Guido Quarzo
 
Non posso dire di essere stato un lettore forte se non dopo la scuola media. Prima leggevo sì, ma soprattutto fumetti. Ho avuto però un maestro elementare che ogni giorno ci leggeva a voce alta, nell'ultima mezz'ora di lezione, un romanzo a puntate. Ho letto così, con le orecchie, Capitani coraggiosi, Il giro del mondo in 80 giorni e altri "classici". E ricordo che la cosa mi piaceva molto. Come ho detto, i fumetti erano la mia grande passione: Nembo Kid (allora Superman si chiamava così), il grande Blek, e poi l'Intrepido e il Monello sono il mio entroterra culturale più solido. Scrivere i temi mi piaceva, ma non mi si chiedeva mai di inventare storie. Le storie mi interessavano moltissimo: mi piaceva da matti disegnarle, inventarne coi soldatini, andarle a vedere al cinema. Per fortuna i miei genitori amavano il cinema e mi ci portavano spesso. Considero preziosa la mia esperienza di insegnante, nella scuola elementare, soprattutto perché lì ho imparato ad osservare i bambini, a cogliere quei segnali non sempre verbali di disagio o gratificazione. È un lavoro che ti mette in relazione con tantissimi bambini diversi, con diverse esperienze familiari, con caratteri, intelligenze, sensibilità molto differenti. Questo influenza inevitabilmente il tuo linguaggio, sia quando scrivi che quando parli. Riguardo alla lettura, lavorando nella scuola credo di aver capito una cosa: trovare buone storie e farne una buona lettura ad alta voce è forse l'unica proposta veramente efficace che possiamo fare. Mi sono occupato di teatro in due modi: prima di tutto ho fatto teatro per bambini in Compagnia, poi ho condotto diversi laboratori, dentro e fuori della scuola, per bambini, ragazzi, insegnanti. Sono anche autore di alcuni testi teatrali e di riduzioni teatrali di miei lavori di narrativa. Per quello che riguarda la scrittura, il teatro per me è stata una grande scuola di sinteticità e di verosimiglianza nella costruzione dei dialoghi, per quello che invece riguarda il mio rapporto coi lettori, bè, come posso dimenticare di aver fatto tra le altre cose anche il clown? È impossibile. Così continuo a divertirmi a teatralizzare un poco i miei "incontri con l'autore"... sai…viene fuori il mio temperamento istrionesco… È chiaro che non tutti i libri si prestano, ma ve ne sono alcuni che ho scritto pensando espressamente alla lettura ad alta voce, come per esempio Chiaroscuro. Sono anche un discreto mimo. Ho iniziato a scrivere per il teatro, testi per ragazzi, e solo più tardi ho pensato di dedicarmi alla narrativa vera e propria. In realtà, se non si fosse sciolta la Compagnia e se non avessimo attraversato un periodo di grande difficoltà a trovare spazi, in seguito alla tragedia del Cinema Statuto di Torino, forse avrei continuato ad occuparmi solo di teatro. Mah, comunque ho scritto quattro storie, le ho inviate ad una decina di editori: qualcuno ha risposto no grazie, qualcuno non ha risposto, Orietta Fatucci della EL ha detto le compriamo. Ecco, è cominciato tutto così, nel modo più semplice. Ho cercato di spiegare prima come sia importante per me la conoscenza di tanti modi diversi di essere bambino. Potrei aggiungere che, in un certo senso,in tutti questi anni, ho un po' rubato ai bambini che vedevo tutti i giorni, certi schemi mentali, quasi come se fossi andato alla ricerca di mappe diverse per orientarmi nel pensiero infantile. Nello stesso tempo mi sono sforzato di mantenere la mia adultità, che rimane comunque un punto di riferimento indispensabile per i bambini, tanto nella relazione personale quanto nella scrittura. In genere le mie storie nascono da un piccolissimo spunto iniziale, una minima idea, una situazione molto circoscritta che poco alla volta si espande, trova collegamenti, suscita altre idee. Procedo soprattutto per associazioni, senza partire necessariamente dall'inizio. Per Mastino e Biancaluna, ad esempio, la prima immagine è stata questo cavaliere che corre corre e non sa dove va, ma ha una fretta del diavolo e quindi non si ferma a mangiare: attraversa un'aia al galoppo e afferra al volo una gallina, sbranandola così com'è cruda,con le penne e tutto il resto. Il seguito si è dipanato poi come un diagramma di flusso, un po' in avanti e un po' all'indietro rispetto a quella scena iniziale. Nella scrittura sono comunque piuttosto disordianato e direi…pigro. Lavoro molto su appunti scritti a mano che poi rielaboro quando è il momento di riordinarli e copiarli (fino a poco tempo fa a macchina, ora sul computer). In genere poi non ritorno molto sulle cose scritte: procedo lentamente, si può dire scegliendo parola per parola, ma detesto riscrivere anche una sola pagina. .. Tra gli italiani sento molto vicina a me la scrittura di Donatella Zilotto, che è estremamente sintetica e rende molto bene l'immaginario infantile…peccato che scriva così poco. Ridley mi sembra uno degli autori più interessanti del dopo-Dahl, specialmente quando scrive per i più piccoli. La letteratura per ragazzi direi che sta piuttosto bene: non se ne era mai parlato tanto come ora, autori per ragazzi vengono invitati nelle più prestigiose Kermesse letterarie (vedi il recente Festival di Mantova), i libri per ragazzi trovano posto ormai in quasi tutte le librerie, un editore come feltrinelli entra nel settore senza vergognarsene… io direi che si può star contenti. Ora sarebbe necessario un altro piccolo passo, riuscire cioè ad avere delle vendite adeguate ai livelli europei…e in questo siamo ancora molto indietro. Io cerdo che uno dei problemi degli autori italiani di letteratura per ragazzi sia il loro rivlgersi ad una "fascia di età" stabilita a priori. Lo "scrivere per…" è come indossare un pesante mantello di lana di capra e poi pretendere di fare i saltelli con la corda. Come si fa a decidere in partenza: scriverò un libro per bambini di sei anni. Per me non è possibile. Intendiamoci, anche a me interessa sapere chi poi leggerà la mia storia, a venderne, se possibile, molte copie, e incontrare (come si dice) il favore del pubblico. Ma prima di tutto viene la storia: prima c'è una storia nella mia testa che vuole uscire e non so come diventerà una volta terminata. Solo a quel punto, FORSE, saprò per chi l'ho scritto. Posso dire che tipo di scrittore mi sforzo di essere, che poi io ci riesca o no è un altro discorso. Cerco la leggerezza, perché leggero è il materiale che compone le storie. Cerco la velocità, perché il pensiero è rapido, più rapido della mano che scrive, molto più veloce dell'occhio che legge. Cerco l'esattezza perché le storie sono come orologi , meccanismi delicati e perfetti. Cerco la molteplicità perché ogni storia contiene tutte le altre, il detto e il non detto, la realtà e l'illusione, la vita e il gioco. Cerco la visibilità, che è il potere di mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi. Sì sono proprio le Lezioni americane di Italo Calvino. Perché accontentarsi di meno? Allora a chi volesse un assaggio significativo della mia scrittura suggerirei: L'ultimo lupo mannaro in città (Salani), Cronache di Pontecambio (Einaudi), Clara va al mare (Salani) ma anche Marmellata di basilico (EL). Riguardo agli incontri con i lettori, forse un poco presuntuosamente, io credo di avere delle cose da dire, cose che riguardano il mio lavoro di scrittura, il testo o i testi che sono stati letti,e anche discorsi più generali, come per esempio il rapporto tra letteratura e vita, l'identificazione con i personaggi, il potere evocativo della parola, il raffronto tra parola e immagine, parola e gesto… dico questo per spiegare che cosa mi aspetto io quando vengo chiamato ad un incontro con l'autore. Come si può facilmente immaginare qualche volta i miei sogni si avverano e altre volte no. Io credo che…l'incontro con l'autore deve avvenire quando la lettura è già stata "promossa"….L'unico consiglio che mi sentirei di dare a insegnanti sinceramente intenzionati a proporre il piacere di leggere a scuola è leggete, leggete, e ancora leggete. Cioè leggete a casa per il vostro piacere, preparatevi a leggere buone storie ai vostri ragazzi, leggete in classe a voce alta tutti i giorni. …