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Io
lo sapevo, io. Dico, del matrimonio. Al lavoro, tre giorni prima di
sposarmi, porto pasticcini, pizzette e confetti. Mi regalano un aspirapolvere.
Quel giorno sono coi mezzi, così torno con l’aspirapolvere sul 14.
Mi guardano tutti. Dico, cosa c’è da guardare? Mai visto un aspirapolvere
sul 14? Un aspirapolvere in generale?
Poi alla fine, mica lo dico.
Al lavoro siamo in tre che si sposano. Io, la Gabry, la Genny. Io
sono la prima. In ufficio guardiamo assieme i siti con gli abiti da
sposa. Io non compro sul sito l’abito da sposa perchè zia Elena fa
la sarta e ha gli sconti con un negozio. Ora la chiamo zia Elena,
perchè scrivo, ma quella che ha gli sconti è zia Lina. Il giorno prima
di sposarmi sono ancora al lavoro. Prendo un permesso retribuito di
quattro ore, alle sei passa l’estetista. Dice che mi vuole mettere
il rimmel antilacrima. Io dico, ma va che non piango, è tredici anni
che sono fidanzata. Al lavoro bacio tutti, anche quelli che mi sono
antipatici, quasi tutti, pure la Gabry e la Genny, che da quando sono
caporeparto, mi leccano. Però c’è il fatto che ci sposiamo tutte e
tre, anche se io prima. Non dico che siamo quasi amiche, ma quasi.
L’anno scorso volevamo andare una settimana a Sharm El Sheikh, ma
il fidanzato di Genny è geloso e non siamo andate. Non facevamo niente,
poi. Una se vuole, lo fa sul 14, mica deve andare in Egitto.
Io queste cose non dovrei neanche dirle, figuriamoci scriverle, che
sembrano ancora più gravi del dirle, ma tanto, chi vuoi che mi legge.
La sera prima del matrimonio, Lory, l’estetista, passa da casa. Mia
mamma, zia Lina e le altre girano un po’ qua e un po’ là.
Lory ha le unghie lunghe rosse, direbbe la nonna, pittate. La nonna
è morta, pure l’altra nonna è morta, con la prima nonna andavo d’accordo,
peccato non è qui a girare per la stanza, ma pure seduta andava bene.
Il vestito è nell’armadio di zia Lina, che abita al piano di sopra,
lei ha un armadio vuoto perchè mia cugina Susy è sposata da tre anni
e ha lasciato un armadio tutto vuoto, e zia Lina ogni tanto piange
perchè Susy si è divisa dal marito. Io ho sentito che lui la picchiava,
qualche schiaffetto, poca cosa, ma la mamma dice che Susy l’ha lasciato
per un altro, un collega. Io ancora non ci credo che mi sposo. Se
non fosse per le risate, tutta ‘sta gente venuta su dalla Sicilia,
sembra il funerale di zio Giacomo, il marito di zia Lina. Lo so, non
dovrei dirle certe cose, figuriamoci scriverle, che sembrano ancora
più gravi, però io quando c’è una festa sono triste, anche se non
lo dico a nessuno. Rido, scherzo, ma pure io ho la mia sensibilità.
La volta che sono stata davvero felice, invece, è quando mi hanno
promossa caporeparto, giuro. Ho pianto sul 14 dalla felicità. Poi
ho pensato, da domani non vengo più in tram. Io sono di parola, sono
andata sempre in macchina, prima la tenevo in garage fino al sabato,
per andare alla piscina vicina al centro commerciale, che a Marco,
mio marito, piace nuotare. Ma da quel giorno, dico sul 14, vicino,
non so se siete di fuori, vicino al deposito dell’Atm a Giambellino,
dico: da domani in macchina. E l’ho fatto sempre, a parte la volta
dell’aspirapolvere. Mi ha accompagnata Marco, io non volevo portare
neanche una pizzetta, ma come si fa, sono caporeparto da un anno,
e se dicevo l’anno scorso, mi sposo, magari caporeparto diventava
Genny. Meno male va, anche se il mio capo dice sempre, da quando sa
che mi sposo: non è che mi stai in maternità?
Io non voglio un bambino adesso, sono caporeparto da un anno, mica
da dieci, però un bambino lo voglio, non importa maschio o femmina,
basta che è sano (...)
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La mia azienda fa parte del più grande gruppo di telefonia
mobile. Io sono caporeparto, gestisco trenta risorse. Ho avuto varie esperienze
lavorative prima di entrare in questo grande gruppo. Ho fatto la commessa
in un negozio di calze e biancheria intima, assunta con contratto part-time
di quattro ore. In realtà lavoravo dieci, dodici ore. Il resto me lo pagavano
in nero.
Io ho fatto domanda per questa importante azienda di telecomunicazioni
e, senza raccomandazioni, mi hanno subito assunta come operatrice telefonica.
Sono brava perchè so cosa vuole la gente. Vuole servizio ed efficienza.
Così sono diventata caporeparto, mentre gli altri sono rimasti operatori
telefonici perchè non conoscono la gente come me.
Io mi sono appena sposata. Mio marito Marco lavora in una importante azienda
di telecomunicazioni, non importante come quella dove lavoro io, però.
Ci siamo sposati il 21 dicembre. Mio marito voleva sposarsi a settembre,
io ho preferito dicembre, poco prima di Natale, perchè Natale mi fa schifo.
Io non sopporto i parenti, specie quelli che vengono su dal meridione,
parlano ad alta voce in dialetto e scaricano le bottiglie di olio e vino
in cortile, davanti al box; portano sacchetti di freselle e taralli, la
soprassata e la salsiccia, che sembra che qui al nord pane e salame non
esistono, per loro.
Non sono mai riuscita a fare un Natale da sola, lontana dalla mia famiglia,
senza ingozzarmi di cibo, così ho scelto il 21 dicembre come data delle
nozze.
Mia mamma ha detto di andare giù in bassitalia a fare il
viaggio di nozze, figuriamoci, mangiare tutto il tempo. Anche mio padre
preferiva la bassitalia, lui ha paura degli aerei da quando è successo
quello che è successo a New York.
Io allora gli ho detto, ma va papà, guarda che se deve
succedere, accade dappertutto; metti che vai in autostrada e uno sorpassa
e ti viene addosso e muori; oppure c’è un camionista che viaggia sull’altra
carreggiata, s’addormenta, il camion sfonda il guardrail e t’ammazza.
Quando il destino ti si mette contro non c’è nulla da fare, puoi avere
anche l’air bag o la pistola sul cruscotto. Ho detto, pensa te, che una
mia amica è morta l’anno scorso sulla Paullese, alle otto di lunedì mattina,
mentre andava al lavoro. Magari ascoltava Radio Deejay, Rtl, una di quelle
radio lì, che fanno sempre i giochi, gli scherzi e i programmi da ridere,
eppure è morta.
In viaggio di nozze, io volevo andare giù in Kenya, ma
Marco c’è già andato con l’azienda, quando hanno raggiunto il target annuale,
così ha detto, scordatelo. E io ho detto, allora si va in Messico.
Ho navigato in internet, nei siti dei tour operator e ho fatto non so
quante telefonate, che loro, quelli che mi stanno sotto, li ho sentiti
lamentarsi perchè facevo le telefonate al posto di lavorare, ma io sono
il capo, loro stanno sotto di me, mica io.
Il 22 dicembre mio padre ci accompagna a Malpensa. A Malpensa gli aerei
arrivano con le luci dal cielo che non è più buio ma neppure già chiaro,
è violetto, lilla, quel colore che andava di moda la scorsa estate. Mio
padre dice state attenti, occhi aperti, non lasciate niente sul comodino,
non uscite dal villaggio.
Al check-in siamo solo coppie, tutti sposini, le fedi luccicano nuove.
Io sono contenta perchè ho i vestiti invernali mentre quando arriviamo
in Messico, farà caldo. Marco invece è nervoso, vuole bere un altro caffè,
il caffè del bar. Si lamenta, dice che non so fare il caffè. Io gli dico,
ascolta, non è che sono mongola, la caffettiera è nuova, l’ho usata due
volte da quando ci siamo sposati, vorrei vedere te.
In aereo dopo un po’ danno un film in inglese e io non capisco niente,
anche se in azienda dicono che l’inglese è importante e organizzano corsi,
io non so, per me sono tutte balle perchè io, col poco d’inglese che so,
sono caporeparto, l’importante è questo, sapere l’italiano per essere
caporeparto in Italia, mica in America
Mi rilasso, esce tutta la tensione, i preparativi del matrimonio, i confetti,
le bomboniere, il vestito che, tra l’altro, trovare un vestito da sposa
che va bene a Natale, non è come dire.
Quando mi sveglio, Marco parla con una coppia. Abitano a Milano anche
loro, vanno in un villaggio a dieci chilometri dal nostro. Dicono che
hanno il campo da golf incluso nel pacchetto del tour operator. Marco
mi chiede se anche noi abbiamo il campo da golf e io mi innervosisco perchè
è tutto sulle mie spalle, l’organizzazione del matrimonio, del viaggio,
della casa, ogni cosa, ma quando torniamo vedi se non cambia. Non abbiamo
il campo da golf, mi tocca dire a quei due che neanche conosco, io fino
a cinque minuti fa dormivo, dormivo benissimo tra le nuvole, anche se
non mi ricordo il sogno.
Marco e il tipo parlano di lavoro, anche l’altro fa il venditore, detersivi
per una multinazionale. Lui dice che quando hanno raggiunto gli obiettivi,
l’azienda li ha mandati in Egitto. Marco dice, in Kenya. Lei dice, ma
dai? Anche noi siamo andati giù a Malindi. Dice, bellissimo. Marco dice
che il Kenya toglie il fiato quanto è bello. Marco non mi ha mai detto
una cosa del genere. È tornato dal Kenya dicendo che s’era rotto
le balle. Convention la mattina nella sala convegni dell’albergo, piscina
il pomeriggio, la sera cena, piano-bar e a letto presto. Il venditore
di detersivi dice, noi siamo stati sempre nel villaggio. Girava la voce
che se ti allontanavi, i kenyani ti sputavano sulla mano per sfilarti
l’anello, anche se noi non avevamo la fede perchè eravamo fidanzati, comunque
abbiamo preferito restare nel villaggio per non farci sputare.
Solo a guardare il giaccone che avevo su alla partenza,
mi viene caldo. Scendo dall’aereo, mi sento come quando, in estate, esco
dall’ufficio per andare al self service nella pausa pranzo.
Marco saluta la coppia, lo faccio pure io, loro dicono magari ci vediamo,
dai, magari ci vediamo, Marco dice, va bene, sicuro, una sera ceniamo
assieme
Una ragazza abbronzatissima aspetta con il cartello di Ali Libere, il
nostro tour operator. Ci sono le ali bianche che volano nell’azzurro del
cielo del cartello, e sotto, in piccolo, è scritto Buon Natale.
La ragazza parla benissimo italiano, io sono stordita dal viaggio, dal
fuso orario, a disagio perchè tutta sudata, magari gli altri sentono,
annusano.
Saliamo sul pullman, piccolo, venti posti, e fa caldo, Marco chiede alla
ragazza se è possibile accendere l’aria condizionata, lo dice lentamente,
come quando mio padre indica la via a un camionista straniero, parla piano
coi verbi da scemo.
La ragazza dice sì, senz’altro, subito, poi aggiunge, potete parlare normalmente
perchè sono di Lecce.
Dopo che dice che è di Lecce, sono più tranquilla, mi passa il cattivo
umore di prima, quando Marco parlava coi due e io lì zitta. L’aria condizionata
funziona, l’autista guida piano, la ragazza di Lecce sta sul sedile davanti,
col busto leggermente girato verso di noi, parla con le mani appoggiate
allo schienale, ci dà il depliant con i servizi del villaggio, io dico
grazie, so già tutto tramite internet, comunque prendo il depliant, lo
sfoglio e mi sento bene, al sicuro, in un luogo fresco, il caldo fuori
e le parole del depliant dentro.
Benvenuti in Messico: un paese bellissimo, variopinto, capace di soddisfare
ogni tipo di curiosità e di desideri. Il Messico vi offre, grazie al suo
aspetto multiforme, il tipo di vacanza che più si adatta alle vostre esigenze:
la vacanza all’insegna del relax, grazie al clima meraviglioso che raggiunge
i 35 gradi lungo le paradisiache e incontaminate spiagge; la vacanza sportiva,
grazie ai fantastici scenari naturali uniti alle strutture più moderne,
senza dimenticare le attrattive dei divertimenti serali e notturni; la
vacanza culturale, in un mix di storia, mitologia, vita quotidiana (...)
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