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| Enrico Remmert | ||
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| È nato nel 1966 a Torino, dove vive e lavora. Ha pubblicato due romanzi: “Rossenotti” (1997, Marsilio) e “La ballata delle canaglie” (2002, Marsilio) entrambi tradotti con successo in diversi paesi. Attualmente divide la sua vita fra il lavoro diurno di impiegato e quello notturno in un ristorante, ha in progetto un nuovo romanzo e un libro di fiabe, inoltre è autore dei testi dei Motel Connection (gruppo “costola” dei Subsonica), scrive per alcuni giornali, sta lavorando alla riduzione cinematografica della “Ballata delle Canaglie”, sta traslocando e ha una bimba di un anno. È molto stressato, aiutatelo. | ||
| Alcuni supereroi (estratto da romanzo inedito) |
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| "E allora me
la sono messa a smorzacandela e si è bagnata talmente che colava tutta,
che ho dovuto perfino farmi la doccia, dopo," dice Spartaco uscendo
dal bar e tutti gli amici lo guardano un po’ annoiati, ma dentro sanno che
è vero, si capisce, che gli è andata proprio così a Spartaco Capocefalo
detto Trivella. La vita insegna che gli uomini che scopano a destra e a sinistra non amano raccontarlo troppo in giro, non hanno niente da dimostrare, mentre quelli che parlano sempre delle loro magiche imprese, si capisce, sono tutti segaioli. Ma Spartaco Capocefalo è uno diverso. E' uno che, oltre a parlare, fa; e fa perché se non facesse non saprebbe che dire: occorrono fantasia e senso dell'osservazione per raccontare balle, e Dio non lo ha dotato di tutto questo. Lo ha dotato però di un metro e novanta di muscoli e di due occhi azzurri da attore del cinema che lo rendono, fin da quando era un ragazzino, il maschio più ambito del rione. Fra via dei Girasoli e via dei Tigli non c'è donna né bambina che non lo conosca, più bello di Brad Pitt e di Paul Newman assieme, suscita in tutte ammirazione e desiderio, e invidia - naturale - tra le donne suscita invidia. Cosa che non succede per gli uomini, che magari si scopa le loro donne, sì succede, si capisce, ma tanto è corto di cervello, non è capace a tenersene una... e poi è un buon compagno di bar, e se c'è da menare le mani non si tira mai indietro. E non è neanche vero, poi, che non sia capace di tenersi una donna, perché una se l'è perfino sposata, la Carmen Iannizza, che lui dice sempre che la Carmen la prima cosa che lui ha notato di lei è stato il culo, e il culo è la cosa più importante di una donna, spiega sempre, l'ha detto anche una volta in tv Diego Armando Maradona, si capisce. E quella volta, quando ha visto quel culo, non ha più capito niente e ha deciso che quella sì che gli interessava e la Carmela detta Carmen ha creduto di fare schiattare d’invidia tutte quante e si è sposata proprio lui, Spartaco Capocepalo detto Trivella, il meglio maschio del rione. Di invidia sono schiattate in poche, e tutte le altre han continuato a prenderlo di nascosto, anche contente che qualcuna se lo fosse accollato. Ma se voi credete che Carmela detta Carmen sia felice, be’, vi sbagliate grosso perché sta per combinarne una tremenda. E Spartaco - si chiederà qualcuno - come fa che tutte se le scopa? Be’, non immaginatevi poi tanto, è che è assai bello, ve l’ho già detto, e basterebbe come spiegazione se parlassimo di una donna, ma vi dirò dell'altro, cioè che lui sa perfettamente tutta la tecnica della seduzione, e cioè questa: che bisogna dirgli alle donne questa frase: " La cosa che mi piace di più di te è che c’hai gli occhi che ridono". Spartaco l'ha sentita una volta in un film western e lì funzionava e allora l'ha buttata lì con Rosa, la figlia grande del fornaio, e funzionava; e poi ha provato con Esterina detta Ester - che culo che ha, diavolo! - e funzionava, funzionava anche con lei. E lui questa frase ormai la ripete sempre, che è perfino capace a dirla facendola cadere dall'alto, come un consumato attore, perché proprio di questo si tratta - si capisce - e funziona, funziona sempre. Così Spartaco, quelle rare volte al bar in cui un po' si scuce, quella frase non la dice mai, perché crede che la chiave di tutto sia quello; e crede che persino Vitantonio il gommista, che con le donne proprio non c'acchiappa, se sapesse quella frase inizierebbe a riuscirci con qualcuna, questo pensa Spartaco. E quando gli chiedono:" Maccheccifai alle donne, bastardo d'un Trivella, come è che te le prendi tutte?", lui risponde che è questione di parole, che loro non sanno parlarci, alle donne. E tutti stanno lì a lambiccarsi e alcuni lo chiedono alle loro donne che cosa dice mai 'sto Spartaco, ma quelle mica parlano. Parlano naturalmente fra di loro e ogni tanto viene anche fuori la frase degli occhi che ridono, ma una pensa sempre: "Guarda un po’ 'sto minchione di Spartaco che gli è venuta in mente una bella frase per me e l'ha usata anche per questa mignotta" e, si capisce, tutte pensano d'essere loro la Musa di Spartaco, le altre solo capre, si capisce. Tant'è che una volta Maria Annunziata e la Ester hanno pure litigato per questo motivo, ma poi hanno fatto pace, che lui le ha tranquillizzate allo stesso modo: "Ma chetticredi, Maria Annunziata/Ester, che io dico le stesse cose a due donne diverse?" E sua moglie Carmen, che era al cinema con lui a vedere il western, 'sta benedetta frase manco se la ricorda, perché lui alla Carmen cose dolci non gliele dice, solo arriva a casa e se la prende, e solo quando lei non vuole, e come lei non vuole, e sempre meno. E la Carmen lo sa che lui si scopa in giro tutte quelle puttanelle e gli dice che lui non c'ha cervello, ragiona col cazzo, e prima o poi, lo giura, glielo taglierà via come la Lorena Bobbit. E stasera appena che Vitantonio il gommista ha fatto un filotto da 32 punti Carmen entra nel bar e urla:"Ma dov'è quel disgraziato, che ha detto che qui veniva, dov'è Spartaco, eh? Rispondete?" ma riceve solo occhi al cielo - anche dal vecchio Salvo Lipari che invece sa tutto di tutto il mondo, peggio dei quotidiani - e alzate di spalle da tutti gli altri e anche un'occhiataccia da Vitantonio che s'incazza che gli fa perdere la concentrazione, così sbuffa. Ma Carmen questa volta proprio non ci sta e strappa la stecca di mano a Vitantonio e rimane lì tesa come una corda per un istante e poi la schianta contro il muro e la punta di legno si spezza e lei urla: "Rottinculo, voi lo sapete dov'è," e inizia a fare il diavolo a quattro e sputa e si dibatte e spinge e non si riesce a fermarla tanto che Gianni Paradiso che cerca di tenerla ferma si riceve un morso a sangue all'orecchio e un calcio nelle palle, che Gianni Paradiso è uno che quando si mette non lo butta giù neanche Tyson. E in quattro si beccano schiaffi e pugni che proprio Carmen così non la si è mai vista, ci vorrebbe una donna per calmarla, che le donne sanno calmarle le altre donne. E così la vecchia Magda muove le sue trippe dalla cassa, si avvicina alla Carmen e le molla un ceffone secco da torcerle il collo e prima che possa reagire la prende per un polso e se la trascina dietro, col piglio d'una che sa sempre quel che bisogna fare, e si sente come un vecchio pompiere che sono stati lì tutto il giorno a spegnere l'incendio, ma poi arriva lui che c'ha esperienza e se la sbriga in un amen. E così Magda si trascina la Carmen dietro il bancone, nel magazzino, la fa sedere appoggiandole le sue braccione sulle spalle che quasi la frantuma e ordina: "Sta ferma lì," e negli occhi c'ha un incendio e Carmen non si muove, proprio non si muove e l'unica cosa è che le viene da piangere e allora, si capisce, piange. E Magda torna al bancone e sono tutti lì a sbirciare chessuccede assiepati e Magda ordina: "Fuori, fuori dai coglioni voialtri, che se lei sta male la colpa è che esistete voialtri uomini. Tornate ai fattacci vostri o butto tutti fuori e chiudo il bar," e allora tutti ritornano ubbidienti al biliardo, ché Magda è come la mamma, se la si fa incazzare è capace veramente di buttarli fuori tutti, anche Gianni Paradiso, che picchia come Tyson ma si è fatto mettere sotto dalla Carmen, perciò dalla Magda è capace che ne prende una sporta. E la Magda, detta Magdona e anche Madonna, oltre che madre di tutti i perdigiorno del rione è anche sorella di tutte le donne, che non c'è nessuno così pronto e disponibile a parlare come la vecchia Magda, che è una che dice sempre le cose come stanno, e ne ha già risolte di questioni la sua autorità più che chiunque altro, compreso il parroco e i carabinieri. E quando rientra con un bicchiere di cordiale e vede la Carmen com'è conciata, che è tutta rossa e graffiata e ha i capelli scompigliati, che piange a dirotto, proprio s'incazza con la vita e con dio e sbotta che lei, porco mondo, è quarant'anni che sta seduta a 'sto bar, vedova per giunta, e ha solo visto schifo e schifo, che se uno sorride cinque minuti poi se la paga per settimane, cristo d'un cristo che ci pigli in giro da lassù. E poi però cambia tono e s'addolcisce e gli dà il cordiale alla Carmen e le riassetta i capelli con le sue manone e le dice che non deve piangere, che lei un marito ce l'ha, che la farà anche sempre star male, ma almeno c'ha un affetto vero nel cuore, mentre lei invece il suo affetto non c'è l'ha più da vent’anni e adesso preferirebbe essere cornuta tutti i giorni piuttosto che non avere più nessuno di nessuno. E così usa il vecchio metodo - se uno piange, tu piangi più forte che lo fai meno triste - ed è proprio quel che succede, ché alla fine è Carmen che la consola, si capisce, e lei piagnucola: " Fa niente, mondaccio schifoso, fa niente, nessuno può fare niente". Ma questo accende nella testa di Carmen il solito ritornello che lei sì che ci può fare qualcosa, glielo taglia, stavolta glielo taglia, “loggiuro, come è vero che mi chiamo Carmen.” Ti chiami Carmela sta per dire la Magda, ma l'altra schizza via come un proiettile e non fa in tempo ad afferrarla - la Magda, molta potenza pochi riflessi - e lo scricciolo le sguscia fra le mani e si scaraventa in strada. La Magdona fa spallucce - Carmen abbaia ma non morde, pensa - invece lei per pianger più forte ha finito col piangere sul serio e, già che il cordiale è rimasto lì, se lo tira giù tutto d'un fiato, mondaccio schifoso. Danilo Mosca, detto Dino, è il quarto bar che passa in rassegna alla ricerca della sua Nina. Ché poi Nina non è sua affatto, solo nel cervello, e di fatto fa il cazzo che vuole, si capisce, ed è sufficientemente carina da trovarsi uno diverso che la porta in giro ogni fine settimana. Però Dino è incapricciato proprio, e passa tutti i venerdì sera a cercarla e non va a dormire finché non la trova: e in genere ci azzecca sempre, perché a lei piace la zona di via delle Margherite e lì, è vero, ci son tanti bar e tante birrerie, ma con un po’ di pazienza Dino li gira tutti finché non la trova. E stasera Dino sta sulla Panda a sentire una cassetta di jazz e le cose funzionano piuttosto bene e lui c’ha un sacco di cassette tutte di musica jazz e delle volte dentro non c’è proprio del vero jazz ma lui pensa di sì, per lui è jazz, è questo il suo modo di pensare, si capisce. Ché a Dino la musica da discoteca che si sente dappertutto proprio non gli va giù e lui che ha studiato, è perito elettronico, capisce che solo questa qua è roba viva, che pulsa, non quel bum bum disarticolato, che va bene per i drogati, che li odia più ancora di questi arabi di merda che hanno invaso la città, che l’altra sera ne ha visto uno che buttava la bottiglia di birra nel Po e lui gli ha urlato ma buttatela nel Nilo la tua bottiglia, arabo dimmerda e l’altro ha fatto finta di non sentire perché lui è magrolino ma nervoso e si vede che è uno scomodo, con cui è meglio non accapigliarsi. Così Dino stasera che la luna è più grande, viaggia sulla Panda a passo d’uomo alla ricerca della Nina, si capisce, e il primo che incontra appena uscito di casa è il vecchio Diego Renna, ma fa finta di non vederlo, che qui lo chiamano tutti “Chilometro” perché ormai è rincoglionito e cammina tutto il giorno ininterrottamente per il rione salutando tutti quelli che incontra, il cervello gli è partito e il mese scorso aveva trovato da qualche parte un megafono e se ne andava in giro a ripetere: “Ci sono sigarette radioattive, la colpa è dell’America, la colpa è di Washington. Ci sono sigarette radioattive, la colpa è dell’America, la colpa è di Washington…”, povero Chilometro, il cervello davvero ce l’ha bucato, meglio far finta di non vederlo, si capisce. Dino parcheggia in doppia fila davanti alla birreria Nuova Europa e sta un po’ a guardare chi passa, che la sera è calda e sono tutti fuori. Fa un cenno di saluto al più giovane dei Sannuto, che lo chiamano Pisellino perché c’ha la faccia sputata a quella di Pisellino di Braccio di Ferro, che se ne sta di fronte alla porta con un boccale in mano e parla con due donne che non sembrano del quartiere, una smilza e una grassona che sembra la custodia della prima. La smilza si riaggiusta il reggiseno e lancia a Dino un’occhiata distratta, ha la bocca sottile e gli occhi cattivi. Dino si decide a scendere e si avvicina a Pisellino senza salutare le donne e chiede: ”Che hai visto Nina da queste parti?” e lui scuote la testa e non riesce a nascondere una specie di sorriso beffardo e allora Dino risale in macchina e si sente addosso gli sguardi e quando si volta i tre stanno tutti fissi su di lui proprio, e le donne ridono e lui pensa vaffanculo e alza il volume, questo è jazz, è roba per palati fini come il suo, sul muro c’è una scritta “Dio sa benissimo che non sono credente” e Dino non sa decidersi se andare fino al bar “1x2” a farsi una birra oppure a cercare la Nina al Disco Pub di Nicola, quando in Piazzetta Roma, all’improvviso, viene tamponato da una Uno. La Carmen per una volta nella vita ha deciso. Ha deciso che è finita, che lei mica si vuol far ridere dietro da tutto il quartiere vita natural durante. Ha deciso che basta che la Ester faccia l'amicona e poi gliene dica dietro che la metà basta. Ha deciso che basta. Voi la Carmen la state conoscendo solo adesso, ma guardate che... ecco, è una di quelle donne che quando decide una cosa, quella è. La Carmen è una di quelle donne come sono tutte le donne - quando decidono una cosa, quella è - fottute testarde peggio dei muli. E quando arriva a casa e ancora non ci trova il suo Spartaco decide che veramente lui non sarà più uomo, e va nel cucinino, e cerca il coltello più tagliente, ché vuol fare la Lorena Bobbit: sarà lungo due palmi e lo usa che è una meraviglia, e si mette ad affilarlo che se vedeste gli occhi che fa, convinti proprio, farebbe un po' paura anche a voi, e i maschi si toccherebbero proprio lì sotto, si capisce. Invece Spartaco Capocefalo detto Trivella se si sta toccando lì sotto è solo per rimetterselo dentro ai pantaloni, ché c'avevano fretta lui e Immacolata e non si sono neanche spogliati molto, nella sua Uno si sta scomodi e bisogna fare in fretta, si capisce. E lui proprio deve tornare a casa e guarda Immacolata e dice: " La cosa più bella di te è che c'hai gli occhi che ridono". Lei sorride, si illumina tutta e dice: "Me l'hai già detto, Spartaco" e lo bacia teneramente e mentre si baciano Spartaco pensa a quanto son sceme le femmine; poi stacca bruscamente le labbra e accende il motore e via. Però Spartaco questa notte ha come un presentimento, un prurito in testa che gli fa fare dei pensieri cattivi. Ha come la sensazione che stia per succedere qualcosa, ma non riesce bene a spiegarsi e, anzi, quando prova a dire a Immacolata che c’ha una strana sensazione, lei proprio non capisce e sorride e dice: “ E’ l’amore, Spartaco. L’a-mo-re”. Allora lui fa spallucce e lei si illumina tutta ancor di più: è uno fiero – pensa - che mai ammetterebbe, ma lei è sicura, è innamorato, si capisce. E così, distratto da questo prurito in testa, Spartaco sta guidando con disattenzione e, al semaforo di Piazzetta Roma, finisce col tamponare leggermente la macchina davanti, una Panda con un adesivo “2 fast 4 you”. Niente di che, appena un graffio sul paraurti, senonchè da quell’auto scende un tipo magrolino ma con l’occhio cattivo e l’aria pelosa. Si avvicina al finestrino e graffia in faccia a Spartaco un “Macchecazzofaipezzodidiota?”. E Spartaco, che - si capisce - in un’altra situazione scenderebbe e lo farebbe a pezzi, stasera non è tanto in anima, c’ha sto prurito in testa ed in più è stanco e vuole tagliarla corta e mormora un: “Vabbè non è successo niente”, e nel farlo abbassa un po’ gli occhi e Dino scambia il tutto per un gesto di sottomissione e gli succede come ai cattivi quando si rendono conto di avere a che fare con uno più debole di loro: si sente ancor più forte. Allora inizia ad andarci pesante, attacca le due mani al finestrino semiabbassato e dice con sprezzo:”Ma sei proprio un pappo di minchia” e nel dirlo infila una mano dentro e gli molla uno schiaffetto sulla guancia, niente di che, appena un buffetto. Ma perfino la legge sa distinguere fra un pugno e uno schiaffo, e sa che spesso il secondo è molto peggio del primo, si capisce, ed è più difficile da incassare. Infatti il buon Spartaco se ne sta lì un secondo fermo e poi apre di scatto, ma l’altro sta aspettando proprio quello e appena intuisce il gesto tira un calcio fortissimo sulla portiera e la faccia di Spartaco si appiattisce cozzando sul finestrino semi abbassato che va in frantumi, una botta sullo zigomo da far urlare dallo spavento, e infatti Immacolata urla, si capisce. Il naso gli comincia a sanguinare, ma Spartaco non emette un gemito, fa solo una smorfia di dolore e guarda il magrolino col suo sguardo vero e allora Dino capisce e inizia a correre verso la sua macchina e Spartaco si lancia fuori e lo raggiunge mentre quello si è appena seduto e con le due mani sta cercando di chiudere la portiera e a Spartaco basta una sola mano per tenerla aperta e Dino ha perso tutta la sua cattiveria e al suo posto c’è un aria spaurita che per Spartaco è come un’iniezione di rabbia e allora lo solleva di peso dal sedile, lo appoggia sulla fiancata e poi gli tira una mazzata in faccia a pugno chiuso che fa fare ad Immacolata un altro urlo, e la faccia di Dino è una maschera di sangue che cola e allora Spartaco ci sputa sopra e poi, a passi lenti, torna verso la macchina, toglie via con calma le schegge dal finestrino, rimette in moto e se ne va. |
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