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Giudizio universale (Il) -

Regia:Vittorio De Sica
Vietato:No
Video:Ricordi Video
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Cesare Zavattini
Sceneggiatura:Cesare Zavattini
Fotografia:Gabor Pogany
Musiche:Alessandro Cicognini
Montaggio:Adriana Novelli
Scenografia:Pasquale Romano
Costumi:Elio Costanzi
Effetti:Giuseppe Metalli
Interpreti:Nicola Rossi Lemeni (la Voce), Fernandel (il vedovo), Georges Riviere (Gianni), Paolo Stoppa (Giorgio), Anouk Aimee (Irene), Nino Manfredi (il cameriere), Vittorio Gassman (Cimino), Renato Rascel (Coppola), Vittorio De Sica (l'avvocato), Silvana Mangano (Signora Mattoni), Alberto Sordi (mediatore bambini)
Produzione:Dino De Laurentiis per Dino De Laurentiis Cinematografica, Roma - Standard Films, Paris
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Italia
Anno:1961
Durata:

98’

Trama:

Improvvisamente, una possente e misteriosa voce echeggia nel cielo di Napoli: annuncia che alle ore 18 di quello stesso giorno incomincerà il Giudizio Universale. E' come un sasso caduto in un formicaio: una folla di personaggi si muove e s'agita sotto l'influsso di quella voce implacabile. Chi tenta di salvarsi denunciando i propri peccati, chi si propone di rinunciare alle proprie vendette, chi si dimostra incredulo, chi trova rifugio al terrore nella più pazza spensieratezza. Ma dopo l'inizio del grande processo, a cui tutti possono assistere attraverso la televisione, il giudizio è bruscamente interrotto e sulla città comincia a cadere una pioggia torrenziale. E' un nuovo diluvio, che sostituisce più drasticamente e definitivamente il giudizio? Tutti lo temono. Ma non si tratta che d'un violento temporale che presto s'esaurisce. Finita la paura, ciascuno torna alle antiche abitudini, dimentico del propositi fatti poche ore prima sotto l'assillo della paura.

Critica 1:(…)Il film, girato in bianco e nero tranne la scena finale del gran ballo, condotto con magistrale perizia da Vittorio de Sica, è ricco di spunti felici, e dimostra, pur cedendo frequentemente ad un certo bozzettismo di maniera, la grande capacità del regista sia nel dirigere un cast di attori eccezionali, sia nel non smarrire il senso dalle coralità di tante piccole storie. Spiccano tra le interpretazioni quelle di Alberto Sordi (un cinico mercante di bambini poveri, impegnato in torbidi traffici con gli Stati Uniti), di Paolo Stoppa (indimenticabile nel ruolo di un marito che scopre casualmente l’infedeltà della moglie), e di Franchi ed Ingrassia (due poveri disoccupati, con nuclei familiari numerosi, che rifiutano di litigare per un posto di custode al San Carlo).
Autore critica:Antoni Frattasi
Fonte critica
Data critica:



Critica 2:Nel Giudizio universale tutto si trasforma in un grosso cocktail di situazioni grottesche, dove la cifra surreale subisce continuamente pesanti attacchi da parte del realismo industriale. Napoli non è ovviamente neanche più la città de L'oro di Napoli; il filo conduttore di questo astratto "pedinamento" è nientemeno che una voce che tuona dal cielo e annuncia ai turisti, e poi man mano a tutta la popolazione, che «alle diciotto comincia il giudizio universale»! Gli attori appaiono prigionieri della loro maschera più usuale, impegnati al massimo a confermarla senza varianti. Animano piccoli episodi costruiti in funzione del loro carattere e senza prospettiva narrativa. Vediamo, in sostanza, una serie di "gironi" infernali (l'inferno è qui sulla terra!), dove prevale il falso e l'opportunista.
Al giudizio sembra essere spinto lo stesso cinema di De Sica. Letto in questa chiave, il film può avere un suo interesse da cinéphile. Rascel e Gassman interpretano una macchietta neorealistica. De Sica rifà l'avvocato difensore; questa volta non c'è la "maggiorata", ma si tratta pur sempre di sostenere una tesi paradossalmente umanitaria (Pasquale Rocco ha incassato qualche centinaio di mila lire per titoli falsi di cavaliere e di commendatore). Maggiorani è ancora disoccupato e non ha ritrovato la sua bicicletta: si presenta a casa di una famiglia di borghesi arricchiti con una lettera di raccomandazione. La figlia della "ciociara" si fidanza con un giovane meccanico; i bambini disgraziati, napoletani, nati da famiglie in miseria, sono venduti a genitori adottivi americani con la cinica mediazione di Alberto Sordi; i ragazzetti, che prima lucidavano le scarpe agli americani, ora rubano i soldi alla madre per comprarsi un paio di scarpe nuove e andare al gran ballo del Duca, al quale tutta la città è invitata: proprio mentre la Voce continua, sempre più minacciosa, ad annunciare il giudizio universale.
Quando, mentre tutta la popolazione è riunita nella piazza grande, la Voce comincia a chiamare per nome e cognome, il montaggio alternato che progressivamente aveva "guidato" le situazioni a confluire nel finale, si scioglie in una trovata letteraria e deludente: un'altra sfilata di macchiette; più sintetica e schematica, che coinvolge tipi di tutto il mondo e un diluvio che lava le coscienze e mette tutti sotto lo stesso ombrello.
Infine, rispunta il sole e tutti ricominciano la loro vita: «ladri, ruffiani, assassini, quello che vi pare, ma che meraviglia!». Il gran ballo del Duca, come da programma, ha inizio. La scena è improvvisamente a colori. Ci sono tutti quelli che prima, terrorizzati dal Giudizio, s'erano "pentiti". Ora hanno riassunto la loro funzione sociale. Ci sono anche Luca e Giovanna (la figlia della "ciociara"), due ragazzi buoni e puliti, gli unici che, quando la musica s'interrompe, continuano felici a ballare. Scomparsa Napoli, è restato un simbolo. Il migliore De Sica non ci sarebbe mai caduto.
Autore critica:Franco Pecori
Fonte critica:Vittorio De Sica, L’Unità-Il Castoro
Data critica:

2/1995

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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