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Agente Lemmy Caution: Missione Alphaville - Alphaville, Une étrange aventure de Lemmy Caution

Regia:Jean-Luc Godard
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Fantascienza
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto da un testo di Peter Cheyney
Sceneggiatura:Jean-Luc Godard
Fotografia:Raoul Coutard
Musiche:Paul Misraki
Montaggio:Agnes Guillemot
Scenografia:Pierre Guffroy
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Eddie Constantine (Lemmy Caution), Anna Karina (Natacha Von Braun), Akim Tamiroff (Henry Dickson), Howard Vernon (Prof. Nosferatu), Jean-Louis Comolli (Prof. Jeckell), Jean-Andre' Fieschi (Prof. Heckell),
Laszlo' Szabo' (Ingegnere capo)
Produzione:Andre' Michelin per Chaumiane( Parigi) - Filmstudio (Roma)
Distribuzione:Cineteca Griffith - Collettivo dell’Immagine - Zari
Origine:Francia
Anno:1965
Durata:

98’

Trama:

L'agente Lemmy Caution viene inviato in missione in una città extraterrestre per liberare il professor Von Braun e far luce sulla scomparsa degli agenti che l'hanno preceduto. Presentatosi come inviato di un giornale e riuscito a stento a liberarsi di alcuni individui che tentavano di ucciderlo, Lemmy scopre, con l'aiuto di Natacha, figlia di Von Braun, che Alphaville è guidata dittatorialmente da un cervello elettronico, l'Alpha 60, in base ad una ferrea logica di formule che toglie agli abitanti qualsiasi autonomia di giudizio e di azione sotto pena di morte. Lemmy Caution avvicina Von Braun e, al suo rifiuto di seguirlo, lo uccide. Privato del suo inventore e guida, l'Alpha 60 "impazzisce" e gli abitanti della città muoiono o rimangono privati d'ogni capacità d'azione. L'agente si allontana da Alphaville portando con sé Natacha; la ragazza lentamente ritrova in se stessa quei valori sentimentali e morali che le permetteranno di vivere in un mondo libero.

Critica 1:Lemmy Caution, agente segreto, ha una missione da compiere ad Alphaville, città del futuro di un'altra galassia, dove tutto è diretto e programmato da Alpha 60, potente computer che ha messo al bando i sentimenti. Rivisitazione ironica di due generi popolari (spionaggio e fantascienza) in un cocktail gradevole. Ma Godard ne fa una ricerca sugli elementi di base del cinema: la luce e il suono. Alphaville è Parigi, capitale del dolore.
Autore critica:
Fonte criticaKataweb Cinema
Data critica:



Critica 2:Realizzato da un Godard al meglio della sua fase creativa (nello stesso anno il regista firma Pierrot le fou), il film è dominato da un gusto anarchico e ribelle. La scelta di catapultare il detective "duro" degli anni '40 nella Parigi (o Alphaville) degli anni '60 riflette l'utopistica possibilità di combattere con una ventata di libertà fracassona un perbenismo ipocrita e borghese. Constantine accetta con intelligenza di fare la parodia del proprio personaggio e tutto il film è in buona parte una parodia: una specie di mito di Orfeo nel quale l'uomo riporta alla vita (e alla fantasia) una ragazza (e la gioventù) liberandola da un mondo oppressivamente logico. Alphaville è un'escursione nel tempo e nello spazio intrapresa per smantellare una realtà presente. L'elemento fantascientifico, in ultima considerazione, non ha la rilevanza che a tutta prima ci si potrebbe aspettare, bastando a Godard (che non amava la fantascienza) come pretesto per un discorso "altro".
Girato a Parigi, il film fotografa quartieri ed interni asettici, impersonali a suggerire una dimensione alienante ed opprimente. La logica che governa la città è frutto del lavorio ininterrotto di un potere cieco, il cervello elettronico che tutto dispone e controlla. L'uomo, in questo universo, è una parte del sistema da riprodurre in serie per l'ordinato funzionamento della macchina.
Autore critica:
Fonte critica:fantafilm.it
Data critica:



Critica 3:Alphaville si colloca in un filone, quello della rivisitazione ironica e intellettualistica di un genere popolare, che negli anni precedenti era stato affrontato in Francia già da Chabrol con i suoi due film sul personaggio della «Tigre», e dallo stesso Godard. Il protagonista è Lemmy Caution, l'eroe di Peter Cheyney che nell'interpretazione di Eddie Constantine aveva già dato origine, con registi minori, a una fortunata serie cinematografica. In questo film egli è un agente segreto che giunge dalla terra a Alphaville, una città del futuro situata su un'altra galassia, per compiere una missione. Si presenta come Ivan Johnson, giornalista del «Figaro-Pravda» (ancora il tema del livellamento delle ideologie) e viene accolto dalla cortesia programmata degli abitanti della città. Qui tutto è diretto da Alpha 60, un potentissimo computer che regola la vita collettiva e bandisce ogni comportamento illogico e ogni forma di sentimento o di creatività individuale. La parola «amore» è sconosciuta, ma vi sono Seduttrici professionali burocraticamente inquadrate; i responsabili di comportamenti irrazionali vengono eliminati a raffiche di mitra nel corso di ricevimenti di gala. L'agente ritrova, in un albergo cadente, cosí diverso dagli altri edifici della città, l'agente che lo ha preceduto: si chiama Henry Dickson e come il suo predecessore Dick Tracy ha fallito la sua missione. Incapace di integrarsi in questa civiltà è divenuto uno straccione alcolizzato, e morirà farneticando di «coscienza», «tenerezza» e di altri ricordi che ad Alphaville sono rigorosamente proibiti.
Prima di morire consegna a Lemmy un libro: è Capitale de la douleur di Paul Eluard. La capitale del dolore, secondo Eluard, è Parigi, e l'allusione di Godard è evidente. Non a caso gli ambienti di Alphaville sono in realtà gli edifici, i boulevards, i grattacieli della Parigi moderna. La fantascienza non vuole essere evasione ma giudizio sul presente e sul futuro prossimo. L'accompagnatrice ufficialmente designata per Lemmy Caution è Natacha Von Braun: vive la vita della sua città senza traumi, integrata nella sua logica, senza ricordare di essere la figlia del professor Nosferatu (Godard si sbizzarisce coi nomi famosi), uno scienziato fuggito dalla terra che ha diretto lo straordinario sviluppo tecnologico di Alphaville. La missione di Lemmy Caution è appunto di riportarlo sulla terra. Natacha accompagna l'ospite nei suoi spostamenti. Fra l'altro egli deve sottoporsi a interrogatori da parte di Alpha 60, nel corso dei quali espone la sua «filosofia» che è quella del personaggio Lemmy Caution: ciò che ama di piú sono l'oro e le donne, la sua fede sono «i dati immediati della coscienza». Non crede alla tecnica (lungo tutto il film scatta le fotografie del suo reportage non con le Leica e le Rollei di Bruno Forestier ma con una macchinetta quasi-giocattolo).
Natacha, nel frattempo, benché sia stata assegnata a un altro incarico, cerca di rivederlo. Nonostante non riesca ancora a provare alcun sentimento, è un primo passo verso la sua «riumanizzazione». In un finale concitato, in cui Lemmy ha occasione di usare i pugni d'acciaio che lo hanno reso famoso, uccide Nosferatu-Von Braun, fa saltare i circuiti di Alpha 60 piombando Alphaville nel caos, Natacha riuscirà a riscoprire con il suo aiuto vecchie parole poetiche ormai dimenticate. Mentre gli abitanti di Alphaville muoiono per mancanza di energia l'agente fugge con Natacha, che in un ultimo sforzo riesce a salvarsi pronunciando la frase piú umana e, nell'universo di Alphaville, piú difficile e proibita: «ti amo».
Il crescendo musicale che accompagna e ironizza parzialmente il finale del film non riesce tuttavia a sfumare lo schematismo del tema che continuamente lo percorre: l'opposizione fra istinto e programmazione, fra immaginazione e logica, fra tradizione culturale e mondo in cui la parola «poesia» è stata eliminata dai dizionari. Non apparirà perciò esageratamente «formalistico», una volta riconosciuta l'ovvietà e lo scarso interesse del problema di fondo, che è in realtà un falso problema, suggerire per Alphaville alcune ipotesi di lettura che lo trascurano totalmente. Il film potrà allora essere considerato, ad esempio, una continua ricerca sugli elementi materiali di base del cinema: la luce e il suono. In Alphaville, fin dalle prime inquadrature, vi sono luci che si accendono e si spengono, forme luminose che pulsano, lampadine che ondeggiano variando continuamente le ombre e le forme, spie luminose che veicolano segnalazioni, fino a che si giunge all'inversione totale dei rapporti di chiaroscuoro, l'uso del negativo della pellicola. E il suono è quello del linguaggio desemantizzato, della parola serializzata e trasformata in mera sostanza fonica (anticipazione di una importante sequenza della Cinese) in una comunicazione priva di senso («Io sto benissimo grazie prego», come ripetono ad ogni istante gli abitanti di Alphaville). Cosí la voce roca e metallica di Alpha 60 non è, come potrebbe sembrare, una voce trattata (cioè arricchita) elettronicamente, ma è la vera voce di un uomo che aveva avuto le corde vocali lesionate in guerra. La violenza non è dunque solo quella, palese, dei pugni di Costantine o dei pugnali con cui le ragazze della piscina danno il colpo di grazia agli ultimi romantici: si insinua direttamente nel linguaggio, cole pisce la materia dell'espressione. Il futuro è la fine del parlare. Si capisce allora perché Roland Barthes, invitato da Godard a sostenere una parte nel film, abbia rifiutato.
Autore critica:Alberto Farassino
Fonte critica:Jean-Luc Godard, Il Castoro Cinema
Data critica:

3/1974

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
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