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A torto o a ragione - Taking Sides - Der Fall Furtwangler

Regia:Istvan Szabo'
Vietato:No
Video:Elleu Multimedia
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Ronald Harwood
Sceneggiatura:Ronald Harwood
Fotografia:Lajos Koltai
Musiche:
Montaggio:Sylvie Landra
Scenografia:Ken Adam
Costumi:Gyorgyi Szakacs
Effetti:Adolf Wojtinek
Interpreti:Harvey Keitel Maggiore Steve Arnold, Stellan Skarsgard Wilhelm Furtwangler, Moritz Bleibtreu Luogotenente David Wills, Oleg Tabakov Oberst Dymshitz, Ulrich Tukur Helmut Rode, Birgit Minichmayr Emmi Straube, Hanns Zischler Rudolf Werner Oboista, Rinat Shaham Cantante Jazz, R. Lee Ermey Gnerale Wallace, August Zirner Capitano Ed Martin,
Jed Curtis Colonnello Green, Frank Leboeuf Ensign Simons, Robin Renucci Capitano Vernay,
Armin Rohde Schlee Timpanista, Daniel White Sergente Adams
Produzione:Little Big Bear Films - Jeremy Isaacs Productions - Twanpix - Satel - France2 Cinema - Canal +
Distribuzione:Mikado
Origine:Francia - Germania
Anno:2001
Durata:

105'

Trama:

Berlino. Alla fine della seconda guerra mondiale, il severo maggiore americano Steve Arnold viene incaricato di prendere in esame il caso di Wilhelm Furtwängler, il direttore d'orchestra preferito da Hitler. L'obiettivo degli americani è quello di smascherare la connivenza di Furtwängler col regime e compiere così un arresto eccellente da prendere come emblema contro tutti i nazisti. Arnold viene aiutato nelle indagini dal tenente Dabid Willis, un giovane ebreo emigrato in America, e dalla segretaria Emma Straube, deportata nei campi di concentramento a seguito dell'attentato contro Hitler compiuto dal padre. Durante l'istruttoria, tramite la raccolta di documenti dall'archivio e diverse prove testimoniali, emergono le due diverse facce del direttore durante il regime: Furtwängler salvò molti musicisti ebrei ma, contemporaneamente, appare chiaro che fu una figura autorevole nell'ambito della cultura nazista, avendo intessuto legami con le maggiori autorità politiche del regime. Alla fine la voce fuori campo di Arnold racconta che Furtwängler venne prosciolto da tutte le accuse e morì nel 1954, con il divieto tuttavia di andare a dirigere in America. Al suo posto, la Filarmonica di Berlino fu affidata a Von Karajan, l'avversario numero uno di Furtwängler. In un'immagine di repertorio, ecco Furtwängler che, dopo aver stretto la mano a Goebbels, passa dalla mano sinistra alla destra un fazzoletto come per pulirsi o, addirittura, per trovare uno stratagemma per non fare il saluto nazista.

Critica 1:Ma chi aveva torto, chi aveva ragione? E' così facile separare il bene dal male? No, non lo è. Neppure nei casi che sembrano più facili: giudicare chi rimase in Germania, negli anni del nazismo, e non ne fu certo una vittima. Come Wilhelm Furtwangler, il direttore d'orchestra preferito da Hitler. Uno dei più bravi direttori d'orchestra di tutto il secolo, certo: ma anche quello che suonò per il compleanno del Fuhrer. Furtwangler non prese mai una pistola in mano. Per questo è innocente? Dove finisce la responsabilità individuale?
Il film di Istvàn Szabò, uno che l'Europa la conosce bene, uno che ha raccontato l'ambiguità dei personaggi in film come Il colonnello Ridle e Mephisto, prova a rispondere. Raccontando non la storia di Furtwangler, ma il braccio di ferro che si svolse fra lui e l'ufficiale americano incaricato di indagare sulle responsabilità di Furtwangler, su quanto fosse stretto il suo coinvolgimento col Reich.
La prima scena è di rara potenza: un'orchestra filarmonica sta suonando una sinfonia di Beethoven in un sontuoso teatro di Berlino, quando il suono, molto meno armonioso, delle esplosioni irrompe nella sala. Stanno arrivando gli aereoplani, bombardano Berlino. Ma il concerto continuerà.
Le ragioni dell'arte contro quelle della guerra, persino contro quelle della Storia. E' un po' questo che fonda il credo di Furtwangler, interpretato dall'attore svedese Stellan Skarsgard (Le onde del destino, Ronin). Io sono un artista, pensa Furtwangler, tutto il resto non conta.
Intanto, però, Berlino diviene un cumulo di macerie. E quando la guerra è finita, e il processo di Norimberga ha condannato a morte i capi del Terzo Reich che non avevano già ingoiato il cianuro o si erano sparati in bocca, arriva anche per Furtwangler il momento di essere interrogato. Arriva il maggiore Steve Arnold, interpretato da Harvey Keitel. E' un militare, un duro. Lavora per l'American Denazification Committee: come dire, la disinfestazione del mondo dai nazisti. Non ha modi gentili: il suo scopo è incastrare Furtwangler con ogni mezzo. Il film diventa così una partita a scacchi, un braccio di ferro mentale fra i due.
L'ufficiale americano intervista i collaboratori del direttore d'orchestra, ma le risposte sono stranamente simili, stranamente inutili. Forse non arriverà mai alla verità: Furtwangler, quando Hitler andò al potere nel 1933, non scelse di fuggire. Si mantenne autonomo, dice: e c'è persino traccia del fatto che aiutò diversi musicisti ebrei. Ma suonò per il compleanno di Hitler, era il suo musicista preferito. Sembra che la partita fra i due, sembra che l'interrogarsi nostro di fronte alla Storia debba non avere mai fine.
Il film ha questo di bello: che mantiene l'ambiguità, la consapevolezza che non esistono il bianco e il nero, al mondo.(…) Tutto si svolge come in una pièce teatrale, nei chiaroscuri delle scenografie disegnate dal maestro Ken Adam. Botte e risposte: l'americano brutale e incolto contro il tedesco raffinato, portavoce di una cultura secolare che l'americano non sa neanche cosa sia. Gli americani ascoltano musica da ballo dalle radio dell'esercito che hanno invaso l'aria di Berlino; i tedeschi, fra le briciole di quella che era una superba città, ascoltano quartetti d'archi. La differenza è anche questa, la battaglia sorda è fra l'America e l'Europa. Ed è anche a questo scontro che Szabò non sa, o non vuole, dare un vincitore.
La segretaria tedesca di Keitel dice che loro non sapevano quello che stava succedendo nei lager, Keitel risponde che si poteva sentire l'odore della carne bruciata per decine di chilometri, come faceva la gente a non sapere? Lei non capisce come era, qui, è la risposta. A questo punto, Szabò avrebbe potuto mostrarlo: mostrare come era la vita della gente, in Germania, durante la guerra. Che cosa sapevano, come vivevano, che cosa pensavano. Sarebbe stato importante, per lo spettatore, vedere questo lato della storia. Avremmo potuto dare torto, o ragione, a Furtwangler, alla sua convinzione che l'arte è superiore alla politica. Se Furwangler e gli altri sapevano, erano colpevoli. Se non sapevano, erano vittime, anche loro, della più sanguinosa, atroce, maledetta illusione collettiva della Storia.
Autore critica:Giovanni Bogani
Fonte criticaKwcinema.
Data critica:



Critica 2:E' ambiguo per definizione il rapporto tra arte e potere (Thomas Mann insegna): e Taking sides - "prendere partito" come dice il titolo originale - potrebbe anche non essere compito del genio. Per l'ungherese István Szabó, cresciuto artisticamente dietro la cortina di ferro, è quasi un'ossessione, che con Mephisto l'ha portato all'Oscar e su cui ritorna qui con una riflessione di grande equilibrio e saggezza.
Wilhelm Furtwängler (Stellan Skarsgård) è innocente e colpevole allo stesso tempo. Avrebbe potuto - forse dovuto - lasciare il suo paese in preda alla follia, avrebbe dovuto magari deporre la bacchetta e rifiutarsi di dirigere al cospetto del Führer, peggio per il suo compleanno. Ma quanti, se non costretti perché ebrei o comunisti, avrebbero rinunciato a prestigiose orchestre e acclamati trionfi?
La risposta a questa domanda il cineasta la lascia a ciascuno di noi - e i compromessi che la vita impone spesso sono meno sublimi - la sua personale sta nelle immagini di repertorio usate con grande finezza psicologica: ed è ancora una volta una risposta ambivalente e sottile. Il mastino dell'esercito yankee Harvey Keitel guarda e riguarda le montagne di scheletri che hanno accolto gli alleati all'ingresso nei Lager. E quell'immagine, da sola, giustifica ogni accanimento contro il nazismo. Ma vediamo anche il vero Furtwängler asciugarsi nervosamente con il fazzoletto la mano dopo averla stretta a Goebbels. Come chi, più o meno coscientemente, sappia quanto quella mano sia macchiata di sangue. E del resto Furtwängler, mentre godeva dei vantaggi di un artista di "regime", aiutò numerosi musicisti ebrei a espatriare volgendo il suo potere a fini nobili e fu tra i pochi a pagare di persona dopo la fine della guerra.
Szabó, sulla scorta di una pièce di Ronald Harwood, offre tutti questi elementi alla riflessione - etica prima che politica - in un'opera da camera servita da attori magnifici (tutti, compresi i comprimari) e dal meglio del sinfonismo romantico nella rilettura rigorosamente furtwängleriana di Daniel Barenboim.
Autore critica:Cristiana Paternò
Fonte critica:Cinemazip
Data critica:

Venerdì 22 Marzo 2002

Critica 3:
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Fonte critica:
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