di un mondo condiviso tra chi nasce in Italia e chi approda in Italia perché costretto ad abbandonare il paese di origine.

Per la sezione dedicata ai singoli cittadini il premio è stato assegnato a John Mpaliza Balagizi, per il suo impegno nel sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali, nazionali ed internazionali sul dramma che vive il popolo congolese oppresso da decenni di violenze e instabilità. Per l’energia e l’entusiasmo con cui ha incontrato centinaia di giovani nelle scuole per raccontare la situazione della Repubblica Democratica Congolese, protagonista e vittima di quella che è stata definita la prima guerra mondiale africana e che è considerata il conflitto più sanguinoso dopo la seconda guerra mondiale. Per l’infaticabile dedizione con cui ha organizzato le marce che da Reggio Emilia lo hanno portato a Bruxelles, Helsinki, Reggio Calabria e Santiago de Campostela per “camminare e raccontare”, nelle vesti di “peace walking man”.

Profili

Giuseppe Dossetti

Giuseppe Dossetti, a cui il premio è dedicato, fu docente universitario, giurista, uomo politico protagonista nella stesura della Costituzione repubblicana, poi sacerdote e monaco che partecipò alla elaborazione dei principali documenti del Concilio Vaticano II. Un uomo di pace che visse la Resistenza al nazi-fascismo e si adoperò per la diffusione dei valori della solidarietà, della fratellanza, del rispetto della dignità di tutti gli uomini. Dossetti ha mantenuto un profondo legame con la sua terra d'origine, Reggio Emilia e Cavriago, dove ha vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza e alla quale è rimasto sempre legato, tanto da definire Cavriago come la sua “università della vita”.
Nel 2016, nel 20° anniversario della scomparsa di Dossetti, il premio è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica. Negli anni, ha visto la partecipazione di quasi 500 associazioni e singoli cittadini e un centinaio di classi di scuola secondaria di secondo grado della provincia di Reggio Emilia.

Ernesto Oliver

Ernesto Olivero è nato nel 1940 a Mercato San Severino (Salerno): ha lavorato in varie industrie del torinese e poi in banca fino alle dimissioni (1991). Nel 1964 ha fondato a Torino il Sermig, Servizio Missionario Giovani, insieme alla moglie Maria e ad un gruppo di giovani decisi a sconfiggere la fame con opere di giustizia, a promuovere sviluppo, a vivere la solidarietà verso i più poveri.
Negli anni Ottanta all’interno del Sermig nasce la Fraternità della Speranza, che conta attualmente un centinaio di aderenti: giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache che si dedicano a tempo pieno al servizio dei poveri, alla formazione dei giovani, con il desiderio di vivere il Vangelo e di essere segno di speranza.
Attorno alla Fraternità della Speranza, centinaia di volontari e il movimento internazionale dei Giovani della Pace si ispirano alla spiritualità e al metodo del Sermig.
Nel 1992 riceve il titolo di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferito dal Presidente della Repubblica. Nel 1996 il Presidente della Repubblica lo nomina anche “Cavaliere di Gran Croce”. Nel 1999 ha ricevuto dall’Università di Torino la laurea honoris causa in Sociologia.
Oltre ad aver personalmente seguito molti progetti di sviluppo in diverse parti del mondo, Olivero ha personalmente accompagnato le 77 missioni di pace realizzate dal Sermig in Paesi in guerra quali Somalia, Rwanda, ex Iugoslavia, Albania, con l’invio di aiuti di prima necessità a tutti, senza distinzioni politiche e religiose. Numerose sono state in particolare le missioni di pace in Medio Oriente: Libano, Iraq, Palestina, Israele, Giordania, sempre finalizzate alla ricomposizione dei conflitti e al dialogo.
Per il suo impegno a favore della pace ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra i quali l’Osservatorio permanente presso la Santa Sede all’Onu lo ha insignito del titolo “Servitor Pacis” nel 1997.

Arsenale della Pace di Torino

Sorto all'interno del recuperato ex Arsenale militare di piazza Borgo Dora, assegnato in comodato al Serming dal Comune di Torino nel 1983, l'Arsenale della Pace è “laboratorio” di convivenza, di dialogo, di formazione dei giovani, di accoglienza dei più disagiati, un monastero metropolitano, aperto 24 ore su 24. Vi trovano rifugio uomini e donne che cercano un aiuto per cambiare vita (in questi trentun anni sono stati realizzati progetti a favore di uomini e donne di 140 nazionalità). Si tratta di un luogo d’incontro per migliaia di giovani che da tutta Italia e dall’estero si danno appuntamento per confrontarsi, dialogare e crescere. È base di partenza per la solidarietà che raggiunge i cinque continenti: nella convinzione che solo la condivisione delle risorse, la giustizia e il dialogo portano alla pace, Olivero ha realizzato con il Sermig circa 3.050 azioni umanitarie in 92 Paesi, attraverso studi e progetti finalizzati a produrre auto-sviluppo, oltre ad aiuti di prima necessità destinati a popolazioni e a persone singole.
L'Arsenale è inoltre luogo di preghiera e di silenzio, di cultura e di formazione. Nel 2008 le Istituzioni locali riconoscono l’opera come patrimonio del territorio e diventano Città, Provincia e Regione dell’Arsenale della Pace. Il Sermig vive grazie al contributo gratuito di migliaia di amici e volontari che condividono tempo, professionalità, denaro, beni materiali e spirituali. La “restituzione” di queste risorse a favore dei più sfortunati permette al Sermig di essere sostenuto al 93% dalla gente comune.
Oltre a Torino, l'impegno del Sermig si è sviluppato in diverse zone del mondo: nel 1996 è stato aperto l'Arsenale della Speranza di São Paulo in Brasile, un luogo di accoglienza, formazione al lavoro, assistenza medica. Dal 2003, inoltre, il Sermig è presente in Giordania con l’Arsenale dell’Incontro per accogliere e aiutare bambini e giovani diversamente abili musulmani e cristiani, offrendo loro cure mediche, fisioterapia, inserimento scolastico, sostegno alle famiglie e favorisce la loro integrazione nel tessuto sociale, attraverso una rete di solidarietà e di volontariato.